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pubblicato il 21/feb/2014 17:58

Ucraina: accade in Europa, al confine con la Ue (nota)

Ucraina: accade in Europa, al confine con la Ue (nota)

(ASCA) - Roma, 21 feb - La storia e' condannata ripetersi. Ad ogni generazione la pagina appare bianca, da scrivere, talvolta con il proprio sangue. E' stata la regola del '900 europeo, dalla prima Guerra mondiale in poi. La storia di immani tragedie provocate da presunti alti ideali o da terribili ideologie. La ''guerra fredda'' prima e, poi, la costruzione di nuovi strumenti da parte della comunita' internazionale, Unione Europea ''in primis'', hanno realizzato spazi di assenza di conflitto armato, se non di pace. La caduta dell'impero sovietico dopo il 1989 ha lasciato pesanti eredita': il prezzo pagato e' stato durissimo, sopratutto nei Balcani, mentre focolai sono tuttora accesi nel Caucaso. Oggi, nel cuore dell'Europa (quella che deve respirare a due polmoni, secondo la felice definizione del Papa polacco), viviamo uno degli ultimi atti di antichi equilibri, per definirne di nuovi. Ai confini d'Europa, dieci anni dopo la ''rivoluzione arancione'' del 2004, le grandi potenze continentali contemporanee, Russia ed Unione Europea, sembrano contendersi l'influenza sopra lo spazio dell'Ucraina (domani la Bielorussia?), con una destabilizzazione drammatica. Un popolo sta pagandone le conseguenze. Ardua lezione: la cooperazione, la convivenza, vanno costruite giorno per giorno, sulla base di principi condivisi. E' troppo nota la dinamica di questi ultimi anni per doverla ricostruire qui, ma l'interrogativo riemerge: quali i confini dell'Europa? L'Unione Europea ha guardato con interesse mista a preoccupazione alla stagione delle ''primavere arabe'' nel Mediterraneo. E' presente in missioni internazionali importanti in Africa piuttosto che nell'Oceano Indiano. Ha contribuito alla costruzione dei nuovi Stati nella regione dei Balcani, allargando l'area di stabilita' democratica, principale finalita' della costruzione europea.

Oggi viene duramente interpellata da quanto avviene ''in Europa'', a Kiev, dove un popolo viene martoriato, con il pretesto dello Stato di diritto. E piu' le sfide sono vicine, piu' l'impaccio dell'Unione appare evidente. Se l'Unione e' apparsa in quest'ultimo decennio incerta ed in ritardo sulle vicende della crisi finanziaria internazionale, su passaggi di questa natura si giustifica ancor piu' l'amarezza dei tanti che accusano la Ue, ma anche le Nazioni Unite, di inazione di fronte a drammi che pesano come macigni sulla coscienza internazionale. Particolare allarme hanno popoli che, come quello polacco, sono ai confini dell'Ucraina e sono consapevoli di come instabilita' generi instabilita', cosi' come, per quanto timida, la proiezione esterna dell'Unione Europea ha rappresentato un formidabile momento di aggregazione in positivo e di speranza per molti dei popoli europei. All'Unione guardano infatti le opposizioni di Kiev, mentre l'Ucraina rimane comunque appesa al cappio delle risorse energetiche russe. Csi o Ue, la alternativa che si propone oggi all'Ucraina. Nella terra di mezzo, e nella condizione data, probabilmente la risposta non puo' essere univoca. Univoco, invece, deve essere il rifiuto verso la violenza, tanto piu' se di matrice pubblica: un governo non puo' mai considerare nemici i cittadini del proprio Paese anche se dissentono dalle sue scelte.

dir/

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