giovedì 23 febbraio | 20:02
pubblicato il 19/dic/2013 20:59

Ue/difesa: si' alla cooperazione europea, primi passi gia' da 2014

(ASCA) - Bruxelles, 19 dic - L'Unione europea decide di fare della difesa e della sicurezza comune un tema piu' centrale nell'agenda comunitaria. I ventotto paesi riuniti a Bruxelles hanno trovato un'intesa su uno dei temi in agenda, stabilendo priorita' e definendo un calendario dei lavori. Di piu' non si poteva ottenere: tutti, a cominciare dall'Agenzia europea per la difesa (Eda), attendevano che la difesa e la sicurezza comune fosse un tema di confronto periodico almeno su alcuni temi e cosi' e' stato. I paesi membri hanno deciso di procedere alla definizione di un quadro di politica di sicurezza cibernetica nel 2014, ''sulla base di un proposta dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue e in cooperazione con Commissione europea ed Eda''. Allo stesso tempo i ventotto hanno deciso di definire ''entro giugno 2014'', una strategia europea di sicurezza marittima e di procedere poi alla ''conseguente elaborazione'' di piani d'azione per rispondere alla sfide in mare. Per attuare questo punto si chiede una comunicazione della Commissione e dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue, che dovra' ''riferire nel corso del 2015'' sullo stato di attuazione di queste due strategie. Ribadita anche la necessita' di puntare sulla messa in comune e la condivisione delle capacita' militari (noto come 'pooling and sharing'), sviluppando proposte per un meccanismo da presentare al Consiglio europeo ''entro la fine del 2014''. Al fine di sviluppare ''incentivi per approcci innovativi'' di cooperazione in quest'area, si possono cercare ''misure fiscali che non distorcano il mercato''. Il calendario prevede inoltre scadenza per certificati e standard europei per l'industria della difesa.

Insieme a Commissione e Stati membri, l'Eda ''sviluppera' un approccio armonizzato europeo di certificazione militare prevedendo opzioni per il mutuo riconoscimento della certificazione militare tra gli Stati membri dell'Ue''. Sullo stato dei lavori l'Eda dovra' riferire al Consiglio europeo ''entro meta' 2014''. Nessuna deadline specifica per i battlegroup, i gruppi di combattimento dell'Unione europea: per questi gli Stati membri ne esortano ''un utilizzo piu' flessibile''.

Elemento di rilievo quello degli aerei senza piloti guidati a distanza (droni): ci si impegna a svilupparli tra il 2020 e il 2025 in modo duale (civile-militare), con un iniziale integrazione nel sistema di aviazione europea a partire dal 2016. Impegno di principio - ma senza tabelle di marcia - e' il riconosciuto per lo sviluppo della capacita' europee di rifornimento aereo in volo: qui cio' che viene considerato come prioritario e' l'istituzione di un ''capacita' multi-tanica'' per un'ampia possibilita' di rifornimento. Su tutti questi temi di accordi i capi di Stato e di governo dei paesi dell'Ue faranno il punto della situazione a giugno 2015, e in quella sede ''forniranno un nuovo indirizzo''.

Si temeva che il Regno Unito potesse puntare i piedi. ''Ha senso per gli Stati nazionali cooperare in settori quali la difesa e la sicurezza, ma non ha senso che l'Ue abbia una sua capacita' militare'', ha detto al suo arrivo il premier britannico, David Cameron. ''La sicurezza comune non e' la creazione di un esercito europeo'', ha replicato a stretto giro il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. ''La sicurezza comune e' fare in modo che i paesi dell'Europa siano e forti''. La Gran Bretagna temeva la proposta di un fondo comune europeo per la difesa - ipotesi a cui Londra si oppone - e la condivisione dei segreti industriali. Alla fine strappi non ce ne sono stati, e i leader europei hanno esortato tutti gli Stati membri a sviluppare una rete industriale sulle tecnologie di difesa sempre piu' ''integrata, competitiva e sostenibile, che possa portare benefici anche in termini di crescita, lavoro ed innovazione per tutto il settore industriale europeo''.

L'industria del settore dovra' operare in un mercato ''aperto e trasparente'', con garanzia di accesso al credito per le piccole e medie imprese. Per loro si suggerisce lo sviluoppo di ''reti regionali'' e ''gruppi di lavoro strategici'' per poter avere piu' chance di accesso ai finanziamenti europei.

bne/sam/rob

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