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pubblicato il 29/dic/2015 17:54

Ue, Renzi: Italia ora ha ruolo chiave nell'Europa in difficoltà

Politiche austerity sbagliate. Con Merkel confronto, non scontro. Terrorismo in casa: valori per combatterlo

Ue, Renzi: Italia ora ha ruolo chiave nell'Europa in difficoltà

Roma, 29 dic. (askanews) - L'Italia ha ripreso un ruolo in un'Europa in difficoltà di fronte alla sfida del terrorismo jihadista, ormai divenuto un terrorismo interno, e rispetto all'avanzata di forze interne populiste e anti-integrazione. Questo è quanto il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha voluto trasmettere oggi nella conferenza stampa di fine anno, nella quale ha anche ribadito il suo rapporto positivo con la cancelliera tedesca Angela Merkel, pur chiarendo il fatto che lui "rappresenta l'Italia".

"Si diceva 'l'Italia non conta niente sulla politica estera, eravamo alla finestra su Vienna, non toccavamo palla, l'Italia non c'era sugli incontri sull'Iran perché dieci anni fa si era deciso di non esserci. A Vienna si riuniscono gli stessi paesi più l'Italia, per parlare di Siria, e a Roma si parla di Libia", ha affermato Renzi. Una rivendicazione del ruolo dell'Italia, che all'Europa "non chiede sconti", tanto da non prendersi neanche "tutta la flessibilità a cui avrebbe diritto". E che mantiene il punto anche di fronte al ruolo forte della Germania e della sua cancelliera. "Ho uno splendido rapporto con Angela Merkel. Ma io rappresento l'Italia", ha chiarito Renzi, precisando di essere "il leader più votato" alle ultime europee come capo del Partito democratico, che ha ottenuto 11,2 milioni di voti. "Il secondo posto - ha continuato - è del capo della Cdu, Angela Merkel".

Secondo Renzi in Europa la necessità è quella di un cambio di rotta, perché le politiche di austerity si sono rivelate "sbagliate" e questo è stato "l'elemento di scontro e confronto all'ultimo consiglio europeo". Renzi ha ricordato come invece le politiche espansive di Barack Obama, negli Stati uniti, abbiano portato fuori l'America dalla recessione. Proprio la questione economica ha un nesso diretto con l'ascesa dei populismi anti-europeisti, nell'analisi del capo di governo. "La mia opinione è che le elezioni in Francia siano andate in quel modo non sulla base degli attentati ma della situazione economica", ha spiegato. "Infatti - ha proseguito - i sondaggi di fine ottobre sono come i risultati dicembre, (quello del)la Le Pen era il primo partito anche prima degli attentati. C'è un legame tra la crescita del populismo e la mancanza di crescita e se l'Europa crolla è perchè perde l'idea di cosa è l'Europa, perde la sua identità, i suoi valori".

Proprio sul fronte dei valori, ha sottolineato ancora il premier, è possibile combattere anche la guerra al terrorismo, nella quale si deve partire dall'assunto che non si tratta solo di una ricaduta della situazione mediorientale. "L'Italia ha portato una posizione politica sul Medio Oriente e sul Nordafrica che può piacere o meno: smettete di dire che il problema è solo in Medio Oriente, perché il problema ce l'abbiamo in casa", ha affermato il capo del governo, ricordando che alcuni dei killer di Parigi e Bruxelles "sono nati e cresciuti in Europa".

Per Renzi, l'elemento di attrazione al terrorismo "non è solo legato a condizioni economiche, come dicono alcuni esponenti dell'estrema sinistra, perché c'è un nichilismo imperante che porta ad agganciarsi una cintura e farsi esplodere". Per impedire che vi siano altre stragi come quella di CHarlie Hebdo e quella del Bataclan, ha detto ancora, l'Europa deve accettare "questo principio: un centesimo messo in polizia, un centesimo messo in educazione". Si devono inoltre recuperare concetti come "identità": per anni, ha insistito il presidente del consiglio, "abbiamo detto che identità è una parolaccia, ma identità non è una parolaccia: non è il contrario di integrazione, disintegrazione è contrario di integrazione".

La rivendicazione del ruolo avuto dall'Italia durante i primi venti mesi del suo governo si estende anche al fatto di aver visto riconosciuto, in sede europea, il principio della ridistribuzione del peso migratorio attraverso politiche di "relocation". Renzi ha chiarito che l'Italia non ha posto una questione "numerica, ma politica" all'Europa, perché avrebbe potuto gestire "da sola" gli sbarchi, poco meno di 150mila con un record al ribasso nel 2015. Il punto, per il premier, è che l'approccuio all'immigrazione stia "in un quadro unitario", perché è necessaria una "politica d'asilo europea": Dublino "è un errore", per quanto l'Italia l'abbia firmata, dal momento che "scarica solo sui paesi d'arrivo" il peso della migrazione.

L'affermazione di questo assunto - ha rivendicato Renzi - "per noi è stata importante perché ha permesso di affermare un principio diverso rispetto al passato", anche se "per il momento non sta dando risultati" pratici, a partire dai cosiddetti "hotspot" per lo smistamento dei profughi. L'Italia, ha detto ancora il capo del governo, ha realizzato il 50 per cento degli hotspèost previsti. E ha sostenuto: "Viene da ridere quando chiedono a che punto siamo sugli hotspot, dopodiché siamo gli unici ad averli fatti".

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