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pubblicato il 11/ago/2011 22:00

Stop and go su Cdm, ma Berlusconi ha fretta superare la buriana

Verso prelievo sopra 90mila euro. Nuovo vertice serale con Lega

Stop and go su Cdm, ma Berlusconi ha fretta superare la buriana

Roma, 11 ago. (askanews) - Per avere fretta, hanno fretta. Il problema, però, è evitare di fare i 'gattini ciechi'. Ed è per questo che la convocazione di un Consiglio dei ministri per il varo delle misure anti-crisi da tenere già domani è nell'agenda di tutti i ministri (molti dei quali richiamati dalle ferie) ma non è ancora stata convocata ufficialmente. Per questo restano in piedi le ipotesi di sabato o anche martedì. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, oggi ha incontrato prima Mario Draghi a palazzo Chigi, poi si è recato al Quirinale con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Infine, in serata, nuovo vertice con Umberto Bossi. E ci sono voci anche di una telefonata ieri sera con il presidente della Bce, Jean Claude Trichet. Al Colle il premier e il titolare di via XX settembre si sono presentati senza il testo del provvedimento, né avrebbero potuto portarlo giacché non è stato ancora messo nero su bianco. Alcune misure - viene spiegato - sarebbero state illustrate con dovizia di particolari, altre sarebbero rimaste solo titoli enunciati. Fonti del Pdl, tuttavia, dicono che mai come in questo momento c'è "sintonia" tra Berlusconi, Draghi e Napolitano, perché tutti sono convinti sia il momento dell'urgenza. Il presidente del Consiglio, viene spiegato, forzato anche dal pressing delle istituzioni internazionali e dall'occhio vigile di Napolitano, si sarebbe ormai convinto di non avere molte alternative se non quelle di far vedere che gestisce la situazione. Nessuno in Italia - va ripetendo in questi giorni Berlusconi - conosce le Borse e i meccanismi del mercato come me. Bisogna evitare che si crei il panico e l'effetto trascinamento verso il basso, dare una risposta veloce e pronta del Paese. Il punto è che il governo sarà costretto a varare misure lacrime e sangue su cui mai il premier avrebbe voluto mettere la faccia, come il contributo di solidarietà per i redditi sopra i 90mila euro che sta prendendo corpo in queste ore. Ma tant'è, qualcosa bisognava farla. E allora tanto vale - sarebbe stato il ragionamento del Cavaliere - cercare di sperare almeno che la buriana passi e provare a intestarsi i frutti del 'salvataggio'. D'altra parte nella riunione di ieri a palazzo Grazioli si sarebbe lungamente discusso del rischio che l'effetto delle misure si faccia sentire quando si sarà avvicinata la scadenza elettorale. Ma a parte il prelievo forzoso sui redditi, resta il nodo delle pensioni. Umberto Bossi, dopo aver visto il ministro dell'Economia, si è presentato a palazzo Grazioli dicendo che sul punto Tremonti non era riuscito a convincerlo, ma soprattutto che "bisogna anche saper dire di no, perché sennò si rischia la crisi". E' probabile che il premier questa sera tenti ancora una volta di persuadere Bossi che questo è il momento dell'unità e che qualche cedimento sarà necessario.

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