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pubblicato il 04/feb/2014 15:45

Ue: Napolitano, nulla ci riporta indietro ma serve svolta. No austerita'

Ue: Napolitano, nulla ci riporta indietro ma serve svolta. No austerita'

(ASCA) - Roma, 4 feb 2014 - Sul progetto di Europa unita non si torna indietro, si mettano l'anima in pace coloro che per ''disincanto'', per ''sfiducia'' o per un calcolo ideologico, strumentale lavorano in questa direzione. Detto questo serve una svolta, soprattutto in campo economico con un occhio particolare all'occupazione. Una svolta che pero' non puo' reggersi sulla politica di austerita' ad ogni costo. C'e' sullo sfondo del dibattito europeo insomma - ormai da mesi se non da anni - la ''messa in questione'' della prosecuzione del cammino intrapreso, cammino che ha sviluppato gli ideali, i sentimenti di 'padri fondatori' l'Europa unita quali Robert Schuman, Altiero Spinelli, Jean Monnet. Ed e' in questo contesto - con la montante deriva antieuropea e populista - che ci si avvia alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, previste per il prossimo mese di maggio. Un appuntamento che rappresenta, in misura e in forme diverse da paese a paese, ''un momento della verita', da affrontare fino in fondo e in tutte le sue implicazioni''. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano interviene in questi termini alla riunione plenaria oggi a Strasburgo del Parlamento europeo, cogliendo l'occasione per ribadire - da europeista convinto qual e' e, di conseguenza, da punto di riferimento certo per tutti i fautori dell'integrazione comunitaria - la bonta' e l'ineludibilita' del disegno europeo. Un intervento che ha visto la contestazione in aula degli eurodeputati della Lega Nord che, guidati dal segretario nazionale Matteo Salvini, hanno gridato e mostrato cartelli con su scritto 'No euro' interrompendo brevemente il Capo dello Stato. Napolitano ricorda che ''si e' spesso osservato che fin dagli inizi l'Europa comunitaria si sviluppo' attraverso crisi via via insorte e poi superate: ma si tratto' essenzialmente di crisi politiche nei rapporti tra Stati membri della Comunita'. Mai - come a partire dal 2008 - di crisi strutturali, nella capacita' di crescita economica e sociale, nel funzionamento delle istituzioni, nelle basi di consenso tra i cittadini. Mai era stata, di conseguenza, messa in questione, e radicalmente in questione - dice il Capo dello Stato - la prosecuzione del cammino intrapreso. Questo e' invece il contesto nel quale ci si avvia alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Ritengo che percio' si debba considerare la situazione che si e' venuta a creare, anche se in misura e in forme diverse da paese a paese come un momento della verita', da affrontare fino in fondo e in tutte le sue implicazioni''. Napolitano non ha dubbi, e' ''evidente che la principale fonte del disincanto, della sfiducia o del rifiuto verso il disegno europeo e innanzitutto verso l'operato delle istituzioni dell'Unione, risiede nel peggioramento delle condizioni di vita e dello status sociale che ha investito larghi strati della popolazione nella maggior parte dei paesi membri dell'Unione e dell'Eurozona''. Assume quindi ''netta priorita''' la possibilita' di operare ''una svolta capace di condurre a quell'effettivo rilancio della crescita e dell'occupazione da ogni parte considerato indispensabile e auspicato'' e, sottolinea Napolitano, si ritiene che ''non regga piu' una politica di austerita' ad ogni costo''. Di fronte alla crisi l'Italia, in particolare, nota il Capo dello Stato, ''ha compiuto in questi anni rilevanti sforzi e sacrifici''. Che debbono proseguire. La svolta che Napolitano auspica ''da parte di molti - chiarisce - non puo' certamente andare nel senso dell'irresponsabilita' demagogica e del ripiegamento su situazioni di deficit e di debiti eccessivi. Essa deve pero' riflettere la consapevolezza di un circolo vizioso ormai insorto tra politiche restrittive