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pubblicato il 04/feb/2014 08:31

Ue: Napolitano torna a Strasburgo, un simbolo contro antieuropeismo

Ue: Napolitano torna a Strasburgo, un simbolo contro antieuropeismo

(ASCA) - Roma, 4 feb 2014 - La visita che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano compira' oggi a Strasburgo al Parlamento europeo - con un intervento durante la sessione plenaria - ha un alto valore simbolico. L'importanza dell'arrivo del Capo dello Stato italiano e' ben compresa dai vertici dell'Europarlamento, che questa mattina gli riserveranno un cerimoniale fuori dal consueto, con l'alzabandiera dei vessilli italiano ed europeo. Il Presidente della Repubblica, non fosse altro per questioni anagrafiche, non puo' essere considerato certo un 'padre fondatore' dell'Europa unita (alla stregua di Schumann, Spinelli, Monnet). Ma sicuramente degli uomini politici contemporanei, delle personalita' di rilievo del Vecchio Continente e' quello che piu' incarna lo spirito europeo dei fondatori. Napolitano, a pochi mesi dalle piu' delicate elezioni europee dal 1979 ad oggi - che si svolgeranno nel pieno di una preoccupante deriva populista e antieuropea - e' senza dubbio visto come un solido punto di riferimento degli ideali comunitari. Un uomo a cui rivolgersi per essere aiutati a tenere la barra della barca europea dritta, nella direzione di una maggiore integrazione e di una sempre piu' significativa capacita' di rispondere ai problemi della societa' comunitaria, attraversata in questi anni da una drammatica crisi economica con pesanti ricadute sull'occupazione e sul tenore di vita dei cittadini europei.

Un Napolitano che ha sottolineato di recente, in occasione del suo discorso di fine anno, come non vada dimenticato cio' che ''l'Europa, l'integrazione europea ci ha dato da decenni: innanzitutto pace e solidarieta'''. L'Italia e' una Paese a forte tradizione europeista ed ha visto, dalla nascita del Parlamento europeo nel 1979 ad oggi ben quattro Presidenti della Repubblica parlare in plenaria: Sandro Pertini nel 1985, Oscar Luigi Scalfaro nel 1993, Carlo Azeglio Ciampi nel 2000 e nel 2005 e Giorgio Napolitano nel 2007. Ed ecco che arriva la seconda volta a Strasburgo di Napolitano. Un bis che lo mette in compagnia, oltre che del suo predecessore Ciampi, del presidente del Sud Africa Nelson Mandela, di re Hussein di Giordania, della regina Beatrice d'Olanda, del presidente dell'Autorita' Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) solo per citarne alcuni. L'intervento di Napolitano sette anni fa punto' sulla necessita' di riconoscere i valori che sono alla base della Comunita' europea. Parole che lette oggi mantengono inalterata la loro attualita'. Il Capo dello Stato arrivo' a Strasburgo dopo i travagliati anni di lavoro della Conferenza Intergovernativa (2001-2002-2003) e la firma a Roma, nel 2004, del Trattato costituzionale europeo. Un Trattato - parzialmente ripreso, ma senza l'enfasi iniziale, nel 2009 a Lisbona - che si sciolse come neve al sole per la mancata ratifica di tutti gli allora 27 Paesi dell'Ue, a cominciare dal voto contrario espresso con referendum da due Paesi fondatori l'Europa unita, Francia e Olanda. ''Quel che unisce noi tutti - diceva allora Napolitano e che sicuramente puo' essere trasferito ad oggi - e' il senso dell'appartenenza all'Europa come patrimonio comune di valori e di idee, di tradizioni e di speranze e come progetto di costruzione di un nuovo soggetto politico e istituzionale che possa far fronte alle sfide dell'epoca in cui viviamo e del prevedibile futuro''. Per Napolitano era giunto il momento per l'Europa di ''uscire dall'impasse'' con ''una redifinizione del quadro d'insieme dei suoi valori e dei suoi obiettivi''. Cosa questa, che ha avuto parziale soluzione con il Trattato di Lisbona. Ieri, come oggi, centrale era la questione economica.

''Sappiamo - ammoni' il Capo dello Stato - come alla nascita della moneta unica non sia seguita la governance economica che sarebbe stata necessaria''. Anche allora, e sembrano pensieri espressi ora, si rifletteva su quelle posizioni che sostenevano la predominanza degli interessi nazionali su quelli comunitari.

La base, a ben vedere, su cui si sviluppa l'antieuropeismo di oggi. ''E' decisivo per l'Unione - diceva Napolitano ai parlamentari di Strasburgo - dotarsi di istituzioni piu' forti delle resistenze opposte da quegli Stati membri che restano piu' chiusi nella difesa di anacronistiche prerogative e di velleitarie presunzioni nazionali''. Gia' nel 2007 si parlava del Cancelliere tedesco Angela Merkel. Ci sono decisioni da prendere ''in un prossimo futuro'' per ''uscire dall'impasse istituzionale'', diceva Napolitano.

Per questo - e paiono parole pronunciate ora - ''l'Italia guarda con piena fiducia all'impegno della presidenza (di turno - ndr) tedesca, per i principi e i valori cui il Cancelliere Signora Merkel, si e' richiamata nel suo discorso in quest'aula''.

Insomma il Presidente rivolgeva un appello - e senza dubbio tale sara' anche oggi, soprattutto perche' siamo alla vigilia del semestre di presidenza italiana dell'Ue - al ''senso di responsabilita' e alla volonta' politica di tutti coloro che hanno ruoli guida nei nostri Paesi''. L'Europa, diceva Napolitano, ''potra' ritrovare slancio e dinamismo e potra' contare nel mondo solo se rafforzera' la propria coesione e unita'''. Altrimenti, l'alternativa ''e' un drammatico declino del ruolo di tutti i nostri paesi, del ruolo storico del nostro continente''. Parole di ieri per la situazione di oggi.

fdv/

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