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pubblicato il 22/lug/2014 17:15

Riforme: solo uno sforzo di mediazione puo' evitare guerra di posizione

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 22 lug 2014 - ''La situazione in Aula e' delicata e ritengo che in assenza di una mediazione politica l'andamento dei lavori sara' complicato''. E' quanto ha affermato il responsabile del programma del Nuovo Centrodestra, Renato Schifani, nel corso di un'intervista televisiva commentando quanto accade in Senato sul ddl di riforma costituzionale. ''Siamo davanti ad un'importantissima riforma costituzionale, dove e' giusto - ha detto Schifani - garantire il dibattito, ma naturalmente l'ostruzionismo impedisce il confronto nel vero merito delle riforme. Il Senato ha un regolamento interno che permette alla conferenza dei capigruppo di stabilire tempi e procedure. Quindi non credo che debba essere il governo ad intimare al Parlamento entro quando concludere i lavori.

Detto questo, pero' bisogna tenere presente che non ci troviamo dinanzi ad un decreto legge, ma ad una riforma costituzionale che cambiera' in bene la vita degli italiani.

Percio' auspichiamo che intervenga una mediazione politica su alcuni punti di dissenso tra i partiti''.

Schifani, ex presidente del Senato, ha messo a fuoco il problema centrale che condiziona l'iter dell'esame al Senato della riforma costituzionale. Un problema che sta facendo crescere la temperatura ''nervosa'' degli schieramenti politici che rischiano una vera e propria logorante guerra di posizione che per reazione fa ipotizzare forme di contingentamento del dibattito parlamentare. C'e' chi ha evocato perfino lo strumento della ghigliottina per tagliare in modo drastico il palese ostruzionismo. Uno strumento pero' che e' precluso a livello costituzionale visto che che l'art.72 prevede esplicitamente un divieto: ''La procedura normale di esame e di approvazione della Camera (di una camera, ndr) e' sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci consuntivi''.

Solo la Conferenza dei capigruppo, con il presidente del Senato, puo' accorciare i tempi concordando dei limiti entro i quali votare. Insomma l'unica strada praticabile per evitare la guerra di posizione sarebbe una mediazione che in quanto tale si concentrerebbe sulle materie procedurali e istituzionali senza escludere il campo piu' propriamente politico.

E' quanto ha fatto osservare la Pd Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, dicendo: ''Mi auguro che la discussione che si e' aperta al Senato sui tempi di approvazione della riforma costituzionale non si concluda con una scelta che potrebbe costituire un pericoloso precedente''. ''La riforma istituzionale e' una necessita' largamente condivisa in tutti gli schieramenti politici. Non c'e' chi non ritenga che sia arrivato il tempo di superare il bicameralismo perfetto. Il lavoro che finora e' stato fatto nel rispetto delle procedure di revisione costituzionale non puo' essere vanificato -ha sottolineato la Bindi- con uno strappo alle regole che sarebbe davvero incomprensibile''.

''Se ci sta a cuore il merito occorre dispiegare tutte le possibilita' di confronto e discussione per arrivare -ha aggiunto- a fare una buona riforma e farla tutti insieme, come richiede la Costituzione''.

''La situazione al Senato ha del paradossale: gli oltre 7000 emendamenti presentati al disegno di legge costituzionale sul bicameralismo e sul Titolo V dalle opposizioni hanno il chiaro sapore ostruzionistico. Tant'e' che sarebbe possibile e del tutto ovvio, anche stando ai precedenti, votarli rapidamente raggruppandoli per materia, votando sui cosiddetti principi emendativi''. E' quanto afferma la vice presidente della Camera, Marina Sereni, nella sua newsletter settimanale aggiungendo: ''Dipende dalle opposizioni molto di piu' che dal governo o dalla maggioranza. E dipende dalla Presidenza del Senato che ha, a mio modesto avviso, il compito di garantire il dibattito e il confronto tra maggioranza e opposizione, ma anche di guidarlo verso una conclusione in tempi ragionevoli''.

Di segno letteralmente opposto le parole di Beppe Grillo che sul suo blog rilancia le asccuse di derive autoritarie: ''La Storia non si ripresenta mai uguale, ma tra l'Italia di oggi e quella del 1924, anno del rapimento e omicidio di Giacomo Matteotti, esistono molte e impressionanti analogie.

L'esito potrebbe essere lo stesso, la fine della democrazia, con al posto del fascismo, un sistema che comprende tutte le forze del Paese che vogliono conservare i loro privilegi e tenere a distanza di sicurezza la volonta' popolare: criminalita' organizzata, piduisti, istituzioni deviate, partiti''. ''Dalla vittoria alle politiche del 2013 del M5S stiamo assistendo a una Controriforma senza che vi sia stata una Riforma o un Martin Lutero, neppure Mussolini ebbe la sfacciataggine del trio NapolitanoRenzieBerlusconi, lui la dittatura la fece senza nascondersi dietro la parola 'riforme' e la legge elettorale fascista Acerbo fu sicuramente piu' rappresentativa del corpo elettorale e rispettosa della democrazia del l'Italicum di Renzie e del notopregiudicato''.

In tutto questo contesto ancora una volta le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fanno da riferimento e da richiamo al senso di misura e alla responsabilita' istituzionale. ''Rivolgo un pacato e fermo appello -ha detto il presidente durante la cerimonia del ventaglio con la stampa parlamentare- a superare un'estremizzazione dei contrasti, un'esasperazione ingiusta e rischiosa, anche sul piano del linguaggio, nella legittima espressione del dissenso''. ''Non si agitino spettri di insidie e di macchinazione di autoritarismo'' sulla riforma del Senato ha affermato il Presidente sottolineando che e' necessario ''superare l'estremizzazione dei contrasti'' nella ''espressione del dissenso'' sulle riforme. Napolitano ha difeso il processo di riforma e ha contestato l'accusa di ''svolta autoritaria'' del governo. Un'estremizzazione che Napolitano ha liquidato come ''ingiusta e rischiosa''. ''Non si agitano -ha detto- spettri di insidie e macchinazioni autoritarie e non si miri a un nuovo nulla di fatto. Sulle riforme la discussione e' stata libera, estremamente articolata, non c'e' stata improvvisazione o improvvida frettolosita'''.

Napolitano ha concluso sollecitando uno sforzo di mediazione: ''Ricercare le piu' ampie convergenze in Parlamento su leggi di revisione costituzionale ovviamente significa dialogare e cercare intese, anche attraverso inevitabili mediazioni tra forze schierate su opposte posizioni politiche e in competizione tra loro nell'arena elettorale''. min/mau

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