nel campo della finanza pubblica e arretramento delle economie europee, giunte oggi al bivio tra primi segni di ripresa e rischi, se non di deflazione, di sostanziale stagnazione''. Un circolo che e' essenziale rompere ''se si guarda soprattutto alla condizione di un'intera generazione oggi alla deriva''. Quello davanti cui si troveranno i cittadini-elettori, spiega Napolitano, non sara' ''una scelta fuorviante tra stanca, retorica difesa di un'Europa che ha mostrato gravi carenze e storture nel cammino della sua integrazione, e agitazione distruttiva contro l'euro e contro l'Unione''. Le istituzioni comunitarie, pur tra ''lentezze e divergenze'', hanno corretto i propri comportamenti. Il presidente della Bce Mario Draghi, ricorda Napolitano, ''ha negato, in un convegno del novembre scorso a Berlino, che si possa parlare di ''un decennio perduto''. I paesi dell'area dell'euro sono stati indotti - egli ha detto - ad ''usare il secondo decennio di vita dell'euro per disfare gli errori del primo''. Insomma, una ''chiara consapevolezza autocritica''. L'euro, per Napolitano, ''ha rappresentato una innovazione di valore storico. Ma e' rimasta per troppi anni monca, priva di complementi essenziali ; il che puo' essere spiegato solo con anacronistiche chiusure e arroccamenti nazionali in campi che dopo l'introduzione dell'Euro non potevano rimanere presidiati dalla sovranita' nazionale''. Nella crisi di consenso popolare di cui l'Unione europea e il processo di integrazione stanno soffrendo, non ha dubbi Napolitano, ''c'e' tutto il peso del malessere economico e sociale che l'Unione non e' stata in grado di evitare ; ma c'e' anche il peso di una grave carenza politica, in varie forme, sul piano dell'informazione e del coinvolgimento dei cittadini nella formazione degli indirizzi e delle scelte dell'Unione. E il cambiamento da proporre all'elettorato deve dunque andare al di la' delle politiche economiche e sociali''. Cosi' come ''al di la' di esse deve andare la sfida con le forze che negano e avversano il disegno dell'integrazione europea, nella sua continuita' e nel suo necessario e possibile rinnovamento''. Da questo ragionamento, sottolinea Napolitano, ''traggo la conclusione che la costruzione europea ha ormai delle fondamenta talmente profonde, che si e' creata un'interconnessione e compenetrazione cosi' radicata tra le nostre societa', tra le nostre istituzioni, tra le forze sociali, i cittadini e i giovani dei nostri paesi, che nulla puo' farci tornare indietro. C'e' dunque - per il Capo dello Stato - vacua propaganda e scarsa credibilita' nel discorso di quanti hanno assunto atteggiamenti liquidatori verso quel che abbiamo edificato nei decenni scorsi, dall'Europa dei 6 all'Europa dei 28. Come si puo' parlare di ''fine del sogno europeo'', sostenendo magari che quella fine si potrebbe scongiurarla abbandonando l'Euro per salvare l'Unione? La fattibilita' e le conseguenze traumatiche di quell'abbandono vengono considerate da qualcuno con disarmante semplicismo. Ne' vedo quale dovrebbe essere il luogo e quali i garanti di un cosi' improbabile scambio''. Napolitano rileva che ''le istituzioni dell'Unione e le piu' avvedute leadership politiche nazionali hanno compreso che per salvaguardare l'intero progetto europeo era essenziale difendere l'Euro. Ma e' stato necessario fare i conti con gli errori compiuti''. Manca oggi, dice Napolitano citando Helmut Schmidt, ''''la vista lunga'' in troppi leader europei, per insufficiente consapevolezza del declino che minaccia l'Europa. I padri fondatori e costruttori dell'Europa comunitaria non erano solo ''impregnati di sentimento tragico della storia'', erano portatori di un'audace e realistica visione del futuro. E questa puo' darla oggi, ovvero nei prossimi anni, solo una politica che si faccia finalmente europea. Mentre finora in un continente cosi' interconnesso come il nostro, la politica e' rimasta nazionale''. fdv

 

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