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pubblicato il 08/feb/2016 20:12

Sul ddl Cirinnà il Pd va avanti con la stepchild e fa la conta

Riunito ufficio di presidenza Dem, si prepara strategia per aula

Sul ddl Cirinnà il Pd va avanti con la stepchild e fa la conta

Roma, 8 feb. (askanews) - Giornata di conteggi e verifiche tecniche per il Pd, alla vigilia della ripresa del dibattito in Senato sulle unioni civili e, soprattutto, in vista dell'inizio delle votazioni, mercoledì pomeriggio.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha incontrato a Palazzo Chigi i capigruppo Dem di Camera e Senato Ettore Rosato e Luigi Zanda e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi. Il risultato è che il premier e il partito vanno avanti, respingendo il nuovo appello del leader di Ncd Angelino Alfano a stralciare la stepchild adoption, la contestata norma che consente l'adozione del figlio del partner. "Si va avanti sulle unioni civili - ha detto Rosato al termine dell'incontro -. Il Pd è sempre su questa linea, che non contempla neanche l'ipotesi dello stralcio della stepchild adoption. Si lavora per una maggioranza parlamentare che approvi il testo". Un concetto ribadito anche da Andrea Marcucci, senatore renziano doc: "Un grande partito come il Pd non cambia idea così facilmente. Andiamo avanti sulle unioni civili, perchè il ddl Cirinna e gli emendamenti del gruppo dem sono costituzionali ed equilibrati, anche sulla stepchild adoption". Anche perchè, dalle "simulazioni" effettuate, proprio questa sarebbe la soluzione in grado di raccogliere una maggioranza più di altre ipotesi, come l'affido rafforzato.

Il punto sui numeri e sugli emendamenti è stato fatto in serata in una riunione dell'ufficio di presidenza del Pd al Senato. Dato per scontato il sì definitivo alla legge, il nodo riguarda l'articolo 5, quello relativo appunto alla stepchild adoption. Il pallottoliere, al momento, vede, secondo le stime dei Dem, una maggioranza sufficiente, per quanto sul filo, se si considera la forbice bassa. Il Pd, che al Senato ha 112 parlamentari (111 considerando il presidente dell'aula Pietro Grasso), conta che, al momento del voto, solo 18 diranno no alle adozioni.

Per quanto riguarda il Movimento 5 stelle, con cui sono in corso contatti continui, in conto ci sono 5-7 defezioni, anche a causa di due senatrici in maternità, su 35 (anche se i grillini assicurano che ne mancheranno solo 2). "Con la libertà di coscienza sulle adozioni per noi non è cambiato nulla: i senatori sono determinati a mantenere l'impegno preso. Come ho sempre detto, i voti sulla legge ci sono", assicura Alberto Airola.

Dati per certi i 6 voti di Sel, da Ala sono attesi 15 sì (su 19 del gruppo) alla stepchild e più o meno altrettanti dagli ex M5s passati al Misto. Almeno 3 dovrebbero arrivare poi dal gruppo Per le Autonomie-Psi-Maie. Con questi numeri la maggioranza sulla stepchild supererebbe di poco quota 161, la maggioranza assoluta. Ma si lavora affinchè voti a favore anche qualche esponente di Forza Italia (al momento 7-8). Nessuna previsione, invece, al momento, su eventuali "aiuti" da Area popolare.

Se questi sono i numeri che, in qualche modo, rassicurano il Pd, qualche timore può arrivare dai voti segreti. Il Pd chiede di limitarli, considerando "congruo" un numero intorno a 10-15. Questo l'appello che ha rivolto anche il senatore Giuseppe Lumia, capogruppo Pd in commissione Giustizia. "L'ultimo miglio - dice - con la forza e il metodo del dialogo, può giungere al risultato come è già avvenuto sulla proposta del ddl Cirinnà sulle unioni civili nel suo complesso che ha ora la maggioranza nel Paese e nel Parlamento. Così sarà anche per la stepchild adoption, vista senza pregiudizi e preclusioni. Mi auguro che tutti i gruppi parlamentari rinuncino al voto segreto e che, grazie alla libertà di coscienza, il dibattito in aula possa essere trasparente e concentrato sul merito della soluzione". Proprio un accordo all'interno del Pd sull'emendamento Lumia, secondo fonti Dem, potrebbe essere determinante per il via libera.

Nella riunione serale è stato fatto anche il punto sui 69 emendamenti presentati dai democratici, compreso il cosiddetto "canguro". Al momento restano tutti in piedi, in attesa che la Lega ritiri, come annunciato, 4.500 dei suoi. Fino a questo momento il Carroccio non lo ha fatto anche perchè, secondo quanto si apprende, Roberto Calderoli avrebbe chiesto alla Presidenza una valutazione informale sull'ammissibilità dei rimanenti.

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