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pubblicato il 27/nov/2015 20:36

Terrorismo, Renzi vede Biden:intervento solo se strategia su dopo

Italia non si tira indietro ma non si ripeta vicenda Libia

Terrorismo, Renzi vede Biden:intervento solo se strategia su dopo

Roma, 27 nov. (askanews) - Stavolta lo strumento è l'e-news settimanale, ma la linea di Matteo Renzi sul contrasto al terrorismo internazionale non cambia: in Siria si può intervenire ma "solo se c'è una strategia per il dopo" che va messa in campo proseguendo il format diplomatico inaugurato a Vienna; format che il premier vuole "replicare per la Libia" che resta la priorità italiana e il teatro dove eventualmente l'Italia può assumere su di sè ulteriori impegni; sul fronte interno, la posizione resta quella di "un euro per la sicurezza, un euro per la cultura". Una visione che il premier rivendica essere di "medio periodo", non dettata dall'emergenza, perchè il terrorismo originato dal fanatismo religioso sarà problema che "durerà a lungo" e dunque servono "nervi saldi e lucidità".

Una linea che oggi Renzi ha discusso con il vice presidente Usa Joe Biden, incontrato stamattina a villa Taverna. Fonti italiane riferiscono di una "ottima atmosfera" al colloquio, con il vice di Obama che ringrazia l'Italia per l'impegno in diversi teatri di crisi, e nel quale si registra "piena identità di vedute" tra Italia e Usa. Lettura confermata da Washington.

Ma oggi il premier decide di rivolgersi direttamente ai suoi sostenitori, e nella e-news mette ancora una volta nero su bianco la linea: "Prima di decidere interventi militari, occorre avere una chiara strategia sul dopo". Perchè "abbiamo già visto ciò che è accaduto in Libia, quando si è bombardato senza pensare al dopo". Di sicuro, quello che il governo vuole rimarcare è che non si può certo dire che l'Italia si stia tirando indietro rispetto alla richiesta d'aiuto della Francia: già ora "siamo uno dei paesi con il maggior numero di soldati all'estero: dal Libano all'Afghanistan, dall'Iraq alla Somalia, fino ai Balcani. Ma questa nostra presenza - ha sottolineato il presidente del Consiglio - non può essere scollegata da una strategia". Quanto al paragone con la Germania, è il ministro Gentiloni a chiarire che "è importante che adesso anche Berlino abbia deciso di partecipare con voli di ricognizione" alla coalizione anti-Daesh: "Esattamente quello che l'Italia fa da circa un anno". Senza contare gli "oltre 5.000" militari impegnati all'estero.

Piuttosto, serve rafforzare la strada diplomatica: "La lotta al terrorismo, il controllo dell'immigrazione, il sostegno allo sviluppo funzionano molto meglio, è una banalità dirlo, se il processo di dialogo instaurato a Vienna per la Siria (e che l'Italia vuole replicare per la Libia) produrrà come è possibile risultati concreti", dice Renzi. E se in Libia si troverà "una cornice , un accordo fra le parti libiche e un via libera delle Nazioni Unite nelle prossime settimane, certamente l'Italia avrà un ruolo molto importante di coordinamento", aggiunge Gentiloni.

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