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pubblicato il 17/giu/2014 14:09

Riforme: senatori Pd autosospesi, riprendiamo lavoro in gruppo

Riforme: senatori Pd autosospesi, riprendiamo lavoro in gruppo

(ASCA) - Roma, 17 giu 2014 - ''Abbiamo preso atto delle dichiarazioni del presidente del gruppo Pd del Senato, Luigi Zanda. Le riteniamo positive su due punti di grande rilievo''. E' quanto dichiarano i cosiddetti senatori dissidenti del Pd che hanno ritirato la loro autospensione dal gruppo, Chiti, Corsini, D'Adda, Dirindin, Gatti, Giacobbe, Lo Giudice, Micheloni, Mineo, Mucchetti, Ricchiuti, Tocci, Turano. Il senatore Felice Casson, fanno sapere, e' in missione all'estero e non e' stato possibile contattarlo. Quindi illustrano i suddetti punti: ''Primo, viene confermato come l'articolo 67 della Costituzione valga sempre, tanto in aula quanto in commissione. Secondo, i 20 senatori che avevano firmato il ddl Chiti e i 14 che si sono autosospesi dal gruppo a difesa dell'articolo 67 della Costituzione, fino a quando non fosse intervenuto un chiarimento, non vengono considerati 'frenatori delle riforme' o 'ricattatori della maggioranza', ma colleghi impegnati in una battaglia politica, che come tutte le battaglie puo' essere discussa, ma resta legittima''. ''Riteniamo non positiva, invece, la decisione di confermare le sostituzioni di Corradino Mineo e di Vannino Chiti nella Commissione Affari Costituzionali - proseguono -.

Con questa seria riserva, riteniamo che le dichiarazioni del presidente Zanda ci consentano comunque di riprendere il lavoro all'interno del gruppo Pd del Senato. In particolare, continueremo a sostenere i nostri emendamenti al testo base del Governo che, peraltro, le trattative in corso o in fieri con Lega, Forza Italia e M5S potrebbero ulteriormente modificare''. I senatori infine annunicano: ''Gli emendamenti verranno sostenuti in Commissione. Quelli che non fossero accolti potranno essere ripresentati in Aula. Una speciale attenzione verra' data alla riduzione contestuale del numero dei senatori e dei deputati, alla elezione diretta di tutti pur nel superamento del bicameralismo paritario, all'obbligatorieta' del referendum confermativo, qualunque sia la maggioranza parlamentare che approvera' la riforma''.

com/sgr

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