lunedì 23 gennaio | 21:59
pubblicato il 23/nov/2011 20:07

Riforme/In Senato ora potrebbe ripartire riduzione parlamentari

Consultazioni informali fra gruppi anche su legge elettorale

Riforme/In Senato ora potrebbe ripartire riduzione parlamentari

Roma, 23 nov. (askanews) - Riparte l'attività parlamentare, seppur con tutta la farraginosità legata alla creazione di un nuovo governo, che manca ancora dei sottosegretari e che si divide tra Roma e le istituzioni europee. Almeno, la ripartenza è già cominciata al Senato, dove da due giorni i vertici dei gruppi parlamentari sono impegnati in colloqui informali tra loro e con la presidenza. Momento di sintesi sarà la conferenza dei Capigruppo di domani, quando verranno poste almeno due questioni: il calendario d'Aula e l'agenda, in attesa che i ministri compiano il loro tradizionale giro di audizioni di inizio mandato nelle commissioni e che il governo partorisca l'annunciato pacchetto di proposte economiche. Ecco quindi che ieri, ad esempio, c'è stato un colloquio molto fitto tra il presidente del Senato, Renato Schifani, e la capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, la quale, lasciato il ruolo di leader dell'opposizione, riveste ora quello ben più impegnativo di rappresentante del secondo partito di maggioranza. In sintesi, Finocchiaro ha posto a Schifani un problema semplice: come impegnare il tempo che separa il Parlamento dal nuovo corso dell'attività legata alle proposte del Governo. Per Finocchiaro, la Camera Alta dovrebbe semplicemente tornare a occuparsi di quelle riforme che giacciono, già pronte, nelle commissioni. E la regina di queste, dopo un rapido riesame degli incartamenti, è la riduzione del numero dei parlamentari. Prima della caduta del governo Berlusconi, infatti, la maggioranza di allora era riuscita a convogliare il taglio degli onorevoli nel ben più esteso pacchetto Calderoli. Ora che Calderoli non è più minitro e che la Lega e all'opposizione, questa riforma può essere ritirata fuori dai cassetti e approvata, tanto più che l'Aula di palazzo Madama aveva votato l'urgenza del provvedimento e che il ddl, di soli tre articoli, recava in calce la firma di tutti i capigruppo. Ecco quindi che con ogni probabilità Finocchiaro domani proporrà ai colleghi l'idea di procedere con questa revisione costituzionale e di portare il numero degli onorevoli a 750, come previsto dal ddl, se si vuole di piccolo cabotaggio, ma con due grandissimi pregi: la propria natura parlamentare, che terrebbe quindi il governo al riparo dall'accusa di andare fuori mandato, e l'essere foriero di una vera e propria rivoluzione, ovvero una nuova legge elettorale. (segue)

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