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pubblicato il 23/ott/2013 19:41

UE: cure transfrontaliere, Italia in ritardo. Ma anche altri Paesi

(ASCA) - Roma, 23 ott - Slittera' con tutta probabilita' al 4 dicembre prossimo l'entrata in vigore in Italia delle norme volute dall'Unione Europea, che consentiranno ai cittadini di curarsi senza differenze o legacci burocratici in uno qualsiasi dei Paesi dell'Unione. Lo si apprende dal Ministero della Salute che spiega come la legge recante ''Norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione Europea'' disponga che ''il Governo debba adottare i decreti legislativi entro il termine di due mesi antecedenti a quello di recepimento indicato dalla Direttiva (nel caso, il termine era il 25 agosto 2013)'' e che ''ove il menzionato termine fosse scaduto all'entrata in vigore della legge di delegazione europea (entrata in vigore il 4 settembre 2013) oppure scada nei tre mesi successivi, il Governo adotti il decreto legislativo di recepimento entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della medesima legge, vale a dire entro il 4 dicembre 2013''. Tutto questo sulla carta. Nella realta' l'avvio della cosiddetta Schengen sanitaria sembra essere molto piu' difficoltoso del previsto. E se i tecnici del ministero ''sono al lavoro'', le Regioni, in tempi di spending review selvaggia, non nascondono le loro preoccupazioni, dovute anche al rischio di perdere pazienti.

Gia' la scorsa settimana Vasco Errani, in rappresentanza dei Governatori, aveva chiesto al Governo di ''costruire insieme il decreto sulla mobilita' sanitaria transfrontaliera''.

Anche molti altri Paesi Ue sono in ritardo e il recepimento della direttiva dovrebbe scattare operativamente solo alla fine dell'anno.

In vista delle nuove norme, il ministro della Salute Lorenzin, in audizione alla Camera ha detto di ''sperare di poter attrarre i cittadini europei a curarsi nel nostro Paese: abbiamo tutto il potenziale per farlo - ha assicurato - perche' le nostre strutture forniscono livelli di assoluta eccellenza, farmaci innovativi, trattamenti e linee di ricerca fra le piu' avanzate nel mondo'', sottolineando pero' l'esigenza di ''cominciare a fare marketing per l'Italia''.

I cittadini europei potranno, infatti, scegliere dove farsi curare all'interno della Ue, in particolare per quanto riguarda ''le cure altamente specializzate o le cure prestate nelle regioni frontaliere nelle quali la struttura idonea piu' vicina e' situata al di la' del confine''.Il tutto in barba a code e liste d'attesa.

I principi contenuti nella Direttiva, pero' a ben vedere, possono diventare uno strumento, non solo per curarsi viaggiando, ''ma per pretendere che in ogni luogo di cura, in ogni regione, in ogni Asl, ci sia la possibilita' di esercitare uguali diritti all'accesso alle cure, all'informazione, alla libera scelta, all'innovazione, alla qualita', alla sicurezza e al reclamo, inteso come ascolto e tutela delle legittime aspettative dei cittadini''. Ne e' convinta Cittadinanzattiva-Tribunale del malato che domani presenta un dossier per fare il punto sullo stato di attuazione della Direttiva nei diversi Stati europei, a partire dall'Italia, e ricostruisce le principali problematiche dei cittadini che vanno all'estero per curarsi, sulla base delle segnalazioni giunte al PiT salute di Cittadinanzattiva.

mpd

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