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pubblicato il 16/mar/2011 17:37

Unità Italia/ Pd attacca la Lega: Assenze volgari, si dimettano

"Non celebrare è incompatibile con carica istituzionale"

Unità Italia/ Pd attacca la Lega: Assenze volgari, si dimettano

Roma, 16 mar. (askanews) - Il Partito Democratico attacca la Lega per le assenze alle celebrazioni del 150esimo dell'Unità d'Italia: assenze giudicate "volgari", comportamenti da "buffoni", che sono "incompatibili" con le cariche istituzionali ricoperte. Tanto da chiedere le dimissioni degli esponenti leghisti che non parteciperanno alle celebrazioni. "Se non se la sentano di rappresentare il Paese - afferma Antonio Misani, membro della segreteria del Pd - rinuncino allora agli incarichi e ai lauti stipendi di cui godono. E' troppo facile fare i buffoni uscendo dalle aule per non ascoltare l'inno o insultando il tricolore. Il paese è stanco del banchetto di un gruppo di cialtroni che giocano con la dignità delle istituzioni. Si deve essere orgogliosi di poter rappresentare l'Italia tutta intera", mentre la decisione di assentarsi "è un atto offensivo nei confronti dell'incarico che ricoprono e del giuramento fatto". Anche Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd, stigmatizza le possibili assenze: "Si tratterebbe dell'ennesimo episodio di rappresentanti leghisti che siedono sui banchi di istituzioni che mantengono salda la nostra democrazia, ma che contemporaneamente vogliono dimostrare ai loro militanti che loro di quell'unità non fanno parte. Se domani, come traspare dalla parole del capogruppo Reguzzoni, una rappresentanza significativa della Lega non sarà presente alla cerimonia e al discorso del presidente della Repubblica, quello sarà un gesto di non ritorno. Personalmente, considero incompatibile il ruolo di parlamentare della Repubblica, di consigliere della Regione, di ministro del governo o, comunque, di eletto nelle istituzione repubblicane con la non partecipazione alle celebrazione ufficiali del 150.mo anniversario dell'unità d'Italia. Troppo facile chiedere il voto del Parlamento per approvare il federalismo e poi disertarlo quando si celebra la storia del nostro Paese".

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