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pubblicato il 13/lug/2011 21:29

Romano/ Richiesta processo preoccupa Napolitano. Pdl:Sorprendente

Fini e Idv attaccano, Pd e Udc cauti

Romano/ Richiesta processo preoccupa Napolitano. Pdl:Sorprendente

Roma, 13 lug. (askanews) - Quello che Giorgio Napolitano temeva si è puntualmente verificato, il ministro dell'Agricoltura Saverio Romano, nominato solo pochi mesi fa, deve ora fronteggiare una richiesta di rinvio a giudizio e il capo di imputazione ipotizzato è dei peggiori per un politico, ammesso che sia possibile una graduatoria di questo tipo: concorso in associazione mafiosa. L'indagine era in corso da tempo e proprio su questo il capo dello Stato aveva espresso le sue perplessità al momento della nomina, lo scorso 23 marzo. Perplessità che secondo fonti parlamentari del Pdl il capo dello Stato sarebbe tornato a maggior ragione a sottolineare oggi, dopo la richiesta di rinvio a giudizio. Dal Quirinale, in realtà, non trapela nulla che possa confermare queste indiscrezioni, solo l'invito a ricordare proprio le parole pronunciate quasi quattro mesi fa. Lo scorso 23 marzo, giorno del giuramento di Romano, il Colle aveva diffuso addirittura una nota, per rendere ufficiali le riserve sul nuovo ministro: "Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, - recitava il comunicato del Quirinale - dal momento in cui gli è stata prospettata la nomina dell'on. Romano a ministro dell'Agricoltura, ha ritenuto necessario assumere informazioni sullo stato del procedimento a suo carico per gravi imputazioni". Quindi, "essendo risultato che il giudice delle indagini preliminari non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Palermo, e che sono previste sue decisioni nelle prossime settimane, il capo dello Stato ha espresso riserve sull'ipotesi di nomina dal punto di vista dell'opportunità politico-istituzionali". Il comunicato si concludeva con l'auspicio "che gli sviluppi del procedimento chiariscano al più presto l'effettiva posizione del ministro". Auspicio deluso, visto che oggi è arrivata la notizia della richiesta di rinvio a giudizio. E se Napolitano è rimasto in silenzio, almeno in pubblico, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha usato parole pesanti verso il ministro, e non solo: "Il garantismo, che ci impone di aspettare il terzo grado di giudizio, non esclude un principio di opportunità politica", ha detto Fini. "Un ministro della Repubblica accusato di reati gravissimi rimane ministro? Si tratta di questioni di opportunità, e non di leggi". Lui, Romano, per ora non sembra affatto intenzionato a passare la mano. Il ministro resta "a testa alta", ha detto in conferenza stampa, e semmai "di inopportuno c'è solo e soltanto l'intervento della stessa persona che a dicembre, spogliandosi della terzietà che impone il rivestire la terza carica dello Stato, ha raccolto le firme per far cadere il Governo. Ho la coscienza a posto e sono convinto che si accerterà la verità dei fatti". Parte delle opposizioni, però, ha iniziato l'attacco: dietro a Fini, tutta Fli incalza. E lo stesso ha fatto Antonio Di Pietro, annunciando una mozione di sfiducia individuale se il ministro non si dimetterà. E Carmelo Briguglio ha voluto in qualche modo rendere pubbliche le voci sulla 'moral suasion' in atto da parte del Quirinale: "Romano riconosca che Napolitano oggi non avrebbe mai messo la firma sul suo decreto di nomina a ministro e lasci il governo", ha detto. Il Pd e l'Udc, invece, per ora sono molto cauti. I democratici vogliono aspettare, "anche per non intralciare la 'moral suasion' del Quirinale", dice un dirigente Pd. Si vedrà nei prossimi giorni se arrivare ad una iniziativa parlamentare. D'altro canto, le parole pronunciate in serata da Umberto Bossi fanno pensare che anche la Lega sta valutando come affrontare la situazione e che un eventuale passaggio parlamentare non avrebbe un esito scontato. Il Pdl per ora cerca di fare argine. "Bisogna tenere conto che all'interno della stessa Procura c'è una contraddizione - ha sottolineato Osvaldo Napoli - Il procedimento farà il suo corso, ma in questa fase non si può non tenere conto di questo aspetto: il pm aveva chiesto l'archiviazione". E Maurizio Gasparri ha definito "sorprendente" la decisione del rinvio a giudizio. Nei frequenti contatti tra Napolitano e Letta di questi giorni, peraltro, Romano non è nemmeno il primo argomento, viene fatto notare da fonti Pdl: l'attacco speculativo e il rimpasto di Governo, o meglio la sostituzione di Angelino Alfano alla giustizia, sono temi all'ordine del giorno. Al Quirinale per il momento il rimpasto non è in agenda, venerdì Napolitano si limiterà a firmare il decreto della manovra. Ma, assicurano dal Pdl, la prossima settimana Alfano lascerà il ministero della Giustizia.

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