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pubblicato il 18/feb/2011 18:56

Unità d'Italia spacca Governo: Festa il 17 marzo ma Lega vota no

Calderoli: Follia incostituzionale. Opposizione attacca: Vergogna

Unità d'Italia spacca Governo: Festa il 17 marzo ma Lega vota no

Roma, 18 feb. (askanews) - Alla fine il Consiglio dei Ministri ha deciso: il 17 marzo sarà festa a tutti gli effetti civili, compresa l'astensione dal lavoro. Ma la decisione spacca il governo, con i ministri leghisti che mantengono la loro contrarietà e non votano a favore del decreto: Umberto Bossi e Roberto Calderoli ancora presenti a palazzo Chigi si astengono, mentre il ministro dell'Interno Roberto Maroni - forse in virtù del ruolo ricoperto - preferisce lasciare la sede del governo prima che si proceda alla votazione. Ma nonostante la volontà di minimizzare l'accaduto da parte del governo, l'opposizione denuncia: "E' una vergogna, un calcio negli stinchi al paese", accusa Bersani; "Uno spettacolo indecente", per l'Udc; una "maionese impazzita" per l'Idv; una "rissa iqnualificabile" per Fli; una "umiliazione per il governo e per gli italiani", dice Francesco Rutelli. Un esito, quello del Cdm, che un ministro pidiellino definisce "concordato in anticipo", per chiudere nel modo più indolore possibile la polemica. In sala stampa scendono i ministri più convinti sostenitori della festività "piena", Ignazio La Russa e Giorgia Meloni, che in effetti spiegano con toni soft come con i leghisti "non ci sia stata alcuna frattura, solo una diversità d'opinione". E come l'obiezione leghista, la mancanza di copertura per gli oneri che una festa in più comporta, sia stata superata "spostando" sul 17 marzo gli "effetti giuridici e contrattuali" della festa delle Forze Armate del 4 novembre 2011. La Russa e Meloni non alzano i toni neanche quando in conferenza stampa gli viene fatta portare la dichiarazione rilasciata da Calderoli: "Il decreto è pura follia, ed è incostituzionale". La risposta di La Russa è decisamente sobria: "Non obbligheremo nessuno a festeggiare, ma chiediamo a tutti il rispetto". Anzi, concede il ministro della Difesa, "solo il federalismo consentirà ai leghisti di condividere fino in fondo il sentimento nazionale". Ma la Lega tiene il punto e non rinuncia a quella che viene definita "posizione storica": per i capigruppo Bricolo e Reguzzoni, "dalle nostre parti, al Nord, in Padania, in pochi hanno voglia di festeggiare. La gente ci chiede invece il massimo impegno e la massima determinazione per realizzare il federalismo, per superare la crisi economica che stiamo vivendo e per garantire i posti di lavoro nelle fabbriche. Chi ha voglia di festeggiare lo faccia senza attaccare chi non ha intenzione di farlo". Tra cui, ricordano, ci sono anche le associazioni di categoria e gli imprenditori che "hanno dichiarato che in quel giorno era meglio lavorare". Comunque, "fra pochi giorni passerà anche questa polemica ma, se non realizzeremo le riforme rimarranno i problemi dei cittadini". Il no della Lega, dunque, "non incrina il cammino riformatore del governo".

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