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pubblicato il 02/apr/2014 13:24

Riforme: si torna a dare precedenza alla legge elettorale?

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 2 apr 2014 - Dopo tanta accelerazione -legge elettorale alla Camera e ddl costituzionale del governo su Senato, Titolo V, province e Cnel- in tema di riforme e' forse opportuna una pausa di riflessione per poter riprendere il cammino. Un cammino che a questo punto appare senza ritorno: troppo si e' andati avanti per pensare ad un azzeramento che produrrebbe un disastro politico per tutti, tranne forse per Grillo e i grillini che accarezzano l'idea di guadagnare sulle sciagure altrui. La pausa servirebbe a dissipare i dubbi che sono sorti tra maggioranza e opposizioni ma anche all'interno delle stesse formazioni politiche. Il risultato e' un nascente clima di diffidenza che se non trova presto gli opportuni chiarimenti puo' diventare un serio ostacolo sul cammino delle riforme. E' quanto era gia' successo in sede di approvazione della riforma elettorale alla Camera. La diffidenza investiva il presidente del Consiglio Renzi, nel senso che ci si interrogava (e temeva) da piu' parti che approvare la legge elettorale significava mettere in mano a Renzi una pistola carica che poteva utilizzare a suo piacimento. Andare cioe' ad elezioni politiche anticipate nel momento a lui piu' favorevole e danno degli avversari, anche quelli dentro il suo stesso partito. E' cosi' che si e' arrivati al dimezzamento della legge elettorale con l'approvazione dell'Italicum solo per la Camera. La parte riguardante il Senato era tenuta sostanzialmente in ostaggio a garanzia -specialmente per il Ncd, ma non solo- che Renzi non si facesse tentare da scorciatoie condivise (almeno in apparenza) dal solo Berlusconi. Renzi a questo punto e' andato oltre e ha accelerato sulla riforma del Senato e la fine del bicameralismo perfetto. Non sfugge a nessuno che dopo il varo del ddl costituzionale si e' ''passato il Rubicone'' e che un ritorno indietro ormai non e' piu' possibile. Il timore -fondato o meno, non importa- ora e' che Renzi confortato dai sondaggi piu' che positivi sul consenso degli italiani (oltre il 70%) al suo progetto di riforma, possa forzare la situazione e andare a elezioni con l'aura dell'innovatore, l'unico innovatore su cui fondare una speranza di cambiamento. Se questo, grosso modo, e' il clima psicologico e politico nel centrodestra, c'e' pero' da mettere in conto una diffidenza nel campo opposto dove ci si chiede quanto sia davvero affidabile Berlusconi, non nuovo a rovesciare i tavoli quando vede che la partita non gli piace e non gli conviene piu'. In piu', all'interno del Pd si stanno producendo movimenti e riposizionamenti di correnti che quasi esplicitamente spiegano di volere rivedere gli equilibri emersi dal pur recente congresso di partito. Pur in presenza di rassicurazioni che non si vuole minare il governo (c'e' addirittura chi si dichiara ''diversamene renziano'') questi movimenti che non sono in grado di smentire voglie di rivalsa ed anche vendette (attribuite ai lettiani) stanno alimentando il clima di diffidenza e di conseguente incertezza. In questo quadro due affermazioni-messaggi potrebbero essere significativi sia per la pausa di riflessione sia per la ripresa del cammino. Piu' che Brunetta, inflazionato ormai di dichiarazioni guerresche e penultimative, puo' essere significativa la presa di posizione di Romani che ha invitato a modificare insieme il progetto del Senato delle autonomie, ma che soprattuto ha ribadito l'intenzione di Fi di rispettare i patti e di completare la riforma elettorale prima di partire sul Senato. Romani ha ricevuto due messaggi di indubbia disponibilita': quello del sottosegretario Delrio su possibili miglioramenti per il Senato e quello della ministra Maria Elena Boschi che il suo messaggio lo ha affidato ad una dichiarazione ai cronisti: ''Per quanto riguarda le indicazioni del governo, viene prima la legge elettorale, ma sappiamo che sara' la Capigruppo del Senato a decidere il calendario dei lavori e noi siamo rispettosi delle dinamiche del Senato''. min/vlm

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