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pubblicato il 18/mag/2015 19:43

Sulla scuola niente Italicum bis, minoranza Pd non segue Fassina

Domani sera l'area che votò no due settimane fa il punto

Sulla scuola niente Italicum bis, minoranza Pd non segue Fassina

Roma, 18 mag. (askanews) - Niente bis dell'Italicum sulla scuola, la minoranza Pd - o meglio, quella quarantina di deputati che votarono no alla riforma elettorale - si riuniranno martedì sera per fare il punto alla vigilia del voto finale sulla riforma dell'istruzione voluta dal governo ma non c'è aria di barricate. In aula alla Camera solo Stefano Fassina ha rilanciato, chiedendo le dimissioni di Stefania Giannini e ricevendo, subito, la replica di Anna Ascani, capogruppo Pd in commissione, che ha ribadito la fiducia del partito al ministro. La stessa richiesta di Fassina è arrivata da Sel, ma nessuno del Pd ha seguito la stessa strada. Uno scenario che, a questo punto, non lascia molti dubbi sulle prossime mosse del 'ribelle' Pd, che già la scorsa settimana aveva annunciato la propria uscita dal partito se non fossero arrivate modifiche radicali alla riforma.

"La richiesta di dimissioni è un'iniziativa di Stefano", dice uno dei dissidenti Pd che hanno votato contro l'Italicum. "Noi faremo il punto domani sera, prima del voto finale, vogliamo vedere quali emendamenti passano, quali correzioni vengono accolte dal governo...". La modifica più significativa, è noto, dovrebbe essere quella sul finanziamento alle scuole private, mentre sugli altri punti controversi valgono le concessioni già fatte in commissione. Uno scenario che porterà alcuni della minoranza a votare a favore, mentre qualcun altro probabilmente potrebbe decidere di distinguersi anche al momento del voto finale: oggi Alfredo D'Attorre a ricordato a Matteo Renzi che la riforma in discussione è molto diversa da quella che era contenuta nel programma del Pd alle ultime elezioni e Carlo Galli, un altro di coloro che non votarono la fiducia due settimane fa, non ha partecipato al voto sui poteri del preside.

Del resto, lo stesso governo ha scelto di non drammatizzare il confronto, evitando la fiducia e - anzi, concedendo qualcosa in commissione, a cominciare dal riordino degli organi collegiali non verrà più affidato ad una delega al governo. Il testo, del resto, andrà al Senato e buona parte della sinistra Pd sembra orientata ad evitare un nuovo scontro come quello visto solo un paio di settimane fa sulla riforma elettorale.

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