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pubblicato il 26/giu/2014 16:24

Riforme: Renzi alla battaglia decisiva per nascita Terza Repubblica

Riforme: Renzi alla battaglia decisiva per nascita Terza Repubblica

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 26 giu 2014 - La sintesi migliore delle implicanze dell'incontro di Renzi con la delegazione del M5S l'ha forse fornita il disegnatore Giannelli: un Renzi simil Napoleone dopo la campagna d'Italia a cavallo...di un grillo.

Immagine divertente che ha il pregio di mettere in risalto che il risultato piu' importante dell'incontro non e' quello tecnico di un'apertura alle preferenze in cambio di un'accettazione del ballottaggio e di circoscrizioni elettorali piccole, quanto invece politico. Al di la' di questi aspetti tecnici della riforma elettorale, la novita' vera e' un disgelo nei rapporti tra Renzi e il Pd e il M5S.

Un disgelo che se ai grillini frutta una prima uscita da un isolamento che cominciava a stancare il loro popolo, a Renzi ha pero' ha consegnato il '''premio'' piu' consistente: quello di trasformare i nemici piu' aspri in interlocutori e con questo aprendo una nuova via percorribile nel fitto bosco delle riforme, dopo quella che porta a FI e quell'altra che arriva in casa della Lega Nord. Questo solo fatto ha prodotto un drastico indebolimento di tutti i condizionamenti e i ricatti politici che erano minacciati dentro e fuori del Partito democratico. Un esempio lo si ha sulla riforma del Senato dove dalla conta delle firme sugli ultimi emendamenti e sub-emendamenti si calcola in 18 i voti che potrebbero mancare alla maggioranza quando si dovra' approvare l'elezione indiretta dei nuovi senatori. Le 18 firme di Chiti, Mineo e compagni sono letteralmente sommerse dai potenziali consensi che dovrebbero realisticamente arrivare da FI, dalla Lega Nord (che seguira' le indicazioni del suo relatore Roberto Calderoli coautore insieme alla Finocchiaro degli emendamenti a favore della riforma), ma potenziali consensi possono arrivare anche dai grillini in esilio e dai parlamentari usciti da Sel.

Un quadro politico in gran movimento, dunque, che vede al centro Matteo Renzi che ormai non puo' piu' essere visto solo come il vincitore delle primarie democratiche, ma un leader politico che ha vinto la '''battaglia d'Italia'' e che ora si appresta a consolidare la sua forza per vincere la guerra, che e' quella di aprire una nuova fase nella storia del Paese con la chiusura del bipolarismo perfetto e domani con un governo del premier secondo gli schemi delle maggiori democrazie europee.

Uscendo dall'immagine caricaturale (ma eloquente) di Giannelli, a interpretare in profondita' quanto sta avvenendo e' l'analisi offerta dal senatore Giorgio Tonini, vicepresidente del gruppo Pd al Senato: '''Il 25 maggio scorso, il leader del Pd e premier del governo del Paese, ha stravinto le elezioni, sbaragliando sul campo sia Grillo che Berlusconi. Insieme a un giovane leader, al suo partito e al suo governo, ha vinto un'idea della crisi italiana e della strategia per venirne fuori: Renzi ha convinto una larga maggioranza relativa degli elettori che una riforma e' ancora possibile e dunque che e' ancora possibile salvare e anzi rilanciare la nostra democrazia parlamentare''. Renzi, prosegue Tonini, '''ha vinto una battaglia, importante, forse decisiva, ma non ancora la guerra. Se le riforme che ha promesso al Paese e con le quali ha conquistato la fiducia di uno storico 40,8%, dovessero impantanarsi, lo sguardo degli italiani tornerebbe a rivolgersi verso Grillo e Berlusconi.

Non necessariamente verso le loro persone o le loro forze politiche attuali, ma certo verso le loro narrazioni del Paese, cosi' diverse e sotto molti profili alternative a quella di Renzi: la tesi disperata della non riformabilita' della politica, che tra astensioni e voto grillino mantiene una presa impressionante sulla societa' italiana; o la proposta berlusconiana, per la quale solo una torsione di tipo presidenzialista puo' mettere la governabilita' al riparo dalla crisi irreversibile del Parlamento e dei partiti''. '''Sta in questa sfida a tre -spiega Tonini- il senso del passaggio storico che la politica italiana sta attraversando''.

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