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pubblicato il 18/mar/2014 17:13

Riforme: Senato e poi Italicum, logica istituzionale che allunga la vita

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 18 mar 2014 - Approvato dalla Camera, l'Italicum, la riforma della legge elettorale, e' ora preso in consegna dal Senato che secondo gli auspici dovrebbe approvarlo entro il mese di aprile. Ma e' credibile che questa accelerazione possa essere rispettata? La ragione legislativa darebbe una risposta affermativa, ma non altrettanto la logica politica, che fa invece presupporre un allungamento dei tempi. Se non bastasse il fatto che la riforma elettorale e' stata dimezzata, nel senso che riguarda solo la Camera (se si andasse a votare con il Senato ancora in funzione come oggi, si avrebbe una situazione zoppa visto il sistema propozionale rimasto per Palazzo Madama), ci sarebbe una valutazione di timore politico che coinvolgerebbe il governo, o meglio il suo premier. La legge elettorale approvata in modo definitivo sarebbe concepita (lo e' anche adesso) come una pistola carica messa in mano a Renzi, col timore che non esiterebbe ad usarla di fronte ad un Parlamento riottoso a seguirlo sul terreno delle riforme. E' cosi' che come garanzia di piu' lunga vita per i parlametari, ma anche per ragioni politiche, e' sorta la questione del tempo: di quali tempi per le riforme, a partire dalla legge elettorale. E' cosi' che si e' arrivati al dimezzamento della riforma che e' stata approvata a Montecitorio per la sola Camera. Una ''assicurazione sulla vita'' fortemente voluta principalmente dal Ncd di Alfano, ma condivisa anche dai partiti minori di destra, sinistra e centro. Motivo forte di Alfano e' quello di radicare il suo partito nel Paese in vista di future elezioni politiche.

Esattamente l'opposto per FI, che spinge con forza per elezioni ravvicinate e comunque entro la primavera del prossimo anno. Ma alla richiesta di piu' tempo sembra ora non sottrarsi anche il Pd e lo stesso Renzi, che in un allungamento opportuno dei tempi coglie tutto sommato una garanzia per il proseguimento del pacchetto di riforme. Ad esplicitare questo stato d'animo e' Luigi Zanda, presidente dei senatori Democratici, che intervistato dal 'Messaggero' ha detto: ''Approvazione in prima lettura della riforma del Senato entro un mese e mezzo a partire da oggi; subito dopo voto dell'Italicum. E' una questione di logica istituzionale.

Approvare la legge elettorale prima di avere la nuova definizione del Senato non avrebbe senso''. In modo sfumato ma chiaro, Zanda fa riferimento al fatto che il cuore delle riforme non e' tanto la legge elettorale, pur necessaria, ma la fine del bicameralismo che e' la vera condizione per trasformare il sistema politico-istituzionale per realizzare una democrazia neoparlamentare, ovvero una democrazia decidente con un governo piu' forte e un parlamento (monocamerale) con maggiori poteri di indirizzo e di controllo. In definitiva, se all'inizio il tempo era l'assicurazione contro la tentazione possibile di Renzi (e Berlusconi) di andare ad elezioni politiche anticipate, ora lo stesso fattore puo' garantire il cammino delle riforme. In questo senso sono declinabili tutto sommato in modo positivo i reciproci condizionamenti (e veti) tra Alfano e Renzi che possono diventare la base per fare proseguire la legislatura, se non fino al 2018 sicuramente fino al 2016 a conclusione dell'approvazione delle riforme. Tutte le riforme, quelle costituzionali e quella elettorale. min/vlm

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