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pubblicato il 17/giu/2013 13:52

Riforme: Ruffato (Veneto), ripartire dalle Regioni

(ASCA) - Venezia, 17 giu - Le Regioni non solo vogliono sedersi al tavolo delle riforme costituzionali, ma sono convinte che, senza il loro apporto, la stagione del rinnovamento non riuscira' a prendere avvio. Lo ha affermato il presidente del Consiglio regionale del Veneto Clodovaldo Ruffato, inquadrando la giornata di studio e riflessione ''Dallo Statuto alle riforme'' organizzata dall'assemblea legislativa veneta a palazzo Ducale, ad un anno dall'entrata in vigore del nuovo statuto regionale. L'anniversario della nuova 'carta costituzionale' del Veneto, ultima a entrare in vigore tra i nuovi statuti regionali ma riconosciuta da costituzionalisti e politici la ''piu' avanzata'' in materia di riforme, ha offerto lo spunto per valutare lo stato di salute del regionalismo italiano e misurare quale potra' essere il ruolo delle Regioni nel processo di riforme costituzionali intrapreso dal governo delle larghe intese.

''Sarebbe grave se nei confronti delle autonomie locali continuassero a prevalere logiche centralistiche - ha avvertito Ruffato - Le Regioni la loro parte la stanno facendo. I nostri compiti per casa li abbiamo fatti. Non abbiamo timore a riconoscere i nostri errori e ad ammettere che i casi di cattiva amministrazione e di malaffare che hanno interessato molte Regioni hanno fortemente minato la nostra credibilita', indebolendo il nostro ruolo e la nostra stessa capacita' di reclamare voce e titolarita' nella partita delle riforme. Tuttavia cio' non giustifica pero' in alcun modo il nostro accantonamento, perche' e' fuori dubbio che una riforma dello Stato che non preveda la giusta collocazione nell'ambito del nuovo assetto istituzionale delle Regioni e delle autonomie locali sarebbe una riforma monca, destinata al fallimento''. Ruffato ha rivendicato al Veneto il merito di aver saputo anticipare la stagione delle riforme istituzionali, riducendo il numero dei consiglieri, tagliando i costi della politica e dell'amministrazione, rafforzando i meccanismi di controllo, restituendo ai cittadini il pieno potere di scegliere i propri eletti senza liste bloccate e listini. ''Con il nuovo Statuto - ha ricordato Ruffato - abbiamo delineato un nuovo piu' moderno rapporto tra Regione ed enti locali, affidando alla prima prevalentemente funzioni programmatorie e ai secondi compiti di gestione. Scelte analoghe hanno fatto anche altre Regioni. Uno sforzo che rischia purtroppo di risultare vano, reso inutile dalla incertezza e da pressapochismo con cui Governo e Parlamento hanno finora trattato la questione delle autonomie locali, dei comuni ma soprattutto delle province''. Il presidente dell'assemblea legislativa del Veneto ha affidato a Luca Antonini, capo dipartimento del ministero per le riforme istituzionali, in rappresentanza del ministro Gaetano Quagliarello, e all'onorevole Giancarlo Bressa, in rappresentanza dei 40 parlamentari delle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, il contributo che le Regioni possono dare ad un disegno ''unitario e coerente'' delle riforme. ''Con la speranza - ha aggiunto - che possano entrare nell'agenda del governo Letta e del Parlamento''.

Queste le proposte, condivise dai presidenti dei Consigli regionali una settimana fa nel vertice di Napoli: superamento del bicameralismo paritario e indifferenziato e trasformazione del Senato nella Camera non elettiva delle Regioni; riduzione del numero dei parlamentari per il massimo di uno ogni centomila abitanti; valorizzazione dell'iniziativa legislativa dei Consigli regionali attraverso una riforma dei regolamenti parlamentari; riorganizzazione dei livelli di governo locale tramite la revisione del sistema delle autonomie locali, con superamento dell'attuale livello di governo provinciale e accorpamento dei piccoli Comuni; razionalizzazione delle competenze dei ministeri alla luce della filiera Europa-Stato-Regione-Comuni, nell'ambito del coordinamento delle politiche economiche europee; rispetto delle competenze legislative delle Regioni e riduzione del contenzioso costituzionale tra Stato e Regioni; federalismo fiscale che riconosca a Regioni ed enti locali di applicare ''tributi ed entrate propri'' in un quadro di invarianza di pressione fiscale complessiva. com/rus

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