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pubblicato il 23/apr/2014 18:06

Riforme: si prova a mediare ma e' ancora muro contro muro sul Senato

Riforme: si prova a mediare ma e' ancora muro contro muro sul Senato

(ASCA) - Roma, 23 apr 2014 - Al Senato, nella Commissione Affari costituzionali, e' iniziato oggi il confronto sulla riforma dello stesso Senato e del Titolo V della Costituzione. Tutto il dibattito e' finalizzato, come prassi, alla stesura di un testo base su cui prevedere gli emendamenti per poi passare il tutto all'esame dell'Aula. La data fatidica per la Commissione e per l'adozione del testo unico e' martedi' 29 aprile che il calendario liturgico dedica a Santa Caterina da Siena patrona dell'Italia, insieme a San Francesco. E forse dell'aiuto della santa patrona ci sara' bisogno viste le nuvole temporalesche che si stanno addensando sul ddl costituzionale proposto dal governo. In commissione e' stato infatti depositato un ddl alternativo firmato da Vannino Chiti e da una ventina di senatori democratici della minoranza del partito, che respinge il progetto di fare del Senato una camera di rappresentanza territoriale e delle autonomie sul modello del Bundesrat tedesco. Un Senato i cui componenti sono designati in secondo grado, ovvero espressi dalle regioni e dai comuni capoluogo. I ddl di Chiti e dei 22 -a cui nel frattempo si sono aggiunti altri senatori fino a raggiungere il numero di 37- propone l'elezione diretta dei senatori, anche se al Senato non spetterebbe piu' di votare la fiducia al governo e la legge di bilancio. Spetterebbe invece il potere di richiamare le leggi approvate dalla Camera con una funzione di controllo e di garanzia, praticamente su tutto. Il progetto non dispiace anche ad altre forze politiche che hanno dichiarato di poter convergere: lo ha dichiarato Fi, ma anche i grillini di M5S, la destra di fratelli d'Italia e i gli ''esuli'' del movimento di Grillo. Uno schieramento che si e' ingrossato in pochi giorni e che in vista del confronto in Commissione ha prodotto la presentazione di 52 ddl alternativi a quello del governo e tutti con la previsione di elezione dei senatori da parte dei cittadini. Nonostante l'intervista-appello della ministra per le riforme Maria Elena Boschi che ha chiesto a Chiti di ritirare il suo ddl, le posizioni sono rimaste invariate. Possibile una mediazione? Una via di accordo? Se si fosse rimasti solo a Chiti un confronto sarebbe stato possibile. Ma l'allargarsi del numero dei sottoscrittori rende tutto piu' difficile. Le cose si complicano anche per il sospetto che la ragione di fondo non sia tanto istituzionale quanto politica con l'obiettivo di frenare il peso crescente del segretario e del premier Renzi. Difficile infatti credere che i grillini siano mossi da un improvviso amore per la riforma del Senato dopo che l'avevano ostracizzata e derisa insieme alla legge elettorale che la si vuole la piu' proporzionale possibile. Finalita' analoghe possono essere colte anche nelle prese di posizione di Fi che oggi ha scelto formalmente di appoggiare l'ipotesi di un Senato elettivo. Ma un sospetto ancora piu' forte e' venuto con il ''pontiere'' Pd Corradino Mineo che invita ad un accordo: ''Se il governo non si intestardisce sulla sua proposta, con il prendere o lasciare, c'e' dietro l'angolo una riforma epocale''. Il cui merito, riconosce Mineo, andrebbe a Matteo Renzi. Ma per arrivare a questo Renzi dovrebbe mettere da parte il ddl del governo e accettare quello di cui Chiti e' il primo firmatario. E per quanto riguarda le obiezioni per le convergenze di destra e dei grillini sottolinea con una certa ironia: ''Non e' il segretario del mio partito a sostenere che le riforme si fanno con tutti? E noi siamo pronti a dialogare davvero con tutti, dal pregiudicato Berlusconi a Grillo, a Sel, passando per Calderoli, i centristi, e le varie anime del Pd''. Una mediazione che sembra tanto quella che i romani chiamavano ''forche caudine''. Tornando alla praticabilita' di una mediazione, ieri la ministra Boschi sottolineava alcuni punti sicuramente condivisi: il superamento del bicameralismo perfetto con la sola Camera a votare la fiducia e il bilancio. Alla previsione dell'elezione di secondo grado dei senatori, la Boschi ha aperto alla correzione della composizione con una proporzionalita' alla dimensione e alla popolazione delle regioni, ma anche la revisione dei 21 componenti che il ddl prevede in carico al Quirinale. In campo resterebbe dunque il nodo della eleggibilita' o meno dei senatori. Una eleggibilita' che non si concilia per la ministra con la funzione di rappresentanza territoriale e delle autonomie. Su questa strada si e' inoltrato anche Luciano Violante, ex presidente della Camera, giurista e componente di quel comitato di Saggi che hanno predisposto un progetto di riforma costituzionale, anche per il Senato. E Violante premette che sarebbe un ''errore'' l'elezione diretta dei futuri senatori ''perche' sarebbe impossibile escluderli dal voto di fiducia al governo''. Ma quali funzioni attribuire? ''Il Senato -sostiene Violante- deve essere messo in condizione di richiamare in tempi certi e definiti tutte le leggi approvate dalla Camera. Deve partecipare pienamente all'approvazione delle leggi costituzionali ed elettorali. Deve inoltre esercitare le funzioni che il Trattato europeo attribuisce a ciascuna camera ed e' la sede giusta per per la valutazione delle politiche pubbliche. Al senato inoltre dovrebbe essere riconosciuto il potere di ricorrere preventivamente alla Corte costituzionale, dopo l'approvazione di una legge e prima della sua promulgazione, come avviene in Francia. C'e' poi un eccessivo squilibrio numerico tra Camera e Senato. Il partito che vince infatti otterrebbe da solo un numero di deputati superiore al doppio di tutto il Senato. Uno squilibrio grave in occasione dell'elezione del presidente della Repubblica''. Violante auspica quindi una modifica per eleggere da parte dei cittadini alle amministrative e alle regionali rappresentanti solo per integrazione all'elezione del Capo dello Stato. Puntualizzando che il ddl governativo ''non propone un Senato dopo lavoro'' propone che vengano esclusi i presidenti di regione o i sindaci delle grandi citta' puntando piuttosto ad una scelta tra consilieri regionali e comunali. In ultimo Violante si mostra contrario ad una assoluta gratuita' della funzione di senatore proponendo un ''equo rimborso spese''. Violante si augura che con un po' di disponibilita' reciproca si possa arrivare all'approvazione della riforma, almeno nella Commissione Affari costituzionali prima del 25 maggio. ''Ne va della nostra credibilita'. Per questo -sottolinea- il dialogo tra governo e gruppi parlamentari e' indispensabile, senza pregiudizi per nessuno''. min/vlm

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