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pubblicato il 03/nov/2011 21:39

Trappola frondista in 2 step: assenti su rendiconto,poi strappo

Si salda area dissenso, se premier non molla atto parlamentare

Trappola frondista in 2 step: assenti su rendiconto,poi strappo

Roma, 3 nov. (askanews) - Quattro giorni, che sembreranno lunghissimi a chi trama per abbattere l'esecutivo e a chi prova a difenderlo disperatamente. Nei quali capiterà anche, come accaduto oggi, che un potenziale transfuga della maggioranza a colloquio con Casini riceva una telefonata preoccupata di Denis Verdini, attivissimo nell'operazione 'recupero dissidenti': "Ma vuoi andare via? Ci vediamo?". E capiterà pure, come accaduto sempre oggi, che due emiliani con storie differenti, Gianfranco Fini e Isabella Bertolini, si trovino a colloquio e discutano dello scenario politico delle prossime settimane. Martedì, trascorsi i quattro giorni, il Rendiconto approderà a Montecitorio. Sarà quella la prima conta, probabilmente non l'ultima alla quale si sottoporrà il governo Berlusconi. Difficile che le opposizioni affossino proprio quel provvedimento - neanche il Colle vorrebbe, secondo fonti parlamentari - più probabile che cerchino di far scendere la maggioranza a quota 306 (facendo leva sulle astensioni). Dopo, solo dopo, potrebbero essere gli stessi dissidenti a proporre un atto parlamentare (una mozione di sfiducia?) che chieda un nuovo e più largo governo, senza il Cavaliere a Palazzo Chigi. "Basta che non si voti il 14 novembre, porta sfiga...", scherza un pidiellino in odore di addio. E' tutta l'area del dissenso ad essere in fermento. L'Udc gioca di sponda con Fini, prepara nuovi ingressi (si fa il nome di Mazzuca), lavora con Bertolini e altri firmatari della lettera a mettere insieme un gruppo che possa promuovere un atto parlamentare che chieda a Berlusconi quella discontinuità che per ora il premier non intende concedere. Si muove Luciano Sardelli, insieme ad Antonio Milo. Trattano molti pidiellini scontenti, almeno in tre oggi hanno incontrato Fini e Casini. Ma anche gli ex finiani si muovono. Antonio Buonfiglio, Andrea Ronchi, Pippo Scalia e Adolfo Urso preparano una componente, della quale farebbe parte anche un quinto deputato della maggioranza il cui nome è per ora coperto dal più stretto riserbo. Non che sia alle viste un clamoroso ritorno in Fli, ma anche loro potrebbero impegnarsi a sostenere quella nuova fase richiesta ormai da diversi fronti. La prossima settimana torneranno a incontrarsi anche i senatori, capitanati da Beppe Pisanu. Perché ora il problema più urgente è costruire un eventuale dopo. A Palazzo Madama i numeri aiutano meno che alla Camera, dove comunque senza un tracollo del Pdl o una transizione morbida le opposizioni si trovano comunque in un precario equilibrio numerico. Per questo, prima ancora che una mozione di sfiducia, la speranza dell'ala malpancista della maggioranza resta la stessa di sempre: un passo indietro del Cavaliere, un minuto prima che le urne diventino inevitabili.

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