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pubblicato il 01/ott/2011 20:46

Sel/ Vendola scalda piazza Navona e incalza Bersani: Primarie

Di Pietro: "Noi saremo col Pd, non ci vergognamo"

Sel/ Vendola scalda piazza Navona e incalza Bersani: Primarie

Roma, 1 ott. (askanews) - Migliaia di persone in piazza Navona, un sole più estivo che da primo ottobre e tante bandiere rosse: Nichi Vendola si è goduto la sua manifestazione oggi, circondato anche da diversi attori (tra i quali la coppia Golino-Scamarcio, Dario Vergassola e Leo Gullotta) e da un paio di esoponenti politici di altri partiti come Antonio Di Pietro e Arturo Parisi. Una prova generale di queesponentil 'Nuovo Ulivo' che però proprio Vendola si è affrettato a definire non sufficiente. Un'adunata che aveva, evidentemente, un convitato di pietra, il leader del Pd Pier Luigi Bersani che si è tenuto alla larga dalla piazza e che è stato oggetto di diverse stoccatine, sempre nei limiti del fair play tra alleati, ma comunque pungenti. Ha cominciato Gullotta, intervenuto dal palco prima degli esponenti politici: "Ma perché Bersani non c'è? Che motivo c'è di avere paura di venire qui...". Poi è toccato ad Antonio Di Pietro: "Il 5 novembre io ci sarò, e ci sarà anche Vendola, alla manifestazione del Pd. Perché noi non ci vergogniamo ad essere alle manifestazione degli altri. Anzi, ne siamo orgogliosi". Quindi, Arturo Parisi, deputato Pd, che ha chiesto le "primarie di coalizione subito, entro l'anno" per scegliere il programma e il candidato leader con cui andare alle elezioni, "che chiediamo in continuazione". Tanti assist per Vendola: nel suo discorso di chiusura, pronunciato con la consueta enfasi e passione e dedicato in larga parte ad attaccare il Govenro, la Lega, Giulio Tremonti e via dicendo, ha riservato proprio al leader del Pd la parte più politica: "Basta chiamarsi 'compagni' e accoltellarsi alle spalle"; e ancora: "Guai a pensare a un 'nuovo Ulivo' dove siamo noi tre che ci riuniamo. Dobbiamo aprire le porte ai giovani, ai ricercatori... Al mondo". E, inutile, dirlo per farlo c'è innanzitutto un modo, e Vendola lo scandisce sillabando: "Le pri-ma-rie". Il centrosinistra deve avanti, non restare "prigioniero dei miti del passato", è sterile la competizione sulla "purezza ideologica" tra chi si professa con orgoglio "riformista" e chi, specularmente, rivendica la propria "radicalità". C'è bisogno "che il grande cantiere sia quello dell'alternativa, con un linguaggio giovanile, che costruisca un sentimento omogeneo di libertà e indipendenza, non possiamo cullarci sulle glorie del passato, dobbiamo confrontarci con i giovani e con quelli che magari sono diversi da noi". Anche sul fronte alleanze Vendola mette dei paletti, rivolto all'Udc: "Io propongo un allargamento, non ho mai posto veti sui moderati e sui centristi, ho detto che non li ponevo e che non intendevo subirli". Il confronto si fa sul merito e, a questo proposito, sono i centristi a dover avere chiaro un concetto: "La politica non può essere complementare dei poteri forti. Lo dico a Casini che ieri ha detto che 'i 5 punti' di Confindustria sono il banco di prova per il 'nuovo Ulivo', che dobbiamo sposare la linea che chiede la macelleria sociale. Noi diciamo: ma non c'è mai il tempo della patrimoniale?". Insomma, basta con i moderati che dettano le condizioni, è la sinistra che vuole porre le sue questioni di merito e vedere cosa rispondono gli altri. La gran parte del discorso, però, è stata dedicata alla 'pancia' dei manifestanti, una serie di invettive contro la Lega che "si genuflette a Roma", addirittura respingendo la sfiducia a Saverio Romano, e per questo poi "abbaia" parlando di secessione. Stoccate a Berlusconi, perché "l'Italia si fonda sul lavoro, non sulle escort", polemiche con Diego Della Valle, che con il suo manifesto sul Corriere della Sera mette in scena la "rivolta dei ricchi", ma con un "trabocchetto", quello di attaccare la politica 'tout court', in maniera indiscriminata, anziché fare "qualche atto di contrizione" perché "gli industriali" hanno a lungo flirtato con chi attualmente è al Governo. La piazza applaude, Nichi alza più volte la voce seguendo l'entusiasmo dei suoi sostenitori, sfodera tutto il meglio del suo vocabolario raffinato e a volte pomposo che fa la felicità del suo imitatore Checco Zalone. Cita De Sica, Pasolini, parla di "crescendo rossiniano" per descrivere la sequela di manovre economiche che il Governo ha dovuto mettere in campo e ringrazia il capo dello Stato Giorgio Napolitano per avere ieri duramente bacchettato la Lega e avere, in questo modo, alleviato parte del "dolore" che si prova di fronte allo spettacolo offerto dalla crisi economica e dall'incapacità del Governo. Vendola la sua campagna elettorale l'ha iniziata.

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