venerdì 20 gennaio | 19:13
pubblicato il 18/nov/2011 19:24

Sondaggi 'anti Monti' e tensioni, Pdl ancora sotto choc

Alfano: No frazionismi. 'Appetiti' su capigruppo.Pdl cambia nome?

Sondaggi 'anti Monti' e tensioni, Pdl ancora sotto choc

Roma, 18 nov. (askanews) - Equilibrismo. Colpa della storia, della traumatica fine del governo Berlusconi o forse solo della difficoltà di sostenere il governo e contemporaneamente gridare alla "sospensione della democrazia" (copyright di B.), certo è che Angelino Alfano ha davanti mesi difficili alla ricerca di un necessario punto di equilibrismo. Già ieri alcuni dei massimi dirigenti del Popolo della libertà si sono riuniti per discutere della strategia da tenere rispetto al governo Monti, e in molti hanno allargato le braccia sconsolati: "Così non riusciamo a stargli dietro". Il riferimento è agli improvvisi cambi di marcia dell'ex premier, che lasciano spaesati molti degli interlocutori. Il timore è che le spinte centrifughe 'silenziate' nelle ore della nascita del nuovo esecutivo si moltiplichino, ripercuotendosi sul partito, sul suo segretario, sui vertici dei gruppi parlamentari. Il segretario - che oggi pur leggendo un discorso che prendeva spunto da quanto preparato per Berlusconi ha comunque ottenuto di parlare alla Camera da leader del Pdl - ha tentato di spiegare la linea e la necessità, appunto, di cercare il non facile equilibrio necessario a tenere assieme il partito. Lo ha fatto in Aula, di fronte a Giorgia Meloni e Giuseppina Castiello, Marco Marsilio e Mario Landolfi, Deborah Bergamini e Ignazio Abrigniani, Manuela Di Cento e altri deputati. Molti di loro avvertivano Angelino di un rischio, partendo da un sondaggio che fa tremare via dell'Umiltà: il 45% degli elettori pidielle non considera giusto sostenere Monti. Eppure, ha spiegato Alfano, non è il momento di differenziarsi, neanche in chiave interna, quindi tattica: "Non possiamo cedere a frazionismi", non ora. Tenere assieme il partito, è questo uno degli obiettivi anche del Cavaliere. Il quale ieri ha promesso il congresso nazionale per la primavera del 2012, spiegando a più di un deputato il senso dell'iniziativa: occorre ricostruire il partito, ne abbiamo il tempo. Ma serve innanzitutto rinnovare, forse proprio a partire da un nome mai troppo amato, Pdl, che difficilmente supererà la prossima primavera. Tentando nel contempo di riaggregare i moderati - progetto ambizioso - per arrivare uniti alle Politiche del 2013. Altro cruccio che angoscia il partito dell'ex premier è rappresentato dalla partita dei sottosegretari. Molti gradirebbero entrare a far parte della nuova squadra, ma via dell'Umiltà è anche consapevole dei legittimi 'appetiti' delle diverse correnti e per questo valuta la possibilità di offrire nomi poco caratterizzati politicamente: come minimo ex parlamentari, meglio se da tempo lontani dai Palazzi. Anche perché, e questo non è un mistero, l'addio al governo ha spinto molti ex ministri e dirigenti di primo piano a ragionare sulla possibilità di chiedere 'un posto al sole'. Il primo e più ambito posto resta quello occupato da Fabrizio Cicchitto a Montecitorio, ma un cambio del genere rischierebbe di innescare un meccanismo difficile da gestire. E poi ci sono le tensioni dei singoli, i piccoli incidenti che si alimentano di un clima di tensione. Come il faccia a faccia ad alta tensione fra Salvatore Cicu e Settimo Nizzi, scoppiato in Aula per ragioni territoriali (un dossier sulla Sardegna consegnato da alcuni parlamentari sardi a Monti, senza il consenso di altri). Scene di tensione che si alternano ad altre più 'divertenti', momenti di imbarazzo determinati dall'incrocio fra il mondo dei 'tecnici' e quello dei politici. Uno avrebbe visto protagonisti, raccontano alcuni deputati presenti, il neo ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, l'ormai ex ministro Anna Maria Bernini e l'ex sottosegretario Laura Ravetto. Qualcuno presenta alla Camera Bernini al nuovo membro dell'esecutivo. Un po' spaesato, Giarda osserva, accenna un sorriso, ma imbarazzato non riconosce l'esponente dell'ultimo governo Berlusconi. Con cortesia prova a chiedere - con la mimica facciale prima ancora con le parole - lumi sull'identità. Un attimo di difficoltà, poi i due 'mondi' riescono a entrare in comunicazione.

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