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pubblicato il 01/ott/2015 17:48

Su riforma Rai 350 emendamenti, governo stringe tempi a Camera

Il relatore Peluffo: "Disponibili a miglioramenti, no ostruzionismo"

Su riforma Rai 350 emendamenti, governo stringe tempi a Camera

Roma, 1 ott. (askanews) - Sono circa 350 gli emendamenti presentati alle commissioni Cultura e Trasporti della Camera sulla riforma della Rai, ma l'intenzione della maggioranza è quella di arrivare all'approvazione in aula in tempi brevi, anche entro ottobre. Non viene esclusa, però, la necessità di un nuovo passaggio al Senato, ma senza rimandare l'approvazione definitiva oltre la fine dell'anno.

Il termine per presentare gli emendamenti è scaduto e gli uffici li stanno ancora contando e numerando. Alla fine, però, dovrebbero essere tra i 350 e i 400, la maggior parte depositati dalle opposizioni. Quelli predisposti dal Pd sono una ventina. I lavori da parte delle due commissioni dovrebbero iniziare la settimana prossima, martedì o mercoledì, mentre l'arrivo in aula è stato calendarizzato per il 19 ottobre, se sarà finito l'esame in commissione.

"Se non c'è un intento ostruzionistico - spiega Vinicio Peluffo (Pd), relatore del provvedimento alla commissione trasporti - i tempi ci sono. Se l'intento delle opposizioni sarà quello di migliorare il provvedimento, c'è la massima disponibilità e ci sono i tempi per farlo". L'idea, però, è quella di non stravolgere il provvedimento. "Alla Camera siamo a una seconda lettura - ricorda Peluffo - quindi non partiamo da zero, l'impianto resta". Al momento Peluffo non ha presentato emendamenti: "Prima voglio leggere gli altri, poi valuterò. I relatori possono presentarli anche oltre i termini", dice il deputato Dem.

Il cuore della riforma (che torna alla Camera in un momento di particolare tensione politica sul servizio pubblico, dopo le parole di Michele Anzaldi su "Ballarò") riguarda i criteri di nomina dei vertici della Rai. In particolare, al posto del direttore generale (che fino a oggi è scelto dal governo) sarà introdotta la figura dell'amministratore delegato, nominato dal cda su indicazione dell'esecutivo. All'ad saranno attribuiti maggiori poteri. Per quanto riguarda il cda, il numero dei membri viene ridotto da nove a sette (due eletti dalla Camera, due dal Senato, due indicati dal consiglio dei Ministri su proposta del Ministero dell'Economia e delle finanze e uno dall'assemblea dei dipendenti Rai "con modalità che garantiscano la trasparenza e la rappresentatività della designazione stessa". Il cda eleggerà poi il presidente al suo interno. Prevista anche una riduzione delle funzioni della commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

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