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pubblicato il 19/lug/2013 12:00

Shalabayeva/ Zanda: Dimettersi è dovere di servitori dello Stato

Chiarire quali manine e quali manone sono dietro la vicenda

Shalabayeva/ Zanda: Dimettersi è dovere di servitori dello Stato

Roma, 19 lug. (askanews) - "Dirigenti importanti della Polizia di Stato sono stati indotti o hanno deciso di lasciare i loro incarichi in relazione allo svolgimento dei fatti della vicenda kazaka. Lasciare il proprio incarico in determinate circostanze rientra tra i doveri dei servitori dello Stato. Nel momento in cui, nonostante molto sia ancora poco chiaro, respingiamo la mozione di sfiducia nei confronti del ministro Alfano, dobbiamo anche ricordare che servitori dello Stato debbono esserlo non solo i funzionari pubblici, ma anche i ministri della Repubblica". Lo ha affermato il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda nel corso della dichiarazione di voto sulla sfiducia al ministro Alfano. Zanda ha espresso "un giudizio molto severo sull'espulsione dall'Italia verso il Kazakistan di Alma Shalabayeva e di sua figlia, sulle modalità in cui è avvenuta, sulle conseguenze sulle due donne, sulle responsabilità degli apparati e dell'autorità politica. Si, anche sulle responsabilità politiche dell'autorità politica. Nel caso kazako, i fatti conosciuti sono francamente inaccettabili. Sono atti che hanno leso l'onore dell'Italia in tutto il mondo". "Procaccini - ha aggiunto il presidente dei senatori del Pd - ha raccontato che Alfano, nel chiedergli di ricevere al Viminale l'ambasciatore kazako, gli aveva spiegato che si trattava di cosa molto delicata. Questo passaggio non è chiaro. Per una piena trasparenza dei fatti è importante che il Ministro spieghi nel dettaglio come, ancor prima dell'incontro tra Procaccini e l'ambasciatore, già sapesse che i problemi che l'ambasciatore intendeva sottoporre al Viminale erano molto delicati. Se il ministro sapeva che al suo capo di gabinetto sarebbero state sottoposte questioni molto delicate, doveva anche conoscere qualcosa - ha osservato - sul perché di tanta delicatezza". "C'è da capire - ha insistito Zanda - quali argomenti, quali interessi, quali manine o manone, abbiano messo in moto la macchina investigativo-repressiva della polizia italiana. Questo è il primo e più rilevante mistero da chiarire, essendo evidente che una così ampia trama, tanta rapidità, tanti mezzi, non sarebbero stati possibili senza una 'committenza' economica o politica, probabilmente obliqua, di grande rilievo". "Chiarezza - ha concluso Zanda - non è soltanto un'esigenza di legalità e di trasparenza. Chiarezza richiedono certamente anche le forze di polizia, la cui democraticità è fuori discussione, ma che non debbono restare col dubbio d'essere state utilizzate a fini non di giustizia".

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