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pubblicato il 24/set/2013 13:54

Telecom: Pdl e Pd, Letta deve riferire in Parlamento

Telecom: Pdl e Pd, Letta deve riferire in Parlamento

(ASCA) - Roma, 24 set - ''Sulla vendita di azioni Telco alla societa' spagnola Telefonica e sul conseguente nuovo assetto di controllo di una delle imprese chiave per lo sviluppo del nostro Paese, Telecom Italia, serve un quadro dettagliato per esprimere qualsiasi giudizio ma e' evidente che e' proprio la mancanza di dettagli e di chiarezza che alimenta le preoccupazioni. Per questo chiedo al presidente del Consiglio, Enrico Letta, di venire in Aula alla Camera dei deputati a illustrare la valutazione e le considerazioni del governo su un'operazione che rientra nelle logiche di mercato, e come tale non e' stata preannunciata, ma coinvolge da molto vicino tutti gli sforzi e gli investimenti che le imprese e le pubbliche amministrazioni stanno mettendo in campo per affrontare la sfida dell'economia digitale''. Lo ha affermato in una nota il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta. ''In particolare - ha chiarito - eravamo rimasti fermi alle frammentarie e contraddittorie informazioni sullo scorporo della rete fissa, all'ipotesi d'ingresso della Cassa Depositi e Prestiti, alla trasformazione di Telecom Italia da azienda nazionale di telecomunicazioni ad attore protagonista della sfida mondiale dei servizi via internet, alla necessita' di ingenti investimenti in infrastrutture per le reti di nuova generazione, alle preoccupazioni sull'indebitamento e sulle tariffe''. ''Cosa cambiera' con i due terzi del capitale Telco in mano agli spagnoli? Ci saranno ancora le risorse per gli investimenti e per lo sviluppo dei servizi? A che punto e' il progetto di scorporo della rete fissa e quali sono le prospettive del settore in Italia?'' Queste, per il capogruppo, ''sono solo alcune delle domande alle quali il presidente del Consiglio dovra' rispondere, e mi auguro lo faccia nel piu' breve tempo possibile e senza perdere di vista il fatto che in questi giorni il nostro Paese continua a cedere pezzi pregiati a imprese straniere e fatica a investire su stesso. Se continuiamo cosi' ci resteranno solo le scorie di quello che era ed e' ancora un grande sistema industriale''. Stesse preoccupazioni vengono espresse anche dal Partito democratuico: ''Le notizie su Telecom sono molto preoccupanti perche' riguardano asset stragici del nostro paese. Chiedo pertanto che il governo venga al piu' presto a riferire alla Camera circa il futuro di questa azienda'', afferma Roberto Speranza, presidente dei deputati del Pd. Si aggiunge al coro anche Sel: ''Il Governo deve venire immediatamente in Aula a spiegare nel dettaglio i motivi e i criteri dell'accordo raggiunto questa notte su Telecom tra Telco e Telefonica'', chiede il senatore di Sinistra, Ecologia e Liberta', Luciano Uras, che ha aggiunto: ''Se anche l'ultima grande azienda di comunicazione italiana diventera' spagnola significa che l'attivita' produttiva italiana sta andando a picco per effetto di scelte sbagliate di politica economica, i cui effetti abbiamo gia' visto altrove, in Argentina ad esempio''. ''Questa vicenda - ha aggiunto - ci preoccupa parecchio soprattutto sul fronte dei lavoratori. L'ad di Telecom, Marco Patuano, ha assicurato di non voler licenziare nessuno, ma al contempo chiede regole stabili pro-competive e pro-investimenti. Non vorremmo - ha concluso Uras - che tali richieste ricadano, come sempre accade, sulle spalle dei lavoratori, cosi' come ci ha insegnato Marchionne''. Ora Telecom parla spagnolo. Telefonica potra' salire a 100% di Telco. Telecom parla spagnolo. E' questa la conseguenza dell'accordo sottoscritto tra la compagnia iberica Telefonica e Generali, Mediobanca e Intesa SanPaolo, tutti soci di Telco, la holding che controlla il 22,4% di Telecom. Il disimpegno dei soci italiani era nell'aria da tempo, in ultimo lo stesso, Alberto Nagel, Ceo di Mediobanca, nell'ultima conference call con gli analisti sul futuro di Piazzetta Cuccia in Telco era stao chiaro, ''non ci metteremo piu' soldi, il nostro obiettivo e' disinvestire''. E non a caso la quota in Telco era stata svalutata a un prezzo che valutava Telecom 0,53 euro per azione. Anche Generali e Intesa SanPaolo avevano da tempo spiegato che l'avventura in Telecom era destinata ad arrivare al capolinea. L'accordo sottoscritto prevede un graduale disimpegno dei soci italiani da Telco attraverso un primo aumento di capitale di Telco che sara' sottoscritto interamente da Telefonica per 324 milioni, valutando le azioni Telecom a 1,09 euro contro una quotazione odierna di 0,59 euro. L'aumento di capitale sara' interamente utilizzato per rimborsare parte del debito di Telco che scendera' a 700 milioni e sara' rifinanziato in parte uguali da Mediobanca e Intesa SanPaolo. Dopo il primo aumento di capitale i soci italiani di Telco si diluiranno: Generali scendera' al 19,32%, Intesa San Paolo al 7,34%, Mediobanca al 7,34%, Telefonica salira' al 66%. Poi con il secondo aumento di capitale a 117 milioni, Telefonica salira' al 70% di Telco, con l'opzione di arrivare al 100% da esercitare tra il 15 e 30 giugno 2014 e tra l'1 e il 15 febbraio del 2015. L'opzione potra' essere esercitata valutando il prezzo delle azioni Telco al valore piu' alto tra 1,10 euro e la media dei prezzi di chiusura della azioni Telecom registrati nei trenta giorni precedenti l'esercizio dell'opzione. Al momento dell'esercizione dell'opzione, Telefonica riacquistera' i bond della holding Telco ancora in mano ai soci italiani. Da un punto di vista della governance e' stato stabilito che il Cda di Telco rimane composto da 10 membri, cinque designati da Telefonica e cinque dai soci italiani. Per quanto riguarda il Cda di Telecom e' stato deciso che non sara' inferiore a 13 consiglieri e che, al netto dei consiglieri eletti nella lista di minoranza, i soci italiani avranno la possibilita' di indicare i primi due nomi della lista proposta da Telco, mentre il resto dei nomi sara' indicato meta' dai soci italiani e meta' da Telefonica. int/

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