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pubblicato il 24/feb/2014 10:38

Udc: riconferma Cesa a guida partito, resta da sciogliere nodo PI

+++Alle 11 riunione Popolari per l'Italia a Palazzo Chigi per decidere su fiducia a Renzi+++.

(ASCA) - Roma, 24 feb 2014 - L'Udc esce dal suo quarto congresso nazionale all'insegna del rinnovamento nella tradizione, con la conferma di Lorenzo Cesa a segretario del partito, monito alle spinte di rottura e di radicale ricambio generazionale interpretate dal contendente Gianpiero D'Alia, ma con ancora davanti a se il nodo da sciogliere del suo rapporto con i popolari Per l'Italia.

Quella di Cesa e' stata una vittoria di misura, per soli 4 voti (435 contro 431), segno, come ha sottolineato al termine della tre giorni congressuali il leader Pier Ferdinando Casini, non di una pericolosa dicotomia quanto piuttosto di ''un partito che ha dimostrato di saper discutere, di avere passione, di avere una linea unica ma tante individualita''.

Una vittoria che politicamente delinea con molta chiarezza le sue posizioni e le sue proposte, quelle di un partito che rivendica la sua identita' tutta interna al Partito popolare europeo, con o senza Berlusconi, che in casa guarda alla costruzione di ''un polo dei Popolari'' ispirato al Ppe e collocato nel centrodestra.

Cesa ha subito affrontato lo spettro della divisione interna, chiarendo che ''non esiste nessun rischio di un partito diviso. Dopo questo congresso l'Udc e' piu' unita e forte di prima. Siamo una grande famiglia che vuole affrontare i problemi dell'Italia e questo deve unirci e non puo' dividerci''.

E' questa la chiave di lettura del sostegno al governo Renzi, nel quale peraltro l'Udc trova ''riconoscimento'' e ''rispetto da parte di tutti'' come ha sottolineato Cesa, con Gianluca Galletti al ministero dell'Ambiente (''Fara' bene, perche' e' un politico capace, serio e preparato'').

''Ma noi non siamo al governo perche' abbiamo un posto da ministro - ha poi aggiunto -. Appoggeremo il governo Renzi perche' pensiamo che i problemi del nostro Paese siano ancora cosi' enormi che non e' il momento delle contrapposizioni, ma il momento di dare tutti una mano''.

Su questo fronte il momento della chiarezza non e' ancora giunto dal versante dei Popolari Per l'Italia (o almeno da una sua parte), che si sono presi spazio per approfondire la loro valutazione fino a quest'oggi. L'esclusione del presidente PI, Mario Mauro e di ogni altro loro esponente dall'esecutivo e' ancora al vaglio politico del gruppo, in particolare al Senato, che per primo, nella serata di oggi, e' chiamato ad esprimere il suo voto di fiducia al governo Renzi.

Oggi alle 11 e' convocata a Palazzo Madama una riunione dei parlamentari di Camera e Senato per decidere la linea.

Mauro chiedera' di votare la fiducia, in sintonia con la posizione di Cesa. Una richiesta politicamente molto forte, visto che a ben vedere e' proprio lui ad essere stato escluso dalla squadra di Renzi (nonostante le fortissime richieste per una sua riconferma), ma che dovra' confrontarsi con il 'mal di pacia' altrettanto forte che attraversa la sua compagine. Cesa non manca di lanciare il suo appello ''agli amici Popolari per l'Italia perche' non facciano mancare il loro apporto all'esecutivo per proseguire insieme a noi il percorso che abbiamo appena cominciato. Vogliamo proseguire lungo quel percorso con all'orizzonte le prossime elezioni europee, lavorando per arrivare a liste comuni''. ''Vogliamo essere il mattoncino per ricostruire nel nostro Paese la grande casa dei popolari - chiarisce ancora una volta -, mettendo insieme Popolari per l'Italia, Nuovo centrodestra, chi vuole rimettere in piedi questa area e chi ha a cuore l'interesse del Paese''.

Ma sul capitolo della riforma della legge elettorale, Cesa non recede e ribadisce con forza la necessita' di una riformulazione dell'Italicum.

''Le liste bloccate erano la piu' grande porcata del Porcellum. Ora il Porcellum non c'e' piu' eppure si continua a sentire l'odore del maiale. Non va bene e ci faremo sentire - assicura -. Sono inaccettabili le soglie di sbarramento a misura di due partiti grandi e soprattutto e' inaccettabile che stiamo ancora a chiedere le preferenze come se fossero una concessione e non un sacrosanto diritto dei cittadini''.

njb

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