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pubblicato il 24/mag/2016 21:05

Riforme, Renzi contro i politici del "No": temono per poltrone

Referendum, scontro con minoranza Pd. L'Anpi ribadisce contrarietà

Riforme, Renzi contro i politici del "No": temono per poltrone

Roma, 24 mag. (askanews) - I politici dei partiti che invitano a votare 'No' al referendum sulle riforme, Lega e M5s in testa, lo fanno perché "sono terrorizzati all'idea di perdere la loro poltrona". Ma i loro elettori possono fare un'altra scelta: "Tra un sistema bloccato e le riforme che semplificano, possono decidere di votare 'Sì'". Matteo Renzi prova a dividere i suoi oppositori dalla loro base, accusa i dirigenti politici di guardare ai propri interessi e non a quelli del Paese, "tornato credibile grazie alle riforme" e che in caso di vittoria del 'No' sarebbe precipitato nella "ingovernabilità" e nelle "ammucchiate" del passato.

Renzi cerca dunque di parlare direttamente agli elettori dei partiti del fronte del 'No': "L'elettore della Lega o del M5s, che mi odia, non mi sopporta, potrà dire 'Non voterò Renzi, ma non voglio un sistema bloccato e voto sì al referendum'. I dirigenti politici invece sanno che se passa il sì gli spazi per i politici si riducono in modo impressionante" e magari "gli tocca vivere l'esperienza mistica di tornare a lavorare...".

Ma le grane principali, per il premier, continuano ad arrivare dal 'fuoco amico'. L'Anpi decide "di intensificare la Campagna per il no alla riforma del Senato e per il sì alla correzione di parti della legge elettorale Italicum"; la minoranza interna - con Pier Luigi Bersani - chiede di abbassare i toni: "Non possiamo andare avanti cinque mesi con questi toni, con questa contrapposizione... Così rischiamo una spaccatura del Paese che poi dura anni". E anche Enrico Letta torna a palare, chiedendo "a tutti di fermarsi e smetterla con questo clima da corrida, che non serve al Paese, in una logica di iperpersonalizzazione fatta dal governo", che "trascina il dibattito lontano dai contenuti". Ancora Bersani chiede un ripensamento sull'Italicum.

Il premier risponde usando toni morbidi con l'Anpi ("Ci sono partigiani che votano no e partigiani che votano sì, viva tutti i partigiani e chiudiamo questa polemica"), ma liquidando come "polemiche incomprensibili" le critiche della minoranza Dem, come quella sul sostegno di Verdini alla maggioranza: "All'improvviso si è svegliato chi votava la fiducia con Verdini e faceva accordi con Verdini...", dice riferito alla minoranza Dem. Anzi, proprio la necessità di Verdini diventa argomento a favore delle riforme e dell'Italicum: "Sono presidente del Consiglio perché il Pd non ha vinto le elezioni". Perché con la vecchia legge elettorale l'esito sono "gli inciuci permanenti", mentre "con il ballottaggio chi vince governa 5 anni". E il ballottaggio "ha salvato l'Europa dal populismo: la sinistra di Hollande alle regionali e le presidenziali in Austria di ieri".

Insomma, al referendum "l'alternativa è tra inciucio e grande ammucchiata e bipolarismo e semplicità". Senza alcun "rischio dittatura: chi vuol votare no vota no, ma non si dicano bugie", dice Renzi. Che rinuncia ad un presidente 'di peso' per il Comitato del 'Sì', lanciando un modello diffuso: "Ci saranno 10mila presidenti perché avremo 10mila comitati" ma non un presidente vero e proprio come si immaginava. La struttura prevede un comitato scientifico con "un responsabile che sarà il portavoce per la comunicazione scientifica". Poi "c'è un comitato organizzativo", e "una struttura che gestirà la campagna". Il responsabile del comitato scientifico "sarà il portavoce, sui temi tecnici, e smonterà tutte le bugie".

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