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pubblicato il 25/mag/2012 18:56

Tendenza Hollande, Berlusconi e Alfano lanciano modello francese

Segretario lancia Fed. E sua gaffe apre querelle su ambizioni Cav

Tendenza Hollande, Berlusconi e Alfano lanciano modello francese

Roma, 25 mag. (askanews) - Magari non era sua intenzione. Ma, visto che due giorni fa il Cavaliere gli aveva rovinato la sorpresona svelando che il più 'grande spettacolo' dopo la Seconda Repubblica altro non era se non una proposta di riforma costituzionale alla francese, in un certo senso oggi Angelino Alfano ha finito per ricambiargli il favore. Un lapsus, una voce dal sen fuggita, un 'presidente della Repubblica' al posto di 'presidente Berlusconi': tanto è bastato per riaprire l'annosa questione di quali siano le vere mire dell'ex premier ora che ha lasciato palazzo Chigi. Di certo, nella conferenza stampa a palazzo Madama (con annessa gran parata di deputati e senatori), Silvio Berlusconi si è ripreso la scena. Due i punti della proposta che il presidente e il segretario del Pdl hanno illustrato: riforma della Costituzione sul modello francese (che loro definiscono presidenziale ma in realtà è semi presidenziale) e la creazione di una Federazione per l'Italia che aggreghi tutta l'area dei "moderati", "liberali", "riformisti", "innovatori", insomma tutti gli alternativi alla sinistra. Sul tema delle riforme, lo schema studiato a palazzo Grazioli prevedeva di fare un'apertura al Pd senza però esplicitare il tipo di modello. Alla fine, però, dietro le insistenze dei giornalisti è stato lo stesso Cavaliere a parlare apertamente di doppio turno, pur subordinandolo al sì dei democratici al presidenzialismo. Berlusconi giura che quella semipresidenziale è una riforma che si può fare in "un minuto" se c'è la volontà, anche perchè sarà presentata in Aula al Senato sotto forma di emendamento. Ma a far sospettare, in primis l'opposizione, che si tratti di un'offerta intrinsecamente destinata a morire, sono le lancette dell'orologio: i tempi sono strettissimi per una riforma che richiede il doppio passaggio in entrambe le Camere e sulla quale è difficile che non ci sia una approfondita discussione di merito. Alfano comunque presenta il progetto con toni epocali: è arrivato il momento - dice - di fondare la Terza Repubblica e questo vuol dire non soltanto consentire agli elettori di scegliere direttamente il presidente della Repubblica ma anche che i partiti dovranno "rinnovarsi". Come? Il segretario lancia una sorta di Fed con tanto di primarie per il candidato leader e per il programma. Un'offerta buttata lì al 'centro' mettendo però le mani avanti: "a tutti coloro ai quali ci rivolgiamo -sottolinea Alfano - non chiediamo una risposta oggi perché noi non vogliamo tirare per la giacca nessuno". Il Cavaliere nega poi l'intenzione di sciogliere il Pdl a meno che altri partiti non comincino a imboccare questa direzione per creare un grande rassemblement, mentre evita di dire parole definitive su quell'ipotesi di creare un listone civico (alternativo) che tanto ha scombussolato la vecchia guardia del partito. Insomma, Berlusconi torna sulla scena con un duplice obiettivo: da una parte, puntellare il Pdl in caduta libera di consensi interni ed esterni, e dall'altra far vedere (anche a chi lo 'snobba' come Casini o Montezemolo, sebbene Alfano neghi ci siano "veti") che quando si parla di area dei moderati lui ha ancora una partecipazione azionaria con cui bisogna fare i conti e che di andare ad Antigua non ha alcuna intenzione. Non è forse un caso, dunque, se questa volta il Cavaliere ha evitato di collocarsi nel ruolo di padre nobile del Pdl. E se qualche giorno fa ha negato l'intenzione di ricandidarsi come premier, oggi si è limitato a dire che farà ciò che gli chiede il partito. Un partito che, ca va sans dire, magari vorrebbe anche camminare sulle sue gambe ma che non ha ancora superato il complesso d'Edipo.

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