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pubblicato il 04/giu/2014 19:04

Riforme: spinta dalle Regioni per il nuovo Senato?

di Angelo Mina. (ASCA) - Roma, 4 giu 2014 - ''A che punto e' la notte?...

Ormai contende al mattino chi dei due debba essere''. La domanda e la risposta che Shakespeare fa pronunciare a Machbeth e alla consorte Lady Machbeth possono essere prese a prestito per illustrare l'attuale situazione della riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione all'esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato, dove sono stati depositati piu' di 5.000 emendamenti al testo base del governo, e dove sono entrate nel vivo le trattative per una mediazione che porti ad una larga condivisione della riforma.

Notte, perche' indubbiamente grande appare la confusione che si e' prodotta intorno a questa riforma. Mattino, perche' da parte di soggetti responsabili si ribadisce con convinzione che un accordo e' possibile, forse gia' la prossima settimana. Ferma restando l'incomprensibilita' per il cittadino comune della diatriba sull'elezione diretta o di secondo grado dei senatori del nuovo Senato, che nonostante il suo peso sostanziale e' vista al piu' come una rissa bizantina sul sesso degli angeli, in gioco e' la natura stessa della riforma. Uscendo dalla metafora, la confusione o se si preferisce la ''notte'' sara' risolta da un semplice accordo di principio: accantonata la soppressione totale del Senato, e accettata la fine del bicameralismo perfetto sara' decisiva l'accettazione del ''bicameralismo diseguale'' che fa del Senato la camera rappresentativa delle autonomie territoriali, con la funzione propria di mediare e comporre le controversie con lo Stato centrale. Se si converge su questo principio (che e' quello che ha ispirato la nascita del Bundesrat tedesco), non si puo' negare alle Regioni (che hanno una potesta' legislativa) di essere determinanti nella composizione del nuovo Senato.

Questo perche', venuto meno il potere politico di dare o togliere la fiducia al governo che sara' prerogativa della Camera eletta con sistema maggioritario, le Regioni saranno ancor piu' di oggi interessate a concorrere alla funzione legislativa che riguarda le articolazioni territoriali. In questa prospettiva le stesse Regioni hanno piu' volte sottolineato di non essere interessate ad una ripartizione per ''materie'' tra loro e lo Stato centrale. Questo porterebbe ad un dualismo radicale, concorrente, che e' stato abbandonato anche dagli stati storicamente federali. La ragione e' semplice, la moderna societa' complessa non tollera e non puo' essere governata con sistemi di regole rigide e conflittuali che portano ad estenuanti liti su chi debba fare che cosa. Alla ripartizione per materie le Regioni hanno piu' volte proposto una ripartizione per ''funzioni'' che per loro natura rendono la ripartizione stessa maggiormente flessibile e collaborativa. In sostanza, indicate le competenze proprie, sara' piu' facile organizzare una collaborazione sia sul piano legislativo (in gioco ci sono servizi concreti come la sanita', la scuola, l'assistenza sociale, beni culturali, ecc.) sia amministrativo ed anche politico. In altre parole le Regioni non sono interessate ad un Senato a loro estraneo, a partire dalla stessa composizione dove potrebbero dire poco piu' che nulla se affidata ad un suffragio universale che inevitabilmente sarebbe deformato su rappresentanze politiche generali, proprio come per la Camera. Questo ''interesse'' delle Regioni potrebbe diventare l'impulso necessario per sbloccare una situazione che altrimenti sarebbe destinata a prolungare la ''notte''. min /vlm

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