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pubblicato il 13/mar/2014 17:18

Riforme: Renzi apre la partita decisiva su Senato e fine bicameralismo

(ASCA) - Roma, 13 mar 2014 - Matteo Renzi con la presentazione del disegno di legge costituzionale sulla trasformazione del Senato in '''Assemblea delle Autonomie'' ha aperto la partita piu' importante e decisiva per il suo progetto di riforma politica e modernizzazione del Paese: la fine del bicameralismo perfetto Camera-Senato che da originario sistema di garanzia politica -erano gli anni del dopo guerra e della nascente guerra fredda- oggi e' diventato una pesante zavorra sul sistema Italia. Non e' un caso che Renzi nel presentare il ddl -ancora in bozza perche' verra' proposto ai leader politici, ai vari livelli istituzionali e alle parti sociali che avranno 15 giorni di tempo per osservazioni e proposte- abbia legato a questo progetto il proprio ruolo di presidente del Consiglio e addirittura la sua permanenza in politica. Quello che viene proposto e' un vero e proprio salto di qualita' istituzionale, verso una ''terza Repubblica'' caratterizzata da un impianto neoparlamentare. I punti da riscrivere coinvolgono (in modo diretto e indiretto) 46 articoli della Costituzione. Gli obiettivi sono riassunti nel titolo del ddl: '''Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della seconda parte della Costituzione''. Se e' immediatamente evidente la portata del cambiamento per il Senato che perde il rapporto politico fiduciario col governo, diventando un'assemblea di 142 componenti rappresentativi delle autonomie locali (Regioni, Citta' metropolitane e Comuni) e con ridotta funzione legislativa, rimane un po' in ombra -ma non meno importante- la riscrittura del Titolo V. Qui i rapporti Stato-Regioni vengono ridefiniti ponendo fine a quel rapporto concorrenziale che in questi anni ha provocato una lunghissima serie di controversie con intasamento del lavoro ordinario della Corte Costituzionale ingolfata dai tantissimi ricorsi per conflitti di competenze. Il nuovo Senato sara' composto in parti quasi uguali da sindaci e rappresentanti regionali (i presidenti e due membri scelti dai consigli regionali), ma anche dai presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano. In tutto saranno 121 (senza stipendio aggiuntivo) a cui si aggiungeranno altri 21 componenti che saranno designati dal presidente della Repubblica. Secondo un'ultima versione i 21 componenti in capo al Quirinale sarebbero tolti a vantaggio di 3 sindaci per ogni regione. Il totale quindi dei componenti dell'Assemblea scenderebbero a 130 circa. La funzione legislativa e' comune con la Camera solo per le leggi costituzionali, ma per il resto e' prevalentemente di controllo e di proposta nei confronti degli atti della Camera. L'Assemblea e' poi altresi' il referente naturale per le materie di interesse territoriale previste nel Titolo V dove la novita' e' un sostanziale rovesciamento dell'attuale articolo 117, con la fissazione cioe' delle materie di competenza dello Stato ('''legislazione esclusiva'') e con il resto lasciato alla competenza regionale, che pero' non e' assoluta perche' il Governo nazionale puo' esercitare un richiamo a se' laddove ravvisa questioni e interessi di livello generale, nazionale. Positivi i primi giudizi di costituzionalisti e politologi. L'Agenzia Asca ha raccolto il parere di Stefano Ceccanti, docente di diritto costituzionale alla Sapienza di Roma e membro della commissione di Saggi che fu incaricata dal governo Letta di redigere un progetto di riforma costituzionale. Per Ceccanti la riforma proposta da Renzi e' sintetizzabile in '''ottimo bicameralismo, ottimo ridisegno del Titolo V, da migliorare la composizione''. Renzi, spiega Ceccanti, '''collega giustamente in modo inscindibile bicameralismo e Titolo Quinto. Il bicameralismo e' riformato secondo i modelli standard delle grandi democrazie europee ed in modo sostanzialmente convergente coi lavori della Commissione governativa dei saggi nominata dal Governo Letta. 3 le tipologie di leggi: solo quando e' in gioco la Costituzione, per evidenti esigenze di garanzia, il bicameralismo resta paritario; all'opposto, in via ordinaria, il Senato puo' richiamare tutto ma in caso di dissensi alla fine prevale la Camera che ha l'esclusiva del rapporto fiduciario; nei casi piu' delicati di leggi ordinarie che investono il rapporto con le autonomie la Camera potra' invece prevalere con un quorum rafforzato, la maggioranza assoluta dei componenti''. ''Il Titolo Quinto, e in particolare il decisivo art. 117, -prosegue il prof. Ceccanti- e' riscritto in sostanza secondo uno schema analogo a quello tedesco, di flessibilita' tra le competenze, elaborato nella commissione dei saggi soprattutto da Augusto Barbera. Al posto dell'impossibile competenza concorrente tradizionale (principi allo stato, dettagli alle Regioni), causa principale dei conflitti davanti alla Corte, le frontiere diventano mobili: in nome di esigenze di unita' nazionale si possono riaccentrare competenze normalmente regionali, ma si puo' al contempo anche decidere di sperimentare soluzioni diverse tra e Regioni su materie normalmente di competenza statale. In ambedue i casi ricorrendo all'ultima tipologia di leggi, quelle a prevalenza Camera solo a maggioranza assoluta dei componenti''. '''Rispetto a queste ottime soluzioni resta qualche limite nella composizione, pur ricalibrata rispetto agli schemi originari troppo spostati sui sindaci. Se il cuore del Senato sta nel dialogo tra legislatore statale e legislatori regionali per prevenire i conflitti davanti alla Corte sulla base delle frontiere mobili del nuovo 117, non servono i 21 nominati dal Presidente della Repubblica e bisogna spostarsi ancor piu' sulle Regioni e di meno sui sindaci, che oggi invece sono in un rapporto paritetico. Pero' -conclude Ceccanti- il balzo in avanti rispetto agli schemi originari c'e' e si vede, anche per un'attenta lettura della Relazione della commissione governativa che non ha quindi lavorato invano''. min/mau

 

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