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pubblicato il 28/mag/2014 17:00

Riforme: si riparte dal Senato. I 'consigli' di Augusto Barbera

di Angelo Mina. (ASCA) - Roma, 28 mag 2014 - In tema di riforme, l'ultima volta era al Senato nella Commissione Affari costituzionali, dove il testo base adottato era stato il ddl del governo, anche se con l'intesa di approfondire la questione e di procedere a modifiche. Al centro -o meglio epicentro- delle discussioni l'elettivita' o meno del nuovo Senato al quale verrebbe tolto il rapporto politico fiduciario verso il governo, riservato al ramo ''politico'' rappresentato dalla Camera dei deputati. Da li' si e' ripreso il lavoro in Commissione, con una serie di audizioni di esperti della materia per arrivare ad un chiarimento che permetta ai senatori di fare la scelta e di prendere una decisione. L'intervento di maggior rilievo, per il suo carattere organico e particolareggiato, ma anche per la qualita' delle argomentazioni e' quello svolto dal professore Augusto Barbera, tra i maggiori costituzionalisti italiani, che peraltro era stato chiamato anche a fare parte di quel Commissione dei saggi voluta dal governo Letta per predisporre una sorta di istruttoria da mettere a disposizione del Parlamento. Nel suo intervento Barbera ha in sostanza ''promosso'' l'impostazione del ddl del governo relativo al nuovo Senato e al Titolo V della Costituzione, indicando anche i punti deboli e quelli da cambiare assolutamente per evitare nuovi equivoci o ostacoli istituzionali e suggerendo le possibili modifiche migliorative. Per quanto riguarda la fine del bicameralismo perfetto e il nuovo Senato, ''la soluzione progettata dal Governo -spiega Barbera- segue i modelli di quelle democrazie parlamentari che non hanno adottato la scelta monocamerale, facendo della seconda Camera (tranne la Camera dei Lord) la sede della collaborazione all'attivita' legislativa delle autonomie regionali e locali. In tutte le grandi democrazie, infatti, o si e' adottata una soluzione monocamerale (i Paesi del Nord Europa o quelli di nuova indipendenza) o si e' adottato un bicameralismo ''ineguale'': una sola Camera, di diretta derivazione popolare, concede la fiducia ed e' affiancata da una Camera espressione dei governi o delle comunita' regionali, chiamata a collaborare in varie forma al procedimento legislativo, fermo restando che sempre l'ultima parola spetta alla Camera che esprime la rappresentanza nazionale''. Questo testo, sottolinea Barbera, ''puo' porre fine all'anomalia italiana del bicameralismo perfetto. Qualora invece si dovessero accettare le proposte di elezione diretta del Senato , previste in alcuni progetti, si introdurrebbe un'altra anomalia, tenuto conto che in nessuna democrazia europea la seconda Camera e' eletta direttamente (solo in Spagna una parte dei Senatori e' eletta direttamente, ma e' soluzione che quella Nazione intende superare a favore di un modello di tipo tedesco)''.

min/vlm

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