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pubblicato il 01/apr/2014 16:08

Riforme: Senato autonomie e Titolo V, ora e' strada senza ritorno

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 1 apr 2014 - La riforma costituzionale approvata ieri dal Governo e presentata dal presidente del Consiglio Renzi alla stampa ha gia' raggiunto un primo obiettivo: quello di uscire dalla dimensione virtuale del possibile e delle polemiche astratte per entrare in quella del reale, della realta' politica, ma anche sociale, del Paese. Da oggi, comunque vadano le cose, nessun confronto politico puo' prescindere da quel progetto di porre fine al bicameralismo perfetto e trasformare il Senato in una camera di rappresentanza delle autonomie territoriali; di una riscrittura del Titolo V della Costituzione, quello che fin troppo enfaticamente era stato definito del federalismo.

Altri due punti qualificanti sono poi la soppressione delle Province anche come organo nominativamente previsto dalla Costituzione (i suoi poteri sono gia' stati svuotati dalla legge in attesa di definitiva approvazione alla Camera) e la soppressione del Cnel. Le reazioni al ddl costituzionale tutto sommato sono state abbastanza normali, nel senso che non c'e' stato un seguito significativo alle critiche piu' accese e allarmistiche della vigilia. Il dato di fatto acquisito e' il problema del bicameralismo perfetto come ostacolo e complicazione nella vita politica e legislativa del Paese. Su questo punto i sondaggi di opinione sono pressoche' unanimi nell'attribuire all'iniziativa di Renzi un larghissimo favore che supera addirittura il 70%.

Sul grave stato di complicazione del sistema attuale vale la pena ricordare un esempio degli anni passati: in occasione della guerra dei Balcani l'autorizzazione (chiesta dal governo D'Alema) di partecipare alle azioni militari insieme alla Nato, dal giorno di ingresso in commissione alla Camera fino all'approvazione definitiva da parte dell'aula del Senato, richiese ben 47 giorni. E pensare che per la gravita' della decisione vennero attivate tutte le procedure di snellimento e di precedenza procedurali! Sulla necessita' di un cambio di passo legislativo si e' espresso piu' volte il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con numerose prese di posizione, confermate ieri dall'ufficio stampa del Quirinale che ha sottolineato come il capo dello Stato ''abbia espresso la convinzione della necessita' ormai improrogabile di una riforma costituzionale che innanzitutto segni il superamento del bicameralismo paritario e garantisca un piu' lineare e spedito processo di formazione e approvazione delle leggi''. La nota del Quirinale ha cosi' chiuso alle supposizioni di una contrarieta' di Napolitano al ddl del governo e ha in un certo senso anche ridimensionato le riserve che erano state espresse dal presidente del Senato Pietro Grasso. Dal punto di vista tecnico la proposta di riforma e' stata tutto sommato bene accolta dalla maggior parte dei costituzionalisti. Tra gli altri gli ex presidenti della Consulta Casavola, De Siervo, Onida, ma anche i professsori Barbera, Ainis e Ceccanti. Luciano Violante, membro della Commissione dei saggi che aveva predisposto uno studio analogo per il governo Letta, indica un settore di intervento e di integrazioni di tipo garantista in particolare in riferimento alle nomine dei componenti del Csm ma anche per l'elezione del presidente della Repubblica. Il rischio, spiega Violante, e' con i numeri attuali l'elezione sia decisa solo dalla Camera, dove peraltro la nuova legge elettorale privilegerebbe il partito o la coalizione politicamente vincente alle elezioni. In sostanza il rischio sarebbe quello di affidare le nomine di garanzia ad una maggioranza politica. Violante propone quindi l'introduzione di ''contrappesi'' garantisti come le alte maggioranze qualificate richieste per l'elezione dei giudici costituzionali di nomina parlamentare. Altro correttivo proposto e' la possibilita' di un ricorso preventivo sulla costituzionalita' delle leggi, prima che vengano promulgate, da parte di un numero qualificato di parlamentari o su ricorso popolare con la raccolta di un milione di firme.

Altro strumento suggerito e' la previsione di un nuovo referendum propositivo, anche questo da appoggiare con un milione di firme. Se questo, delle garanzie, e' il maggior campo di intervento, c'e' poi la questione che puo' essere aperta anche con beneplacito del governo sul numero dei senatori da assegnare alle regioni: non un numero fisso per tutte ma con un criterio proporzionale rispetto alla popolazione. Resta il vasto campo politico dove le opposizioni al progetto di riforma possono essere variamente motivate: da quella di principio e ideologica contraria al progetto di riforma in se' a quelle piu' strumentali e legate a logiche di schieramento maggioranza-opposizione o a prove di forza finalizzate a ottenere vantaggi (ma anche vendette e ricatti) di potere all'interno della stessa maggioranza e perfino dello stesso partito del presidente del Consiglio. Non ci sarebbe da stupirsi, non siamo in presenza di un consesso di santi e del resto queste cose la politica le conosce fin dagli albori della storia. L'aspetto che piu' risalta in questo quadro e' la netta opposizione operata da un gruppo di intellettuali e di giuristi come Rodota' e Zagrebelsky che con l'associazione Liberta' e Giustizia paventano e danno l'allarme sul pericolo di una ''svolta autoritaria''. ''Mi paiono preoccupazioni autorevoli ma non fondate'' ha commentato Violante, aggiungendo: ''Non vedo nessun tentativo di golpe o di stravolgimento della Costituzione''. Opinione analoga e' quella del costituzionalista Stefano Ceccanti, docente di diritto pubblico comparato, che sostiene l'esistenza di un problema personale, al limite di una vera e propria sindrome: ''Il conflitto politico sulla riforma del bicameralismo -sostiene- sta tutto qui: tra chi pensa che l'Italia possa seguire gli standard fisiologici della grandi democrazie con cui collaboriamo e competiamo in Europa e chi invece vuole mantenere anomalie in nome del solito complesso del tiranno che fa vedere ovunque derive autoritarie e incubi del genere''. ''Negli altri Paesi -fa osservare Ceccanti- chi vince le elezioni nella prima Camera governa: le garanzie che non vada a superare i limiti posti dalla Costituzione sono date dall'organo di giustizia costituzionale, non da un Senato che faccia in modo anomalo da contraltare al Governo''. Ancora una volta un'indicazione valida di orientamento viene dal presidente Napolitano che nel suo intervento all'assemblea nazionale dell'Anci oltre ad approvare i progetti di riforma sul Senato e il Titolo V parlo' di ''occasione da non sprecare se non vogliamo condannarci ad un riflusso pessimistico senza rimedio''. min/vlm

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