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pubblicato il 04/lug/2012 21:39

Slancio europeo e manovre centriste, torna tema Monti-bis

Da asse con Pd su Rai a patto in Sicilia, cresce ala montiana

Slancio europeo e manovre centriste, torna tema Monti-bis

Roma, 4 lug. (askanews) - E' presto per parlare di partito di Monti. Così com'è prematuro immaginare che l'esperienza del Professore a Palazzo Chigi possa proseguire oltre il 2013. L'idea, anzi, da un paio di mesi sembrava essere stata archiviata. Eppure i risultati ottenuti dal premier in occasione del Consiglio europeo di Bruxelles hanno rimesso in moto meccanismi politici che erano stati bloccati dalle recenti difficoltà di Monti con la sua 'strana' maggioranza. Un esempio su tutti è rappresentato dalla saldatura Pd-Udc-Fli e malpancisti Pdl sul nodo Rai. Ma non bisogna sottovalutare l'operazione centrista in atto da qualche settimana, al pari della significativa apertura di credito di Massimo D'Alema su Monti. E, sia pure solo in linea di principio, si moltiplicano le voci che ipotizzano il varo di una Costituente per la prossima legislatura. Di fatto, se fino a qualche giorno fa sembrava certa la corsa di Pier Luigi Bersani e l'incognita pareva essere soprattutto sul nome dello sfidante di centrodestra, adesso torna a circolare l'ipotesi di un bis del Professore, sostenuto ancora da una larga maggioranza, ma stavolta politica. Sulla Rai, si diceva, si è toccato con mano l'asse che secondo le avanguardie montiane si candida a governare anche nel 2013. E' un uomo di Pisanu - capofila dei dissidenti Pdl e da tempo attestato su una linea filo Monti - a far saltare il banco e sostenere una candidatura non pidiellina. La successiva mossa di Schifani, che decide di sostituire l'esponente pidielle, innesca un durissimo scontro politico-istituzionale, che vede dalla stessa parte della barricata Pd, Udc e Fini. Proprio il Presidente della Camera usa parole durissime contro la seconda carica dello Stato, dopo aver ribadito stamane in un'intervista l'apertura a un Pd 'depurato' da Sel. L'altro importante banco di prova, in vista delle politiche, sembra essere il voto siciliano. Lì da tempo si discute della candidatura di un big Udc, Gianpiero D'Alia, sostenuto anche dal Pd. Un vero e proprio laboratorio in vista di un'intesa nazionale. Anche se sull'operazione pesa l'ostilità dei finiani, vicini a Lombardo. Oggi l'assemblea siciliana ha deciso di non votare la sfiducia al Presidente regionale, preferendo attendere le sue dimissioni, annunciate per fine luglio. E Fini, raccontano, non esclude un patto con Casini anche in una terra che pochi mesi fa ha ospitato la deflagrazione del Terzo polo. Del resto, la mossa di Pier Ferdinando Casini di aprire al Pd ha già creato sufficiente subbuglio tra i democratici. Basti dire che oggi sull'Unità Pier Luigi Castagnetti ha detto esplicitamente quello che molti dirigenti del partito stanno ripetendo a quattr'occhi a Bersani: "Rinviamo l'assemblea del Pd del 14 luglio". La riunione è fissata per stabilire le regole delle primarie, ma Castagnetti sottolinea la "svolta positiva e inattesa" di Casini e avverte che invece le primarie "portano il discorso altrove". Senza parlare, ha aggiunto Casini, della difficoltà di tenere primarie alle quali partecipano magari Vendola e Di Pietro che attaccano Monti ogni giorno, il tutto mentre il Pd deve sostenere il Governo. L'assemblea si dovrebbe fare comunque, ma lo stesso Bersani ha detto ieri che le primarie "si faranno quando sarà il momento", facendo capire che le cose non verranno definite nelle prossime settimane. Il segretario democratico capisce che in questo momento è importante tenere aperto il dialogo con Casini che pareva chiuso. D'altro canto, Bersani è consapevole del rischio che questa situazione comporta: un'alleanza centrata sul Pd, con Udc e Sel alle ali lo vedrebbe naturale candidato premier. Ma se si aggiungessero Fini, Pisanu, Frattini, l'ala moderata del Pdl, le cose potrebbero rapidamente cambiare. Non è un caso che Bersani si sia affrettato, dopo l'intervista in cui D'Alema 'abbracciava' Monti, a dire che il Professore non può essere "arruolato". E sia il vice-segretario Enrico Letta che il responsabile economia Stefano Fassina hanno chiarito che il candidato premier sarà il leader del Pd. Non che D'Alema abbia deciso di sacrificare il leader Pd come candidato premier, ma l'ex ministro degli Esteri è da sempre convinto che non si ci si possa presentare ai potenziali alleati con un pacchetto precostituito. Insomma, l'idea di una versione riveduta e corretta dell'attuale assetto non può essere esclusa a priori, come spiega più di un dirigente Pd. Molto dipenderà anche dalla legge elettorale e non è un caso che anche su questo punto la confusione regni sovrana. Nel Pdl manca un accordo, l'ultimo rilancio sulle preferenze recapitato al Pd è stato bocciato da Bersani. Con l'accordo, pare, anche di Casini.

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