martedì 28 febbraio | 04:48
pubblicato il 08/apr/2014 13:40

Riforme: toni piu' soft, ma la 'guerra' dei professori continua

Riforme: toni piu' soft, ma la 'guerra' dei professori continua

(ASCA) - Roma, 8 apr 2014 - La ''guerra'' tra costituzionalisti sulla riforma costituzionale proposta dal governo Renzi registra un nuovo capitolo: quello che e' definibile del (mezzo) passo indietro operato da Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodota', che nell'ormai famoso appello di Liberta' e Giustizia accusavano Renzi di volere una ''svolta autoritaria'' e di atteggiamenti ''padronali''. La novita' e' la correzione, in verita' forse piu' di tono che di sostanza, rispetto al noto appello sul ''rischio per la democrazia''. ''Forse l'appello -ha dichiarato Zagrebelsky- e' stato tranchant, ma quali altri strumenti si vede oltre l'appello? Il problema e' che l'unico modo di mettersi in gioco, per Renzi, sembra essere quello di dire di si' a Renzi''. Ma Zagrebelsky difende poi in pieno la sua visione critica di un Senato come camera delle autonomie. ''C'e' bisogno -ribadisce- di un organo che abbia lo sguardo lungo e, percio', non sia sotto la pressione, o il ricatto, di nuove elezioni''. In sostanza Zagrebelsky sarebbe favorevole ad un dimezzamento dei deputati; due senatori per regione ''eletti direttamente tra persone con cursus honorum rispettabile; durata fissa e lunga senza rieleggibilita'; poteri rivolti a contrastare la tendenza allo spreco di risorse comuni; controllo sulle nomine pubbliche e d'indagine sui fatti e sulle strutture della corruzione''. Il progetto di riforma renziano -e qui ritorna di fatto l'accusa di svolta autoritaria- secondo Zagrebelsky porterebbe ad un restringimento della rappresentanza e ad una accentuazione personalistica che con la legge elettorale maggioritaria e la ''riforma strisciante'' del governo nel senso del primo ministro potrebbe sfociare in quella ''svolta autoritaria'' che non e' riconducibile alla sola riforma del Senato, ma al complesso dei cambiamenti proposti e in progetto. Posizione analoga e' stata assunta da Rodota', che in una trasmissione televisiva ha sostenuto che i toni dell'appello sono stati volutamente forti per richiamare l'attenzione dei cittadini sulla posta in gioco in termini di democrazia. Anche Rodota' si e' dichiarato disponibile al confronto ma ha detto di non accettare la logica del ''rullo compressore'' di Renzi. E sullo specifico del Senato ha confermato di pensare ad una distinzione di competenze rispetto alla Camera titolare del rapporto politico-fiduciario verso il governo. In sostanza un ruolo di camera alta con funzioni legislative delimitate, ma di controllo e garanzia sulla Camera dei deputati. Ai due professori hanno risposto numerosi costituzionalisti come Michele Ainis che intervenendo ad Agora' su Rai Tre ha ribadito il giudizio di ''esagerazione'' dell'allarme lanciato da Rodota' e Zagrebelsky. Sulla stessa lunghezza d'onda Giovanni Pitruzzella, Stefano Ceccanti, Enzo Cheli, Luciano Violante. Ma la critica piu' stringente e' stata quella del professore Augusto Barbera. Secondo Zagrebelsky, afferma Barbera, ''il Senato dovrebbe far valere 'le ragioni della durata su quelle dell'immediatezza del consenso elettorale'. Mi sembra di sentire un esponente della Camera dei Lord: e' una visione reazionaria, perche' invoca una seconda camera che funzioni da freno rispetto alla camera di diretta derivazione popolare''. Barbera prende in esame anche le tesi di Rodota', contrario al superamento del bicameralismo. ''Sono rimasto sbalordito -spiega Barbera- a sentire che il monocameralismo depotenzierebbe il Parlamento. Oltre tutto ripenso al di legge presentato dallo stesso Rodota' nel 1985 che, cito testualmente, recita: il Parlamento viene valorizzato se 'l'organo rappresentativo riesce ad esprimersi in una sola sede attraverso un organo unico'. Allora Rodota' sosteneva che due Camere consentono troppo spazio al Governo contro il Parlamento''. Ma allora perche' questo radicale cambiamento di posizioni di Rodota'? ''Probabilmente -sostiene Barbera- per spaccare il Pd marcando il dissenso riguardo alla presenza di Berlusconi nella maggioranza che sostiene le riforme. E poi parte della sinistra non vuole rafforzare il Parlamento, ma solo i suoi poteri di veto, e due Camere si prestano in modo eccellente a questo scopo''. min/vlm

 

 

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