martedì 28 febbraio | 18:02
pubblicato il 24/apr/2014 20:04

Riforme: su Senato ipotesi mediazione con listini regionali

di Angelo Mina. (ASCA) - Roma, 24 apr 2014 - Nella vicenda della riforma del Senato si conferma lo spiraglio intravisto ieri nel momento piu' duro del muro contro muro tra i fautori del mantenimento dell'elezione da parte dei cittadini (Chiti e la minoranza Pd, grillini, falchi di Fi, Lega Nord e destra di Fratelli d'Italia) e i sostenitori di un Bundesrat italiano con elezione di secondo grado come prevede il ddl del governo.. Questo spiraglio di mediazione prende il nome di listino di senatori eletti in concomitanza con le elezioni regionali.

La paternita' puo' essere attribuita all'ex presidente della Camera, Luciano Violante, che delle riforme si e' occupato anche in qualita' di ''saggio'' nel comitato che era stato insediato dal governo Letta per facilitare il lavoro di riforma costituzionale da parte del Parlamento. L'idea di fondo e' sempre quella del Bundesrat che in Germania e' la camera espressione dei lander e con competenza territoriale i cui componenti sono eletti di secondo grado.

In Germania questa designazione e' il frutto della parte proporzionale del sistema elettorale. Di qui l'idea, da noi, di affiancare alla elezione del presidente della Regione e del consiglio regionale anche un listino con candidati al nuovo Senato delle autonomie. In questo modo la rappresentanza sarebbe sottratta a sistemi ''ipermaggioritari'' (come lamentano gli oppositori della riforma Renzi) e affidata ad un criterio piu' equilibrato visto che dai senatori sarebbero esclusi i ''governatori'' e in analogia anche i sindaci delle citta' capoluogo. Di una soluzione di questo tipo si e' cominciato a parlarne anche nella Commissione Affari costituzionali del Senato dove ha preso l'avvio il lavoro per l'adozione del testo unico da proporre all'esame dell'Aula. In questo modo, ha spiegato lo stesso Violante, e' possibile operare la chiusura del bicameralismo perfetto (che e' il cardine principale del ddl del governo) con l'attribuzione al nuovo Senato della competenza in materia territoriale, risolvendo per di piu' la maggior parte dei contenziosi che ora gravano pesantemente sulla Corte costituzionale. Definito cosi' il nuovo Senato, con la cancellazione del suo ruolo politico di fiducia verso il governo, e' possibile discutere su un ampliamento delle funzioni che devono pero' restare nella dimensione del controllo con possibili richiami delle leggi approvate dalla Camera, specialmente se riguardano interessi territoriali ma anche in tema di leggi elettorali. In questo modo si troverebbe anche la soluzione per una significativa partecipazione del Senato nell'elezione del presidente della Repubblica, ma anche per le nomine del Csm e della Consulta.

Un appoggio decisamente a favore e' venuto oggi proprio dalle regioni con una presa di posizione del presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani, durante una sua audizione in Commissione al Senato ove ha difeso il progetto di elezione di secondo grado. La soluzione proposta da Errani coincide con quella del governo, ovvero con un Senato con ''una elezione esclusivamente di secondo grado'' da parte dei Consigli Regionali, in modo da farlo diventare il Senato delle Autonomie, in altre parole ''una Camera in grado di sovrintendere l'equilibrio legislativo tra Centro e Periferie''. Con questo Errani ha voluto dire che sarebbe opportuno mantenere le materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni evitando - proprio grazie al nuovo Senato - quel corto circuito Stato-Regioni che e' diventato un punto critico. Questa concorrenza, ha spiegato Errani ''in moltissime materie essa e' in natura, non e' annullabile''.

In questa ottica il Senato diverrebbe appunto la sede in cui affrontare le materie di competenza concorrente, che dovrebbero essere definite in dettaglio attraverso una legge bicamerale. L'esempio citato e' stato quello della sanita' che, ha sottolineato, non puo' essere totalmente a carico delle Regioni anche perche' si e' in presenza di un interesse nazionale. Certo, ha aggiunto, bisogna evitare i rischi di un ''neocentralismo'' come di un federalismo selvaggio e la soluzione puo' essere trovata, ha detto, nel Senato delle autonomie formato da senatori eletti dai consigli regionali.

''Un indubbio progresso'' e un ''salto in avanti'' e' giudicata la proposta dei listini da parte di Lucio Malan di Fi che approva la proposta di prevedere l'elezione diretta dei senatori contestualmente ai consiglieri regionali attraverso un listino ad hoc.: ''Sarebbe un grosso salto di qualita' a cui si arriverebbe anche grazie all'azione di Forza Italia''. Posizione nettamente contraria e' stata invece espressa da un parere della Cgil consegnato alla Commissione Affari costituzionali. Testo che mette esplicitamente in guardia da ''stravolgimenti'' istituzionali, con evidente riferimento alla riforma di Renzi. Un documento, quello della Cgil, che rida' forza ai sospetti che si erano sollevati intorno all'iniziativa del ddl alternativo di Chiti e di altri 22 senatori della minoranza Pd. ''Obiettivo del cambiamento deve essere una semplificazione che rafforzi le istituzioni democratiche, promuovendo e valorizzando la rappresentanza politica e sociale e la partecipazione, non che riduca gli spazi di confronto e condivisione in nome della 'velocita'' o della 'governabilita'''', dice il documento della Cgil, che afferma di ''non essere contraria a una revisione mirata della seconda parte della Costituzione che porti al superamento del bicameralismo perfetto con l'istituzione di un Senato rappresentativo delle Regioni e delle Autonomie, e alla riforma del Titolo V con la redistribuzione delle competenze legislative''. Ma tali interventi ''non devono portare in alcun modo allo snaturamento del sistema parlamentare''. Per la Cgil, la riforma del Senato deve essere quindi ''guidata'' da ''due presupposti: adeguati bilanciamenti per preservare l'equilibrio di poteri e le garanzie per le minoranze politiche; composizione e intervento nel procedimento legislativo conformi alla necessita' di farne il luogo istituzionale dell'esercizio collettivo dell'autonomia legislativa e organizzativa della Repubblica''. In conclusione per la Cgil il Senato ''deve avere poteri effettivi e non residuali in tutte le materie che attengono il pluralismo istituzionale''. min/vlm

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