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pubblicato il 21/giu/2012 21:38

Riforme/ Senato riduce deputati a 508, non passa dimezzamento

Schifani, criticato dal Pd, rinvia nodo semipresidenzialismo

Riforme/ Senato riduce deputati a 508, non passa dimezzamento

Roma, 21 giu. (askanews) - Se mai vedrà la luce, la nuova Camera sarà composta da 508 deputati (8 eletti all'estero), anziché 630, e i suoi membri potranno essere giovanissimi perché l'età minima per essere eletti si abbasserà da 25 a 21 anni: a dieci giorni dall'approdo in Aula delle riforme costituzionali, il Senato riesce ad approvare l'articolo 1 del testo ma respinge il taglio più drastico dei deputati appoggiato sia dalla Lega, che dai Radicali, che dall'Idv. La riduzione passa con 212 voti a favore, 11 no e 27 astenuti (il Carroccio). Un voto, quello di oggi, fortemente voluto dal presidente del Senato, Renato Schifani, che, dopo una mattinata di discussione in Aula sempre intorno al nodo del semipresidenzialismo, ha rinviato in Commissione gli emendamenti del Pdl che propongono la nuova forma di governo e imposto un'accelerazione alle votazioni, concedendo a ognuno poco più di minuto per intervenire e guadagnandosi gli strali di Lega e Radicali: "Mi pare assurdo coattare la discussione su un ddl costitizionale - ha detto il senatore del Carroccio Roberto Castelli - capisco che c'è la necessità di ottemperare ai desideri dei direttori dei giornali...". E la radicale Donatella Poretti:: "C'è solo l'esigenza di rispondere a dei giornali...". Schifani era finito sotto accusa anche in apertura di seduta quando Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, lo aveva accusato di non essere "né garante politico né garante sotto il profilo notarile" del percorso delle riforme costituzionali. Alla seconda carica dello Stato i democratici hanno rimproverato di aver dichiarato ammissibili gli emendamenti del Pdl sul semipresidenzialismo che hanno violato il patto sulle riforme stretto dalla nuova maggioranza. Soprattutto perché, con la disponibilità della Lega a votarli in cambio del Senato federale, sarebbero stati approvati resuscitando la vecchia maggioranza del governo Berlusconi. Schifani si è difeso citando precedenti e spiegando: "Non sono un segretario politico, la mia funzione è di esercitare una moral suasion e non di imporre scelte politiche che non mi competono". (segue)

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