venerdì 02 dicembre | 18:55
pubblicato il 21/mag/2014 18:24

Riforme: Senato, si media ancora. Influira' esito elettorale Berlusconi?

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 21 mag 2014 - ''Ho fiducia che Forza Italia manterra' l'impegno per le riforme costituzionali e la legge elettorale''. Parole (o speranza?) della ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi, durante una manifestazione oggi a Napoli. Realisticamente, ha poi aggiunto: ''Vedremo cosa succedera' dopo il 26 maggio, ma sono ottimista e comunque la maggioranza ha i numeri per andare avanti e dare una risposta ai cittadini''.

Poche parole ma di indubbio peso politico: da un lato si afferma che le fibrillazioni di questi giorni sulla questione delle riforme e' conseguenza dell'aspro clima elettorale, passato il quale si dovrebbe tornare a ''ragionare''. C'e' poi un'apertura di credito verso Forza Italia e il suo leader Berlusconi, ma con un avviso chiaro: se vi sfilate noi andiamo avanti lo stesso e i numeri li abbiamo. Il nodo resta sempre quello della riforma del Senato, almeno fino a quando non si dovra' rimettere mano alla legge elettorale. All'ottimismo della Boschi si e' aggiunto quello dell'ex presidente del Senato, Renato Schifani (Ncd), che intervenendo anche lui ad una manifestazione elettorale, a Bari, ha prospettato una possibile convergenza su un'ipotesi che venga incontro sia alla posizione del governo, contrario al Senato elettivo, sia a coloro che una forma di elezione comunque la vogliono. L'ipotesi evocata da Schifani sarebbe una soluzione di mediazione: ''Si sta trovando una idea -ha detto- che consentira' a Renzi di dire che i senatori non sono eletti, e ai sostenitori delle elezioni, invece, che sono eletti''.

''L'ipotesi su cui si trovera' consenso'', ha spiegato Schifani, e' quella di ''individuare la possibilita' di elezioni dei senatori nel momento in cui i vengono eletti i consiglieri regionali. Ogni volta che si vota alle Regioni, ci si candida o per essere consiglieri regionali o in un listino, eventualmente una lista a parte, perche' si verrebbe eletti con la distinzione a svolgere il ruolo di senatore''.

Si tratterebbe quindi di quella mediazione che durante il confronto piu' acceso nella Commissione Affari costituzionali del Senato, era stata delineata da alcuni costituzionalisti durante le audizioni informative organizzate dalla stessa Commissione, in particolare i professori Stefano Ceccanti, Augusto Barbera e Ugo De Siervo, che avevano suggerito il ricorso ai ''listini'' alle regionali. ''Sono certo -ha detto ancora Schifani- che subito dopo il 25 maggio, il processo di riforma del Senato trovera' una giusta accelerazione. Anche perche' questa legislatura sopravvive solo se fa le grandi riforme. Altrimenti abbiamo perso tutti e ha vinto Grillo. E per noi la vittoria di Grillo e' la rovina del Paese''. Fin qui, teoricamente, la soluzione parrebbe a portata di mano. Ma nonostante le giustificazioni sul clima elettorale, resta il fatto che sono state dette parole pesanti che pur sfrondate dal di piu' della propaganda corrispondono a reali situazioni politiche di concorrenza (ed anche di sopravvivenza). In questo quadro le parole da ''pesare'' con maggiore attenzione sono quelle di Berlusconi. Operazione tradizionalmente non facile perche' l'ex premier e' abituato a cambiare posizione con disinvoltura. Senza voler tentare un fixing delle dichiarazioni di Berlusconi, si puo' notare che da una iniziale posizione belligerante e' passato ad una piu' prudente valutazione, giudicando il raggiungimento del 20% alle Europee come soddisfacente. Contemporaneamente ha smesso di appellare Angelino Alfano come ''traditore'' e ''quel signore'', per sollecitare magari un futuro rassemblement di tutti i moderati, che se restano divisi sono destinati a perdere. Basta questo per comprendere che se Berlusconi vuole continuare da solo, l'orizzonte politico e' quello di diventare con tutta probabilita' il terzo partito dopo il Pd e il M5S di Grillo. E se la legge elettorale dovesse essere l'Italicum (anche senza eventuali modifiche), Forza Italia e Berlusconi sarebbero estromessi dal ballottaggio. Di qui la semplice considerazione che a destra si deve tornare alla pace e tornare anche alla logica del Pdl, magari non dichiarandolo esplicitamente, ma mettendosi tutti insieme per contendere il governo all'odiata sinistra. ''Morale'' di tutto questo e' che una garanzia alla ripresa del dialogo sulle riforme, non e' la tenuta di Forza Italia come era stata evocata dallo stesso Berlusconi, quanto invece un suo sensibile indebolimento che solo puo' rafforzare in Berlusconi la presa d'atto che la sola strada che ha davanti per non scomparire politicamente e' quella di un accordo con le altre destre, a partire da Alfano al quale non puo' piu' chiedere di tornare col cappello in mano. min/vlm

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