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pubblicato il 13/apr/2013 12:53

Rue wiertz: Pittella, Europa e Mezzogiorno spariti da agenda politica

Rue wiertz: Pittella, Europa e Mezzogiorno spariti da agenda politica

(ASCA) - Roma, 13 apr - ''I termini ''Europa'' e ''Mezzogiorno'' sono letteralmente spariti dall'agenda politica interna. Nelle relazioni dei saggi presentate al Presidente della Repubblica e nei documenti e nelle dichiarazioni dei leader che si candidano alla guida del Paese, o piu' modestamente a quella del Partito democratico, di queste parole non c'e' praticamente traccia. Eppure individuano le due grandi questioni intorno al quale si giocano invece i destini della nostra coesione sociale e le speranze di ottenere una rapida ripresa dell'economia, degli investimenti, dell'occupazione''. E' quanto afferma Gianni Pittella, vicepresidente vicario del Parlamento europeo.

''Tutti i parametri sociali ed economici dell'Italia stanno rapidamente regredendo rispetto alla media di un'Europa gia' in difficolta', come quelli di un malato terminale. Il numero complessivo di disoccupati, di inattivi (cioe' di persone che non hanno cercato lavoro nelle ultime quattro settimane) e di scoraggiati che il lavoro ormai non lo cercano neanche piu', ha raggiunto ormai la cifra drammatica di quasi sette milioni di persone. Ma come nella questione del pollo di Trilussa, in un paese spaccato a meta' mentre nel nord siamo vicini alle medie europee, nel sud le quantita' si raddoppiano, delineando un quadro sociale esplosivo - prosegue Pittella -. La riduzione di trasferimenti agli enti locali subiti da meridione dal 2008 a oggi grazie alle ''cure'' di ispirazione leghista e la difficolta' che ne e' seguita a spendere anche i contributi europei, ha rovesciato il trend positivo che fino a quell'anno aveva condotto molte regioni del Mezzogiorno ad avvicinarsi ai parametri europei. La difficolta' delle amministrazioni locali del meridione, sempre piu' deboli e abbandonate, a gestire in modo efficiente i pochi soldi disponibili per i servizi e il welfare, sotto le pressioni delle clientele e della criminalita' organizzata, hanno fatto il resto''. ''Eppure nel Mezzogiorno risiede la nostra principale risorsa umana, economica, culturale, per far ripartire il paese. Nel Sud - sottolinea Pittella - vivono secondo l'ultimo censimento 22 milioni di italiani, cioe' piu' di un terzo della popolazione italiana. Potrebbero dare un apporto decisivo alla ripresa della produzione di beni e servizi e alla domanda interna del nostro paese, se non detenessero un tasso di disoccupazione che nelle donne sfiora il 50% e nei giovani il 30%. Vuol dire che le ricette per sostenere la ripresa avrebbero un impatto quasi doppio sul Pil nazionale, se venissero efficacemente applicate sull'economia meridionale, rispetto al centro e al nord del paese. Senza considerare la necessita' di scongiurare il pericolo che sta correndo la tenuta delle nostre istituzioni''.

''E che dire dei temi europei? La scarsa capacita' dei nostri governi di ottenere una politica per lo sviluppo per uscire dalla spirale rigore-recessione, in cui ci hanno spinto i partner dell'Eurozona a guida conservatrice, ci ha condotto sull'orlo del baratro sociale ed economico - rimarca il vicepresidente vicario del Parlamento europeo -. Abbiamo subito i diktat che ci hanno imposto in termini di aggiustamenti di bilancio draconiani e che ci trascineremo per anni ancora, senza avere la forza e la volonta' di chiedere in cambio misure che ci mettano in grado di sostenerli con la crescita. L'agenda europea 2020, piena di obiettivi ambiziosi e condivisibili per la comunita', e' diventata un libro dei sogni dopo che il Consiglio europeo ha preteso perfino il taglio del gia' magro bilancio europeo.

Abbiano bisogno di una svolta in tempi molto rapidi per uscire dal tunnel in cui questo provincialismo politico e culturale ci ha ficcato, come le forze sociali ci chiedono disperatamente, avendo pero' ben chiare le idee su dove e come operare, in Italia, in Europa, sui mercati internazionali''.

per/vlm

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