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pubblicato il 12/giu/2013 16:09

Ue: FdI, serve clausola di salvaguardia a nuvovo sistema diritto asilo

Ue: FdI, serve clausola di salvaguardia a nuvovo sistema diritto asilo

(ASCA) - Roma, 12 giu - Dopo l'odierno via libero del Parlamento europeo al Sistema di asilo comune europeo gli eurodeputati di Fratelli d'Italia, Marco Scurria e Carlo Fidanza, chiedono l'introduzione di una clausola di salvaguardia in favore dei Paesi membri piu' esposti alle richieste d'asilo come la stessa Italia, anche al fine di evitare un altro 'caso Kabobo', l'uomo che ha di recente ucciso tre persone a picconate a Milano. ''Tutti i Paesi dell'Ue - scrivono Fidanza e Scurria in una nota - sono vincolati dal regolamento di Dublino.

L'applicazione di tale regolamento ha come conseguenza che alcuni Paesi, tra cui l'Italia, debbano trattare un numero di domande di asilo che supera le loro capacita' poiche' il nostro Paese, con Malta e Grecia, e' la nazione di ''primo arrivo' piu' scelta da chi richiede asilo e vi arriva per mare. Reputiamo opportuno, quindi istituire all'interno del regolamento di Dublino una clausola di salvaguardia dei Paesi di ''primo arrivo' piu' penalizzati, al fine anche di garantire maggiore sicurezza ai Paesi che accolgono''. Secondo i due esponenti di FdI ''solo in Italia nel 2012 sono state prese 22.160 decisioni. Di queste, 8.260 persone hanno ottenuto una forma di protezione, mentre i restanti 13.900 richiedenti asilo hanno ottenuto il diniego. Ci chiediamo con quali criteri vengano prese tali decisioni, non vorremmo che le inevitabili lungaggini burocratiche dovute ai rimpalli da un Paese ad un altro creino ancor piu' confusione lasciando fuori dai Paesi Ue brava gente a scapito di personalita' come Adam Mada Kabobo, il ghanese in attesa dell'esito della richiesta di asilo che a colpi di piccone ha ucciso tre persone a Milano''.

''Avremmo voluto - aggiungono i due eurodeputati italiani - modificare la normativa nazionale sui ricorsi che gia' oggi consentono ad un falso richiedente asilo, come Kabobo, di rimanere in Italia fino al terzo grado di giudizio. Un diritto concesso in Italia ma non in tanti altri Stati europei. Purtroppo con l'accordo di oggi diventa obbligatorio per tutti gli Stati membri. La mancata revisione della clausola di solidarieta' del regolamento da parte dei Paesi Ue in un'ottica di reale condivisione degli oneri, il cosiddetto burden sharing - concludono Scurria e Fidanza - dimostra la poca, per non dire inesistente, solidarieta' tra Stati che dovrebbe essere il presupposto per la creazione di un sistema europeo veramente comune''.

com-stt/gc

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