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pubblicato il 14/mag/2011 10:20

Sfida poco 'amministrativa' di Berlusconi: Cav contro resto mondo

I rischi per equilibri di governo e Pdl. Con Colle su sfondo

Sfida poco 'amministrativa' di Berlusconi: Cav contro resto mondo

Roma, 14 mag. (askanews) - Bordate ai magistrati e critiche a Casini e Fini. Ironie sulla sinistra, frecciate al Colle e ancora attacchi ai pm. C'è molto poco di 'amministrativo' nella campagna elettorale di Silvio Berlusconi in vista del voto del 15 e 16 maggio. Il presidente del Consiglio lo ha detto: è un test politico. Ergo: se va bene è tutta acqua al mulino del governo. Ma ancora di più, il premier ha impostato la competizione come un 'giudizio' su se stesso, una specie di referendum 'Berlusconi contro il resto del mondo'. Dove il resto del mondo è rappresentato, appunto, dalle opposizioni, dalla 'puntigliosità' del Quirinale, e soprattutto dai pm di Milano. E' anche per questo che il test centrale è rappresentato dal voto per il sindaco del capoluogo lombardo: è in quella città che il premier è atteso ogni settimana per le udienze dei processi Mills, Mediaset, Mediatrade e Ruby. Ed è lì che la competition con la Lega, più che altrove, è sotto i riflettori. D'altra parte Umberto Bossi non ci ha girato intorno: se lì si perde, è Berlusconi che ha perso. A rigor di logica, infatti, se a Milano la coalizione di centrodestra dovesse uscire sconfitta il Cavaliere potrebbe anche trarre la coerente decisione di dimettersi. Che questo sia realmente nelle sue intenzioni, ovviamente, è tutto da verificare. Il premier ostenta sondaggi ottimistici ma il rischio di un ballottaggio, anche dopo la 'gaffe' di Letizia Moratti sullo sfidante Giuliano Pisapia, è tutt'altro che scongiurato e una vittoria al secondo turno, in una città storicamente 'favorevole', non potrebbe non avere un 'peso' sugli equilibri romani. La Lega è lì che aspetta al varco, interessata molto più a 'fagocitarsi' i voti del Pdl che a vedere Letizia Moratti vittoriosa. Il rischio minimo per Berlusconi è dunque che il Carroccio vada all'incasso facendo valere sempre di più la sua golden share sulla maggioranza. Ma se a Milano fosse una debacle o quasi, il timore che molti nel Pdl nutrono è che si riaffacci l'opzione del governo tecnico: ed è chiaro che il progetto non potrebbe andare in porto senza l'assenso del partito del senatur. Ci sono però almeno un paio di dati che, per capire l'esito della 'sfida' di Berlusconi, andranno scorporati dal risultato complessivo: il numero di preferenze che riuscirà a convogliare sul suo nome a Milano dove è capolista e le percentuali del Popolo della Libertà. Nonostante la pax elettorale imposta dal premier agli scontri tra le varie correnti, alla faida tra ex Fi ed ex An e tra ex colonnelli di Fini, la 'guerra' nel partito si muove sottotraccia, destinata a riemergere come un fiume carsico non appena le amministrative saranno archiviate. E questo ancora di più se il Pdl ne dovesse uscire con le ossa rotte. A breve partirà la 'corsa' ai tesseramenti per i congressi comunali e provinciali, da cui potrebbero generarsi curiose 'alleanze', come quella tra Claudio Scajola e Altero Matteoli, per ragioni diverse uniti nelle critiche alla gestione dei tre coordinatori. Berlusconi ha promesso di 'mettere la testa' sul partito una volta passate le amministrative, ma qualsiasi cambiamento alla struttura rischia di provocare un effetto domino. A cominciare dall'ipotesi di ritocchi all'attuale triumvirato: Denis Verdini, Sandro Bondi e Ignazio la Russa. Tuttavia, addossare 'la colpa' dell'eventuale sconfitta al partito da lui stesso creato, dando vita a una rivoluzione interna, è una carta che il Cavaliere potrebbe decidere di giocarsi per 'scagionarsi'. Anche perché obiettivo del Cavaliere è quello di rimanere a palazzo Chigi. Almeno fino al 2012, se si dà retta ai 'calcoli' che molti esponenti della prima guardia berlusconiana vanno facendo nei corridoi di Montecitorio. Già, perché tra i desideri mai pubblicamente confessati del premier ci sarebbe ancora l'idea di finire la carriera politica al Quirinale, vista anche la difficoltà per la maggioranza di centrare, entro fine legislatura, l'obiettivo di cambiare l'architettura istituzionale. Il settennato di Napolitano scade fra due anni e dunque toccherà al prossimo Parlamento eleggere il suo successore. Ecco dunque la suggestione che si fa largo tra molti pidiellini: politiche nel 2012 ancora con Silvio Berlusconi candidato premier e, in caso di vittoria elettorale, 'staffetta' a palazzo Chigi con il Cavaliere che trasloca sul Colle più alto di Roma.

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