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pubblicato il 27/dic/2013 15:29

Ue: Pittella, per uscire da crisi Eurozona mettiamo in comune Pil

Ue: Pittella, per uscire da crisi Eurozona mettiamo in comune Pil

(ASCA) - Roma, 27 dic - ''Per superare la crisi dell'Eurozona, ribaltiamo lo schema degli Eurobond. Al posto del debito mettiamo in comune cio' che e' virtuoso, il Pil.

Piu' un Paese e' virtuoso e piu' debito abbatte, con il vantaggio comune di una maggiore stabilita' e di una ripresa economica dell'Eurozona. Se i Paesi con un rapporto debito Pil piu' basso frenano sugli Eurobond - vedi la Germania - e' perche' immaginano di dovere mettere mano al proprio portafoglio per pagare i debiti degli altri. Allora ribaltiamo lo schema. Un esempio di finanza al servizio dell'economia e dell'interesse generale''. Questa la proposta di politica monetaria che lancia Gianni Pittella, vice presidente vicario del Parlamento europeo, facendo propria la tesi elaborata dal prof. Marcello Minenna, economista matematico, autore de 'La moneta incompiuta' (Ediesse 2013), in un articolo pubblicato stamani da Corriere.it nella sezione Reportime.

''Le economie dei Paesi della zona euro condividono la stessa moneta ma producono inflazioni e costi del denaro differenti con grave danno per l'economia e la coesione europea. Il problema, pero', non e' l'euro ma il rallentamento del processo di integrazione politica dell'Europa. Ci vorrebbe piu' Europa. Se ogni Paese conferisce, a livello europeo, debito in quota pari al 30 per cento del proprio Pil. Per esempio l'Italia con circa 1500 miliardi di Pil conferirebbe 450 miliardi di euro, la Germania con circa 2600 miliardi, quasi 800 miliardi. Tutti insieme i paesi dell'Eurozona creerebbero un fondo virtuale di circa 2850 miliardi di euro. Immaginiamo - sottolinea Pittella - che sia la Banca centrale europea, modificandone opportunamente lo statuto, a gestire quella somma. Servirebbe ad acquistare i titoli di stato di ciascun Paese, man mano che giungono a scadenza, fino al tetto che ogni Paese ha messo in comune. Insomma e' una partita di giro: l'Italia ha dato 450 miliardi, che sono il 30 per cento del suo Pil, e si alleggerisce gradualmente di 450 miliardi di debito, la Germania di 800 e cosi' tutti gli altri Paesi. Piu' alto e' il Pil, piu' debito si abbatte e non si scontenta nessuno. Il primo effetto immediato della proposta sarebbe la riduzione dello stock di debito sovrano nell'Eurozona. In particolare il rapporto debito/Pil si posizionerebbe al di sotto della soglia simbolica del 100% per tutti i Paesi dell'Ue, Grecia esclusa, oltre la quale e' difficile ipotizzare con le regole attuali dell'Eurosistema - incluso il fiscal compact - che il debito possa avviare un naturale percorso di riduzione''.

''Il graduale annullamento del debito pubblico europeo consentirebbe agli Stati membri di evitare per un paio d'anni circa l'emissione di nuovo debito per rifinanziare quello in scadenza. Insomma si eviterebbe l'alimentazione speculativa degli spread. Insomma si determinerebbe una situazione di maggiore stabilita' che alimenterebbe ulteriormente il processo di contrazione degli spread creditizi, con una conseguente rivalutazione dei titoli di Stato dei paesi periferici. Con una migliore situazione patrimoniale e l'alleggerimento dei bilanci della banche che per almeno due anni, con la sospensione delle aste, non dovrebbero piu' comprare debito pubblico, si libererebbero delle risorse. Un processo - conclude Pittella - in controtendenza a quello attuale che ha portato a una restrizione del credito che si scarica sulle famiglie e sulle imprese. Si sbloccherebbe la stretta creditizia e le banche sarebbero, a questo punto, nelle condizioni di finanziare l'economia reale. Il dibattito e' aperto''.

com-ceg

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