sabato 10 dicembre | 12:33
pubblicato il 24/mar/2011 05:12

Romano è ministro, i dubbi di Napolitano, che non può dire 'no'

Riserve su opportunità politica, altre valutazioni a giudici

Romano è ministro, i dubbi di Napolitano, che non può dire 'no'

Roma, 24 mar. (askanews) - Nella Sala della Pendola del Quirinale Francesco Saverio Romano, accompagnato da moglie e figlio, ha aspettato ieri una decina di minuti prima di giurare da ministro per le Politiche Agricole. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, solitamente puntualissimo, ha fatto ingresso nella sala con quel piccolo ritardo accompagnato dal premier Silvio Berlusconi e dal sottosegretario Gianni Letta. Tempo utile a un breve colloquio tra Napolitano e Berlusconi durante il quale il Cavaliere, si spiega negli ambienti del Colle, ha illustrato al presidente i provvedimenti assunti dal Consiglio dei ministri con particolare attenzione alle decisioni sulla questione Libia. Il caso Romano? Quello era già stato affrontato negli incontri precedenti quando, appena una settimana fa, Berlusconi era salito al Colle per prospettare a Napolitano le modalità del rimpasto di governo. Le perplessità del Capo dello Stato sull'"opportunità politico-istituzionale" di quella nomina - Romano ha due procedimenti pendenti per concorso in associazione mafiosa e corruzione - erano già state fatte presenti a Berlusconi, consigliando di attendere quantomeno il pronunciamento del giudice previsto per le prossime settimane. Ma il premier più volte, e anche stamani a quanto pare, ha ripetuto al presidente la necessità di conferire quanto prima un incarico di peso al leader dei 'Responsabili', terza gamba sempre più fondamentale per la stabilità (e la sopravvivenza stessa) del governo. Napolitano, scaduto ormai il tempo e risultati vani i tentativi della moral suasion, non ha fatto mistero al premier che la nomina a ministro sarebbe stata accompagnata da una puntualizzazione. E difatti una manciata di minuti dopo il giuramento è uscita, del tutto inusuale, una nota del Quirinale sulle "riserve" del presidente viste le "gravi imputazioni" a carico di Romano. Di capi di imputazione si parlava e non di un "imputato" ha poi ribadito l'ufficio stampa della Presidenza della Repubblica quando, nel pomeriggio, Romano ha criticato la nota considerandola non corrispondente al pensiero di Napolitano. Cosa praticamente impossibile conoscendo l'attenzione con cui il presidente stesso controlla tutte le prese di posizioni ufficiali. Insomma, Napolitano, coerente con l'interpretazione dei suoi poteri che ha seguito finora, ha ritenuto che non vi fossero "impedimenti giuridico-formali" che potessero motivare un suo diniego alla nomina. Questo significa che un 'no' avrebbe costituito, agli occhi del presidente, un'impropria interpretazione delle proprie prerogative, cosa che Napolitano ha sempre accuratamente evitato. Quindi Romano è diventato ministro ma il Colle ha lasciato intatte le sue perplessità sull'opportunità politica della decisione perchè le valutazioni giuridiche spettano solo ed esclusivamente ai magistrati.

TAG CORRELATI
Gli articoli più letti
Governo
Renzi verso ok a governo Gentiloni, ma su data voto è rebus
Governo
Orlando: governo per andare al voto, ma Pd non lo fa da solo
Governo
Tosi al Colle: incarico a una figura dal profilo internazionale
Governo
Seconda giornata consultazioni da Mattarella, Gentiloni in pole
Altre sezioni
Salute e Benessere
Orecchie a sventola, clip rivoluziona intervento chirurgico
Enogastronomia
Furono i sardi i primi a produrre vino nel Mediterraneo
Turismo
Confesercenti: alberghi prenotati al 75% per Ponte Immacolata
Lifestyle
Giochi, Agimeg: nel 2016 raccolta supera i 94 miliardi (+7,3%)
Moda
Per Herno nuovo flagship store a Seoul
Sostenibilità
All'Isola della Sostenibilità il mondo dell'economia circolare
Efficienza energetica
Natale 2016, focus risparmio energetico e trionfo regalo Hi-tech
Scienza e Innovazione
Europei, Olimpiadi e terremoto, il 2016 su Facebook in Italia
Motori
Flash Mob ai Fori per Amatrice con la Ferrari del record in Cina