giovedì 19 gennaio | 23:11
pubblicato il 13/ago/2014 13:33

Vaticano: in Iraq usare anche forza per evitare nuovo Rwanda

Mons. Tomasi e' osservatore permanente alle Nazioni Unite (ASCA) - Citta' del Vaticano, 13 ago 2014 - "A me vengono in mente le discussioni che si facevano mentre la violenza tra Hutu e Tutsi in Rwanda, anni fa, creava una situazione simile a quella che stiamo vivendo oggi nel nord dell'Iraq. Venivano ammazzate persone, venivano costrette a scappare e la comunita' internazionale discuteva, senza prendere nessuna misura concreta o misure adeguate. E per tutti questi anni che sono seguiti ci siamo riuniti ogni anno per commemorare questo genocidio, facendo il mea culpa, per non avere agito con decisione". Lo afferma ai microfono di Radio vaticana mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l'Ufficio Onu di Ginevra, a commento della lettera del Papa a Ban Ki-moon sull'Iraq.

"L'azione militare forse in questo momento e' necessaria, ma mi pare anche urgente fare in modo che, coloro che forniscono armi e denaro ai fondamentalisti, i Paesi che tacitamente li appoggiano, vengano allo scoperto e smettano questo tipo di supporto, che alla fine non fa del bene ne' ai cristiani ne' ai musulmani", aveva detto pochi giorni fa lo stesso mons. Tomasi sempre a Radio vaticana.

"Il Papa in maniera molto esplicita richiede, primo, l'assistenza umanitaria immediata e, secondo, di fare tutto cio' che e' possibile per fermare e prevenire ulteriori violenze", spiega Tomasi. "Mi ha colpito l'espressione che dice che la situazione e' cosi' tragica che 'costringe' la comunita' internazionale ad agire. Infatti, se guardiamo alla Carta delle Nazioni Unite, vediamo, con molta chiarezza, che l'articolo 42 dice che la Comunita' internazionale ha la responsabilita' di proteggere - anche con la forza - quello che non puo' essere fatto dallo Stato locale, dalle autorita' locali, che per varie ragioni siano impedite ad agire o non abbiano le possibilita' di farlo, dopo che si sono tentate tutte le vie del diritto, del dialogo, del negoziato, per evitare mali come quelli che si vedono nel nord dell'Iraq, in questi giorni". In secondo luogo, "bisogna trovare la maniera di limitare, di cercare di bloccare il fatto che armi, aiuti finanziari e politici continuino ad arrivare nelle mani dei rappresentanti di questo Stato fantomatico del Califfato, che finora e' solo una scusa per creare violenza e ammazzare coloro che sono in disaccordo con i leader di questa nuova entita'".

Ska

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