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pubblicato il 06/ago/2016 09:48

Serracchiani: nessuna iniziativa governo per cambiare Italicum

"Non ci saranno sanzioni per parlamentari che votano no a referendum"

Serracchiani: nessuna iniziativa governo per cambiare Italicum

Roma, 6 ago. (askanews) - Sulla modifica della legge elettorale non ci sarà "nessun tabù" ma "un'iniziativa del Pd e del governo c'è già stata e si chiama Italicum". Così Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd, risponde alla sinistra Dem che chiede la modifica alla legge elettorale.

Quanto alla presa di posizione di dieci parlamentari Dem che hanno esplicitato il proprio "no" al referendum, Serracchiani, in una intervista a "Il Messaggero", sottolinea che "è una posizione legittima ma non è quella del Partito democratico. Ciò non toglie che stiamo parlando della Costituzione ed è comprensibile che ci siano punti di vista diversi". Comunque, rileva, "segnalo che otto su dieci hanno votato la riforma costituzionale in tutti i passaggi". Però, per i dieci "dissidenti", non ci saranno provvedimenti: "No, ma lo abbiamo detto in direzione nazionale ancora prima che ci fosse il loro documento e ribadito più volte".

Per quanto riguarda la richiesta di modificare l'Italicum, per Serracchiani "il referendum ha per oggetto la riforma costituzionale, non la legge elettorale e noi abbiamo mantenuto l'impegno sulle riforme chiesto dall'allora presidente della Repubblica e ribadito dall'attuale. Le due cose non possono essere legate in questo modo ma è altrettanto chiaro che noi siamo pronti a confrontarci su tutto e con tutti. Ovviamente per pensare di modificare la legge elettorale occorre avere i numeri in Parlamento". L'Italicum, ribadisce, "è una legge che avviamo convintamente votato. Se si vogliono fare delle modifiche non dipende da Renzi ma dai numeri in Parlamento".

Se poi al referendum prevarrà il no, conclude, "sarà giusto e corretto che la politica, e anche il Pd, ne prendano atto. Si faranno passi indietro notevoli e per altri dieci anni tutto resterà così com'è. Si torna ad avere il Senato, quasi mille parlamentari, più poltrone e non si chiariscono i rapporti tra Stato e Regioni. Si rimette in modo il meccanismo delle lungaggini. Un appesantimento che il Paese ha già pagato".

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