mercoledì 18 gennaio | 11:09
pubblicato il 10/feb/2016 20:34

Unioni civili, Pd prende tempo tra dissenso interno e patto Lega

Da martedì i primi voti, incombe emendamento "canguro" Marcucci

Unioni civili, Pd prende tempo tra dissenso interno e patto Lega

Roma, 10 feb. (askanews) - Il Pd prende tempo, ancora, sulle unioni civili. Anche se oggi il ddl Cirinnà ha ottenuto un buon risultato, 195 voti, contro il non passaggio agli articoli, ultimo tentativo ostruzionistico per affossare definitivamente la legge, la settimana si concluderà senza altri voti e si tornerà a discutere nell'aula del Senato da martedì prossimo.

La prudenza probabilmente è frutto di due partite aperte che si stanno complicand. La prima è il fronte interno. Oggi l'assemblea dei senatori dem è finita male, avrebbe dovuto sancire con un voto per quali emendamenti, pochissimi secondo Zanda, sarebbe stata lasciata libertà di coscienza e invece i cattolici, come Stefano Lepri, hanno rivendicato una maggiore apertura, su almeno 9 emendamenti che riguardano il tema più controverso, quello delle adozioni. Ma non solo, perché per i cattodem in realtà ci sono ancora problemi su altri aspetti della legge. Chi ha partecipato alla riunione non nega che i toni hanno rischiato di alzarsi parecchio tanto che Zanda ha dovuto ricordare a tutti che c'era già stato un voto, per giunta unanime, a favore dell'impianto complessivo del ddl Cirinnà. A quel punto è stato deciso di evitare il voto finale e di continuare a discutere su quanti devono essere i voti liberi. Lepri in serata si è mostrato ottimista: "Troveremo un accordo, se non stasera domani".

Anche il tavolo con la Lega per ridurre gli emendamenti pare essersi incartato. L'accordo che sembrava essere stato chiuso una settimana fa dai capigruppo è stato rimesso in discussione nei giorni successivi, con riunioni continue dalle quali le rispettive parti sono uscite accusandosi a vicenda di non aver rispettato gli impegni presi. Si tratta di sgombrare il campo da migliaia di emendamenti e trappole regolamentari, come i canguri.

Ad oggi però né il Pd né la Lega hanno fatto un passo indietro, quindi da un lato restano sul tavolo i 5mila emendamenti del Carroccio, dall'altro c'è la minaccia del canguro Marcucci, emendamento quasi interamente sostitutivo del testo Cirinnà. E proprio questo suggerisce al Pd di prendere tempo prima di metterlo ai voti. Si tratta infatti di una proposta premissiva, ossia che fa decadere tutte le altre, questo potrebbe creare problemi sia per le modifiche chieste dal Quirinale agli articoli 2 e 3 che associano le unioni civili al matrimonio, sia per la stepchild adoption su cui si cerca una difficile mediazione con l'ala cattolica del partito mediazione basata sulla libertà di coscienza e che, se passasse, spaccherebbe inesorabilmente anche la maggioranza di governo.

Ma il Pd non dovrebbe temere quindi i voti, che oggi ci sono stati in abbondanza, anche perché il precedente creato oggi dal presidente Piero Grasso, negando il voto segreto sulla proposta di non passaggio agli articoli, potrebbe valere anche per l'emendamento-canguro, che quindi verrebbe votato in modo palese. I dubbi che cominciano a montare sono quindi sullo stesso emendamento Marcucci. Ma il testo in questione, infatti, spiegano, non risolverebbe tutti i problemi, anche se venisse riformulato in un testo 2 che contenga le modifiche di rilievo costituzionale, non eviterebbe i tanti emendamenti della Lega che a voto segreto rischiano di mettere in discussione la legge. O viceversa rischia di far passare le adozioni per gli omosessuali tout court.

Stasera la capigruppo ha deciso che si inizierà a votare solo martedì pomeriggio e non ha stabilito quando si terrà il voto finale che, a questo punto, potrebbe slittare a marzo visto che nell'ultima settimana di febbraio è stato inserito il decreto Milleproroghe in scadenza. Ci sono altri giorni di tempo per trovare una difficile quadra.

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