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pubblicato il 07/feb/2013 08:47

Ue: Consiglio europeo discute il nuovo bilancio, si preme per accordo

Ue: Consiglio europeo discute il nuovo bilancio, si preme per accordo

(ASCA) - Bruxelles, 7 feb - L'Unione europea cerca di darsi un nuovo bilancio per i prossimi sette anni. Dopo il nulla di fatto dello scorso 23 novembre, oggi i capi di Stato e di governo dei paesi dell'Ue riprendono le trattative laddove erano state interrotte, con la proposta di riduzione complessiva di tetti di spesa del presidente europeo, Herman Van Rompuy. Questi ha apportato tagli per circa 80 miliardi alla proposta iniziale di budget settennale della Commissione europea (1.033 miliardi per il periodo 2014-2020), con riduzioni alle politiche di coesione (29,5 miliardi di euro) e all'agricoltura (25,5 miliardi) che non hanno fatto piacere a paesi come Italia e Francia. Le aspettative generali sono quelle di avere un accordo gia' per venerdi': a Bruxelles sono ottimisti, si ritiene che ci siano le condizioni per chiudere il dossier, non fosse altro per la pressione di molti stati membri. Su questo Van Rompuy e una parte dei ventisette (Germania su tutti) convergono: l'accordo va trovato. Cifre non se ne danno, e Van Rompuy presentera' la nuova bozza direttamente ai leader politici all'inizio dei lavori (previsto per le 15:00). Ma sembra che siano in arrivo nuove, ulteriori, proposte di tagli con gli stati membri che dovrebbero discutere di un budget settennale di circa 900 miliardi, ben 130 in meno al tetto massimo di partenza.

Si tratterebbe di una soluzione che - nell'ottica di un quadro finanziario pluriennale all'insegna di tagli inevitabili - andrebbe a disinnescare tutte le principali fonti di tensione: verrebbe accontentato il fronte dei 'rigoristi' (Germania, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia e Danimarca) che volevano forti riduzioni, nell'ordine di oltre 100 miliardi; si andrebbe incontro alle esigenze della Gran Bretagna, che chiedeva diminuzione fino a 200 miliardi; si andrebbe incontro alle richieste di tutti quei paesi (Belgio, Bulgaria, Cipro, Francia, Estonia, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Ungheria e Croazia) che non accetterebbero ulteriori tagli all'agricoltura e alle politiche di coesione, dato che i nuovi tagli verrebbero spalmati sulle altre rubriche (rischiano in particolare ricerca e trasporti). In questa politica di ulteriori riduzioni che avrebbe messo a punto Van Rompuy, verrebbero a configurarsi tagli alle spese amministrative per oltre un miliardo, accogliendo le richieste del premier britannico, David Cameron.

La situazione e' tale che nessuno dei paesi membri potra' ritenersi soddisfatto, dato che quei governi che chiedono un nuovo 'rebate' , potrebbero ottenerlo ma con un ammontare complessivo minore. Attualmente a beneficiare del rimborso per lo squilibrio tra cio' che si mette sul piatto dell'Ue e cio' che dall'Ue si riceve in termini economici e di benefici (noto anche come 'rebate') sono Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi, Svezia e Austria. Ma mentre quello britannico e' riconosciuto dal trattato di Fontambleu e per modificarlo richiede consenso unanime e la ratifica di tutti i ventisette parlamenti, i rimborsi degli altri paesi no e sono in scadenza a fine 2013. Questi paesi chiedono nuovi sconti, per la prima volta insieme alla Danimarca, e potrebbero riottenerli ma con cifre piu' modeste delle attuali. L'Italia guarda al saldo netto: vorrebbe che l'impatto sulle casse dello stato diminuisse dato il deterioramento del fattore di prosperita' nazionale. Il nostro paese - contribuente netto (vale a dire con saldo negativo tra cio' che mette per finanziare il funzionamento dell'Ue e cio' che dalla stessa Ue riceve) - in media ha garantito per 4,5 miliardi di euro l'anno, con un contributo dello 0,28% del Pil. Il nostro paese negozia una riduzione di queste cifre, e ha minacciato il veto in caso di mancato risultato ottenuto. Qualora l'Italia fosse soddisfatta su questo punto potrebbe dare il suo via libera al bilancio (il voto e' necessario, perche' il quadro finanziario pluriennale va approvato all'unanimita').

Piu' delle posizioni degli stati membri preoccupa quella del Parlamento europeo, che ha potere di co-decisione.

Contrario ai tagli proposti, potrebbe minacciare di far saltare le trattative. Van Rompuy avrebbe gia' chiesto ai capi di Stato e di governo dei paesi dell'Ue di lascaire margini di modifica: si prevede infatti che il Parlamento possa chiedere di rinegoziare alcuni punti in un momento successivo. Tra le richieste dell'organismo guidato da Martin Schulz, in particolare, c'e' il principio di flessibilita', la possibilita' di spostare risorse da un capito all'altro e da un esercizio finanziario all'altro. Il clima a Bruxelles, e' in sostanza di cauto ottimismo. Nella sua lettera di invito Van Rompuy scrive che nella giornata di venerdi' ci si dedichera' a questioni legate al commercio con l'estero. Si da' quindi per scontato che un accordo ci sara', nonostante i tagli. Questo, almeno, e' l'auspicio di tutti.

bne/cam

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