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pubblicato il 21/apr/2016 20:52

Roma, Bertolaso va avanti. Fi si spacca e attende decisione Cav

Ufficio presidenza teso. Azzurri divisi tra asse Nord e romani

Roma, Bertolaso va avanti. Fi si spacca e attende decisione Cav

Roma, 21 apr. (askanews) - Decisioni che vengono prese di notte e smentite di giorno. Ma ormai dentro Forza Italia non si è più nemmeno al classico schema della tela di Penelope. Piuttosto la questione della scelta del sindaco di Roma si avvicina alla trama di una commedia dell'assurdo. E così, come per i due contadini di Beckett, le fazioni in lotta sono lì che aspettano: 'En attendant Berlusconi'.

Dopo una riunione dell'ufficio di presidenza che doveva essere dirimente e invece è servito soltanto a sancire la spaccatura in due del partito, è questa la scelta che è stata presa: dare mandato al leader di cercare una soluzione, dopo aver riparlato con tutti, a cominciare da Giorgia Meloni e da Matteo Salvini.

Spetta al Cavaliere l'ultima parola: appoggiare la corsa della leader di Fratelli d'Italia, virare su Alfio Marchini o insistere, fino alla fine, sul primo "cavallo": Guido Bertolaso. A sentire l'ex capo della Protezione civile sarebbe proprio questa la scelta del presidente azzurro.

Bertolaso nel pomeriggio si presenta alla Camera per una conferenza stampa con Gianfranco Rotondi dopo aver trascorso praticamente l'intera giornata a palazzo Grazioli. "Vado avanti, il mio obiettivo è il 5 giugno", dice ai giornalisti, che per lui avevano una sola domanda: si ritira o no? "Nessuno me lo ha chiesto", risponde.

L'ex capo della Protezione civile non ha partecipato alla riunione dell'ufficio di presidenza in cui si è plasticamente evidenziata la spaccatura tra gli azzurri: una frattura tra l'asse del Nord (capitanato da Paolo Romani e Giovanni Toti) e il blocco romano (guidato da Tajani ma forte anche del sostegno del cerchio magico). Con i primi, favorevoli a preservare l'alleanza di centrodestra e dunque a favore della candidatura di Giorgia Meloni e i secondi che, però, di quell'ipotesi non vogliono sentir parlare: si resti su Bertolaso o, al massimo - è la loro posizione - si punti su Marchini. Un dissidio talmente forte che Romani e Tajani sarebbero quasi venuti alle mani mentre si tentava di produrre un documento finale che, infatti, alla fine non ha nemmeno visto la luce.

L'ufficio di presidenza, insomma, si conclude sostanzialmente con un nulla di fatto. Ma è poco dopo che comincia la vera riunione: quella in cui lo stesso Tajani, Maria Rosaria Rossi e Marcello Fiori sarebbero tornati alla carica. "Presidente non puoi cedere a quei due, manteniamo il punto su Roma, di unità del centrodestra si può tornare a parlare dopo le amministrative".

E' in questo clima - viene spiegato - che maturano le frasi pronunciate, con un tono anche più spavaldo del solito, da Guido Bertolaso. "Berlusconi - afferma - mi ha chiesto di fare il grande sacrificio di andare avanti e risolvere i problemi della città. Altri sacrifici non me ne ha chiesti". Questo, però, non vuol dire ancora che l'ex premier si sia ormai convinto di rimanere fermo su Mr. Emergenze per evitare un clamoroso cedimento al duo Salvini-Meloni.

Nonostante la leader di Fratelli d'Italia e il segretario della Lega abbiano ufficialmente aperto insieme la campagna elettorale alla terrazza del Pincio, infatti, il discorso non sarebbe ancora chiuso. Resta aperta l'ipotesi di un incontro a tre nelle prossime ore.

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