giovedì 08 dicembre | 15:58
pubblicato il 28/apr/2014 13:42

Riforme: si riparte su Senato, mediazione su listini regionali

Riforme: si riparte su Senato, mediazione su listini regionali

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 28 apr 2014 - Dopo le turbolenze della scorsa settimana il confronto sulle riforme e' ripreso con la prospettiva di un accordo frutto di una mediazione che solo pochi giorni fa era data per molto difficile a causa dell'intreccio di rigidita' di un po' tutti gli attori in campo. Il riferimento principale e' ovviamente al Senato su cui si erano riversate proposte di modifica che piu' che rispondere a criteri istituzionali sono sembrate (e sembrano ancora) ispirate da motivi politici ed anche personali e fin anche psicologici. Comunque sia i muri contrapposti sono risultati meno duri di quanto apparivano e oggi si puo' parlare di una mediazione che potrebbe portare entro breve tempo ad un accordo ampio. Molto si deve alla moral suasion del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che nell'ora e mezza di colloqui al Quirinale, sabato 26 aprile, con Matteo Renzi ha fatto comprendere che il dialogo e la pazienza possono portare a risultati positivi che sarebbero invece compromessi da prese di posizione del tipo aut aut, del prendere o lasciare. Secondo indiscrezioni Napolitano avrebbe incoraggiato a proseguire nel dialogo sul progetto che pone fine al bicameralismo perfetto, verso un Senato delle autonomie ma aprendo alle proposte di modifiche sulla composizione e sulle funzioni. Soprattutto avrebbe sconsigliato di reagire alle chiusure degli interlocutori con l'evocazione di elezioni politiche anticipate. Da parte di Renzi ci sarebbe stata assicurazione che non si intende forzare la situazione al punto di mettere in discussione elezioni politiche durante il semestre di guida italiana della Ue. Assicurazione accompagnata dalla puntualizzazione che il governo non intende essere condizionato da diktat esterni o interni alla maggioranza. In ultimo Renzi avrebbe assicurato di smussare gli angoli e di aprirsi ad una mediazione che pero' non metta in discussione i principi cardine della riforma. E' esattamente quello che il fine settimana e queste ore stanno producendo nel quadro delle riforme. La prima mediazione importante (probabilmente quella decisiva) riguarda la questione della composizione del Senato, se debba essere eletto dai cittadini (come propone il ddl Chiti a cui si sono affiancati Fi e i grillini) o se i senatori debbano essere eletti in secondo grado. Questa seconda ipotesi e' quella attualmente in campo e cerca di rispondere a chi vuole una forma di elezione e a chi vuole che i nuovi senatori siano espressione dei consigli regionali. Scartata ormai l'idea di fare entrare nel Senato ''governatori'' regionali e sindaci dei capiluogo di regione, ci si sta orientando verso l'elezione contestuale dei consigli regionali, utilizzando magari dei listini di candidati consiglieri-senatori. L'idea dei listini proposta giorni fa da Luciano Violante e' stata ripresa dal senatore Pd Francesco Verducci che ha annunciato la presentazione di un emendamento in questo senso nella Commissione Affari costituzionali del Senato che deve definire il testo base della riforma. Consensi a questo tipo di soluzione sono gia' venuti dalla minoranza del Pd, dai bersaniani, dai lettiani e dai popolari di Fioroni che oggi formalizzeranno la nascita della corrente di ''Area riformista''. E proprio un esponente di questa area, Alfredo D'Attorre ha detto che ''ci sono tutte le condizioni per trovare un buon accordo di maggioranza che coinvolga anche Berlusconi''. Lo stesso D'Attorre per quanto riguarda il ddl Chiti ha aggiunto che ''bisogna interloquire civilmente con il senatore Chiti, ma il suo ddl non e' la proposta di Area riformista''. Situazione in discesa, dunque? Si', se si considera che Renzi ha aperto anche sulla proporzionalita' dei senatori rispetto alle dimensioni e popolazione delle regioni. Ma anche sulla diminuzione o cancellazione dei senatori di nomina del Quirinale che il ddl governativo fissava in numero di 21.

Altro punto di mediazione sara' anche quello delle funzioni del nuovo Senato che non si occupera' solo di questioni territoriali, ma anche di leggi elettorali, ambientali, di rilevanza europea, di elezione dei membri di Csm e Consulta di spettanza parlamentare e dell'elezione del presidente della Repubblica. L'accordo dovrebbe essere formalizzato entro pochi giorni dalla presentazione in Commissione Affari costituzionali dell'atteso testo unico. Anche su questo si e' prodotta una mediazione, visto che Renzi durante un'intervista tv ha dichiarato di non volersi impiccare ad una data, quel 25 maggio che e' poi il giorno delle elezioni europee. Se serve una settimana in piu', ha sottolineato, fa lo stesso purche' la riforma venga definita in Commissione. In questo modo il ddl Chiti verrebbe superato e contemporaneamente cadrebbero le provocazioni-schieramento di grillini e dei falchi di Fi. Resta fuori il nodo della riforma elettorale. O meglio sarebbe rimasto fuori se Silvio Berlusconi intervenuto a Porta a Porta da Vespa non avesse detto che la riforma del Senato e' ''invotabile'' e che l'Italicum non e' costituzionale come gli avrebbero spiegato alcuni autorevoli costituzionalisti. Vero e' che, tempo un giorno, Berlusconi ha corretto il tiro, dicendo che non e' vero che non vuole rispettare i patti, ma le sue parole hanno prodotto conseguenze politiche pesanti. Da un lato ha fatto capire che i 'pacta sunt servanda' solo per gli altri e che se a lui non convengono si possono rompere, come del resto avvenne con la Bicamerale di D'Alema. Ulteriore conseguenza e' un rafforzamento dell'alleanza tra il Pd e Ncd (significativamente la ministra Boschi ha detto che ''i numeri li abbiamo lo stesso per andare avanti'') che non puo' che tradursi in una modifica dell'Italicum per liberarlo da dubbi di costituzionalita': soglia al 40% per il premio di maggioranza e abbassamento di quelle di ingresso per i partiti, tutte al 4%. In questo modo il Ncd di Alfano in futuro non dovrebbe presentarsi col cappello in mano per una alleanza elettorale con Fi e il Pd otterrebbe di fatto quel doppio turno che e' lo spauracchio di Berlusconi che teme un'alleanza di tutti contro di lui. min/cam/ss

TAG CORRELATI
Gli articoli più letti
Governo
Consultazioni Mattarella fino a sabato, chiudono Fi M5s e Pd
Governo
Mattarella apre consultazioni,l'arbitro silente debutta in campo
Governo
Renzi: chi non vuole voto sostenga governo o urne dopo Consulta
Governo
Renzi: ok nuovo governo ma appoggiato da tutti, non temiamo voto
Altre sezioni
Salute e Benessere
Orecchie a sventola, clip rivoluziona intervento chirurgico
Enogastronomia
Domenica 11 dicembre Cantine aperte a Natale
Turismo
Con Volagratis Capodanno low cost da Parigi al Mar Rosso
Lifestyle
Giochi, Agimeg: nel 2016 raccolta supera i 94 miliardi (+7,3%)
Moda
Per Herno nuovo flagship store a Seoul
Sostenibilità
Roma, domani al via la terza "Isola della sostenibilità"
Efficienza energetica
Natale 2016, focus risparmio energetico e trionfo regalo Hi-tech
Scienza e Innovazione
Ricerca, da 2018 l'ERC tornerà a finanziare team multidisciplinari
Motori
Nuova Leon Cupra, più potenza e migliori prestazioni